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A cosa serve il Debunking

A cosa serve il Debunking

10 Febbraio 2017 Redazione SoloTablet
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TECNOLOGIA CONSAPEVOLE - Per Wikipedia un debunker è una persona che demistifica o disinganna mettendo in dubbio una notizia o un'informazione, smascherando bufale, ciarlatanerie, affermazioni false o esagerate, foto taroccate o falsificate, notizie non scientifiche o dubbie, posizioni dubbie, pretenziose e peridolose. Il debunking è praticato particolarmente da singole persone convinte dell'utilità, anche etica, della loro azione. Oggi molti ritengono però il debumking un'attività impossibile da praticare con efficacia, a causa dell'elevata disinformazione che circola in Rete (Data Trash) e che ha cambiato la natura stessa di Internet e della Rete.

L'attività del debunker in Rete è focalizzata in genere sulla disinformazione, sulle numeros eteorie del complotto che abitano ogni spazio della Rete, affermazioni e iniziative legate al paranormle, alla scienza e ale pseudisceinze, alla medicina alternativa, alla'ambiente, alla religione. E' un'attività che, come indica il neologismo inglese (take the bunk out of things), si occupa di smitizzare ciò che è stato mitizzato o percepito come tale, di smascherare attraverso ricerche e letture non superficiali dei fatti, attraverso scritti, conferenze, libri con l'obiettivo di ristabilire la verità o di appurare la validità o la falsità di una affermazione, notizia o narrazione online. A volte il debunking è usato con l'obiettivo esattamente oposto, quello di screditare una affermazione o notizia vera inventandone di false o facendo circolare informazioni non veritiere per delegittimarla. Una pratica questa sperimentata soprattutto in politica da chi punta a screditare un punto di vista opposto al suo.

Il debunking è diventato sempre più difficile e forse, come sostengono in molti, inutile. La tecnologia dell'informazione ha compiuto la sua rivoluzione con effetti cognitivi e comportamentali diffusi e tali da rendere complicato superare i pregiudizi di utilizzatori degli spazi online interessati principalmente a consumare l'informazione che offre loro conferme alle loro opinioni, bisogni, credenze e pregiudizi, senza preoccuparsi di verificare se e quanto quell'informazione sia vera o falsa. Se convincere una persona della falsità di una notizia è diventata una missione impossibile è perchè la diffusione, attraverso i social network, di informazioni false e di leggende metropolitane è diventata inarrestabile e non più arginabile. Non lo è più perchè la patologia dei Like che guida la ricerca di conferma sulle opinioni che si condividono con altri genera una polarizzazione continua, anche su notizie, fotografie, video, messaggi e contenuti inaffidabili.

Se a determinare il successo ma anche la veridicità percepita di una informazione è il numero di Like e di condivisioni, una parte consistente dell'informazione in Rete non può più essere considerata affidabile ma fuorviante espesso semplice spazzatura sulla quale è diventata impossibile qualiasi attività di debunking.

Se questa è la realtà la soluzione non sono i debunker ed è forse inutili aggregarsi a quelli che ancora resistono. La soluzione passa attraverso una maggiore capacità critica sull'uso che ognuno fa dellea tecnologia e su una maggiore consapevolezza costruita nel tempo adottando modi di pensare diversi, più analitici e complessi e capaci di fornire gli strumenti cognitivi per ribaltare prospettive facendo emergere verità e svelando falsità e disinformazioni più o meno programmate. Un pensiero educato alla complessità può aiutare ad un debunking continuo praticato in proprio e a rompere lo schema, ben sostenuto dalle piattaforme tecnologiche, che ci vuole tutti chiusi dentro un acquario felice perchè capace di rispechiare la realtà del mondo per come noi lo vediamo.

* Chi volesse approfondire le tematiche che mergono da questa breve pillola tecnologica può leggere il libro di Walter Quattrocchi e di Antonella Vicini, Misinformation, pubblicato da FRancoAngeli nella collana Neo Società.

Il velo di Maya

 

 

 

 

 

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