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Gli smartphone hanno saturato il mondo: cosa faranno Apple, Samsung, Microsoft e tutti gli altri?

Gli smartphone hanno saturato il mondo: cosa faranno Apple, Samsung, Microsoft e tutti gli altri?

01 Febbraio 2016 Redazione SoloTablet
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In un’epoca di grandi crisi nella quale sono in molti a suggerire cambiamenti radicali, anche il mercato della tecnologia al consumo potrebbe registrare novità interessanti. Una è legata alla rapida saturazione del mercato che pone nuove sfide ai produttori e solleva nuovi quesiti ai consumatori e agli esperti di marketing. La nozione della saturazione è stata usata da alcuni analisti di mercato per spiegare il rallentamento nelle vendite di iPad e ora anche di iPhone.

Nonostante i numeri record (azienda più profittevole al mondo) che accompagnano anno dopo anno il viaggio verso il futuro di Apple, quest’anno un breve battito d’ali (un incremento di solo l’1% nelle vendite di iPhone anno su anno) causato da dati di mercato non collimanti con le previsioni ha causato una marea montante di discussioni sull’esaurimento della spinta innovativa di un’azienda ormai priva del genio di Steve Jobs da troppo tempo.

Una delle cause più interessanti e dibattute sul rallentamento di Apple su alcuni mercati è stata associata alla rapida saturazione di dispositivi mobili come gli smartphone sul mercato globale. Un concetto di saturazione usato per sostenere l’affermazione che Apple ha conquistato il mondo e ora, in assenza di altri territori di conquista, ne paga in qualche modo le conseguenze. La tesi è molto centrata sui mercati occidentali e come tale ha suscitato obiezioni e ilarità da parte di quanti vedono nei paesi asiatici ma anche in Africa e America Latina nuovi spazi di conquista e dominio.

L’idea della saturazione nasce da una comunicazione di Apple stessa che ha indicato in un miliardo la consistenza della sua base installata attuale. Un numero alto ma che va confrontato con i tre miliardi e mezzo di persone che hanno accesso a Internet, rispetto a una popolazione mondiale di 7,4 miliardi di persone. Sul totale i paesi occidentali rappresentano il 18% della popolazione ma anche i due terzi del fatturato di Apple. Un dato che indica come chi aveva il budget per comperare un iPhone sicuramente lo ha già fatto (500 milioni gli iPhone in circolazione).

L’analisi sembra abbastanza adeguata ma solleva immediati dubbi. Innanzitutto, ritengono alcuni, Apple non ha conquistato il mondo, considerando che nel quarto trimestre 2015 ha venduto 85,6 milioni di dispositivi (Apple si è fermata a 75) con un incremento anno su anno del 14%.  Ci sarebbe spazio per nuove campagna di conquista, sempre che sia possibile vincerle con avversari agguerriti come Samsung e con una proposizione basata su Android, la piattaforma che domina con l’80% il mercato Mobile.

La seconda obiezione all’idea di una saturazione del mercato, che bloccherebbe Apple dal crescere ancora, viene da chi considera i mercati asiatici e in particolare quello indiano e cinese come ricchi di praterie immense ancora tutte da conquistare e che hanno già aperto le frontiere alla Marca Apple per soddisfare i bisogni di classi medie sempre più benestanti e alla ricerca di nuovi stili di vita nei quali il logo di Apple viene percepito come perfetto.

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Un’altra obiezione guarda alla proposizione complessiva di Apple e ai prodotti che, oltre Watch e WebTV, stanno sicuramente prendendo forma nei laboratori di ricerca e sviluppo. Prodotti che potrebbero creare nuovi innamoramenti sul mercato e complementare o compensare i possibili cali futuri di iPhone e iPad. Questa obiezione viene sostenuta da quanti non considerano terminata l’avventura Apple sul fronte hardware, considerano l’ecosistema delle APP il vero motore e volano per futuri successi iPhone e pensano che le partnership con IBM e Cisco aprano le porte delle aziende alle proposte di Apple.

Non tutti sono però d’accordo nel rinviare in là nel tempo la crisi di Apple. Sono prevalentemente gli estimatori di Android e di Google che guardano al declino commerciale dei prodotti hardware di Apple come la conseguenza della espansione di altri. Fanno notare che Google (Andriud) vende più tablet, Apple meno, conquista market share, Apple lo perde, aumenta lo share della TV in streaming, più di Apple, vende molti più desktop/laptop di Apple (Chromebook +35%), è più avanti, insieme a Facebook sulla Realtà Virtuale.

Agli Androidiani i fan di Apple replicano sottolineando il fallimento e la marcia indietro di Google su Google Glass, sulle difficoltà di aggiornamento dei dispositivi Android a causa della frammentazione del sistema operativo. Stessa situazione per altri concorrenti come Microsoft che ha impegnato cinque anni per portare un tablet Surface Pro sul mercati e non ha ancora deciso cosa fare sul mercato smartphone.

A chi è preoccupato per la saturazione del mercato molti replicano sottolineando la potenzialità di aggiornamenti, in termini di nuovi modelli e di connettività 4G e di mercati come quelli emergenti. Tutte argomentazioni che non convincono coloro che guardano al calo delle azioni di Apple in borsa come una dimostrazione di cambiamenti in atto, anche per una situazione di mercato diversa nella quale altri protagonisti come Samsung, Google e la stessa Microsoft hanno individuato strategie vincenti, non necessariamente legate alla vendita di hardware.

Google e Facebook ad esempio stanno facendo profitti enormi grazie al Mobile e alla pervasività dello smartphone, soprattutto nelle nuove generazioni. I fatturati e i profitti di Google vengono dai servizi e la stessa cosa avviene per Microsoft, Apple sta investendo molto sui servizi ma il suo profitto viene prevalentemente dalla vendita di hardware.

Come si può vedere nulla di certo sotto il sole. L'unica cosa interessante che emerge dal dibattito in corso è il concetto della saturazione del mercato. E' un concetto che interessa anche altri beni di consumo ma che per il comparto tenologico ha un significato maggiore. I prodotti tecnologici hanno una vita potenzialmente lunga e, in assenza di grandi novità, non sussistono motivazioni importanti per la sostituzione ripetuta di dispositivi, alcuni dei quali molto costosi. Non tutti sono fautori della decrescita ma i produttori sanno che dovranno fare i conti prima o poi con comportamenti mutati dei consumatori ai quali propongono ogni anno nuovi modelli. La via d'ucita non potrà essere l'obsolescenza dei dispositivi ma una proposizione diversa, probabilmente tutta centrata sui servizi. In questo ambito amche Apple, ha moltissime carte da giocare, così come Google, Microsoft, Amazon, Facebook e molti altri.

 

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