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Siamo tutti diventati multitasking?

Siamo tutti diventati multitasking?

16 Febbraio 2017 Redazione SoloTablet
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PILLOLE DI TECNOLOGIA CRITICA - Chiunque viaggia su una metropolitana cittadina o su un treno regionale può osservare altri viaggiatori, soprattutto giovani, ascoltare musica con appositi auricolari, scrivere e scambiarsi messaggini e immagini con il loro smartphone e non perdere mai la fermata alla quale devono scendere. E' come se fossero allenati a getsire più cose in parallelo, grazie alle tecnologie di cui sono dotati. Per molti questa è una novità, per alcuni molto positiva, un effetto della tecnologia che aumenta le capacità umane e mentali. Ma siamo proprio sicuri che queste nuove forme di multitasking non siano già all'opera da tempo? La capacità umana di stare attenti a più cose simultaneamente e in parallelo risale al tempo dell'uomo cacciatore in tempi lontani nei quali lui stesso era un'appetibile preda.

Un computer, ancora oggi e per molto tempo ancora, non è in grado di rilevare del mondo esterno ciò che l'essere umano è in grado di rilevare. Un computer può rilevare solo quello per cui è stato programmato, un essere umano è stato programmato da migliaia di anni di evoluzione che lo hanno plasmato in modo tale da permettergli di adattarsi al mondo esterno e alle sue mutazioni. Ma mentre un computer può continuare a svolgere bene il lavoro per il quale è stato programmato, un essere umano dovrà fare attenzione a dosare le sue risorse, a riflettere sui suoi limiti e conoscere i meccanismi, i processi e le regole che gli permettono di interagire con gli altri, con la realtà e oggi anche con le nuove tecnologie.

Navigando in Rete è facile trovare articoli e studi che illustrano la pericolosità del multitasking come se fosse una novità determinata dalla diffusione delle nuove tecnologie. Alcuni studi si arrischiano a presentare il multitasking come potenziale distruttore del cervello umano e delle sue potenzialità e impedimento alla produttività che sempre deriva dal fare le cose una dopo l'altra.

Le molte conoscenze scientifiche oggi disponibili, comprese quelle sul funzionamento dell'attenzione, permettono in realtà di evidenziare come il multitasking sia una attività che si perde nella notte dei tempi e sia legato a una capacità innata dell'essere umano, quella di distribuire le proprie risorse in base alle attività da compiere e di gestire attività automatizzate che non richiedono sforzi eccessivi con attività che hanno bisogno al contrario di risorse come quelle attentive, utili par focalizzare l'attenzione e fare delle scelte.

Già il fatto di riuscire  a camminare in posizione eretta e di usare gli occhi per esplorare il mondo esterno in modo da evitare incontri pericolosi è una indicazione di multitasking. Forse un esempio di multitasking ancora più importante di quanto non lo sia quello che oggi vede nativi e immigrati digitali giocare con i loro dispositivi tecnologici. I nativi digitali di oggi e i nativi di allora hanno in comune la necessità di dosare e distribuire le loro risorse in modo appropriato per poter svolgere contemporaneamente compiti diversi. La decisione su come distribuire queste risorse è nostra, anche se per ottenere i risultati che vogliamo dobbiamo sempre fare i conti con i processi mentali che rendono possibili le nostre decisioni e scelte.

Il multitasking non fa male e non danneggia il cervello ma è una pratica di elaborazione dell'informazione che permette di dosare le risorse personali in modo ottimale per la gestione di attività che possono svolgersi in modo veloce perchè automatizzate e possono più facilmente avvenire in parallelo senza interferire le une con le altre e di attività che al contrario sono più lente perchè richiedono il controllo da parte del soggetto e l'uso intelligente delle sue risorse, in primo luogo dell'attenzione, sia quella spaziale, sia quella selettiva.

A determinare il successo o meno della pratica del multitasking sarà la capacità di recuperare le risorse e le informazioni necessarie e di passare rapidamente da un'attività alla'ltra senza causare alcuna interferenza tale da bloccare o rendere impossibile una delle molte attività in essere.

 

Qualcosa di molto simile al meccanismo di switching di un computer che lavora in time sharing....e sa dove andare a recuperare le informazioni che gli servono!

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