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Cosa succede a IBM?

Cosa succede a IBM?

22 Ottobre 2014 Redazione SoloTablet
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Con l'esplosione del mercato tecnologico delle nuove tecnologie tutta l'attenzione si è concentrata su nuovi protagonisti come Google, Apple, Facebook, Samsung e Microsoft. Nel cono d'ombra sono finite realtà storiche del mercato IT come HP, SAP, Oracle e soprattutto IBM. Di quest'ultima si ritorna a parlare perchè l'azienda sembra avere bisogno di nuovi cambi di rotta e forse di nocchieri.

La notizia che ha richiamato l'attenzione dei media e degli investitori su IBM è stata la vendita del ramo legato alla produzione di chip. Una cessione fatta alla GlobalFoundries e che è costata a IBM 1,5 miliardi di dollari. Una vendita che ha segnalato una strategia finalizzata a disfarsi di rami non profittevoli dell'azienda e per ridefinire strategie e investimenti puntando su nuovi fronti, quelli sui quali IBM sta scoprendo di essere in ritardo.

La conseguenza delle nuove scelte è stato un crollo verticale del profitto (-99,6%), unito al calo del fatturato (-4%), in contrazione consecutiva da nove mesi (fatturato e profitto), e che ha provocato un crollo del 7% del valore del titolo azionario a Wall Street. I risultati economici e commerciali hanno convinto il management IBM della necessità di rivedere le loro startegie e di cercare di recuperare il tempo e il terreno perso sui mercati che, più di altri, sembrano caratterizzare il mercato dell'information technology attuale.

 

E' interessante notare come la storia si stia ripetendo. Così come Microsoft non ha cmpreso la profondità del cambiamento in atto nel mondo del persnal computing e HP non ha capito fino in fondo la rivoluzione prodotta dai nuovi dispositivi mobili, IBM sembra non avere percepito la trasformazione in corso dell'IT nelle aziende.

Senza sposare le tesi radicali di Nicholas Carr sull'IT diventata commodities è utile sottolineare che i cambiamenti avvenuti in questi primi anni del terzo milennio sono stati rilevanti, profondi e di tipo disruptive. Il tutto è stato determinato principalmente da tre forze: il mobile con le nuove forme di personal computing e l'emergere di pratiche BYOD/BYOA; il cloud computing con i suoi modelli on-demand e SaaS;  la crescente irrilevanza della componente hardware in azienda (server, storage, infrastrutture) rimpiazzata dalle ridorse in Cloud e Big Data.

Tutte e tre le forze sono ben presenti a IBM ma probabilmente la forza della abitudine e il volume ancora elevato di fatturato ha impedito di coglierne la profondità e la capacità disruptive. Ora l'azienda scopre di non avere compreso che la catena del valore dell'IT in azienda è cambiata, che l'on-demand prevale spesso sulle scelte del datacenter, che i suoi clienti hanno difficoltà a pasare al cloud computing, un passaggio che comunuqe sono intenzionati a fare, e che molte attività (soluzioni mobile, servizi on-demand di cloud computing, business analytics, soluzioni sociali e servizi per la sicurezza) sempre più importanti incidono solo relativamente nel business complessivo aziendale.

Ne deriva l'urgenza forte di un cambio di passo che il management attuale di IBM non è forse capace di fare. Una scelta diventata necessaria e sempre più urgente dal calo consistente delle vendite in alcuni mercati importanti come Cina, Russia e Brasile. Un segnale di nuove tendenze legate all'acquisto di prodotti IT ma soprattutto dell'affermarsi di nuovi modelli IT, più congeniali alle nuove strategie aziendali in una economia globale e molto competitiva che obbliga alla innovazione continua e alla rapidità. Questi modelli trovano oggi una risposta concreta nelle soluzioni proposte da società come Amazon, Gogle e in parte Microsoft. Non da IBM, percepita in ritardo sul fronte cloud computing.

Le difficoltà attuali di IBM interessano tutti i colossi che hanno fatto la storia dell'IT e sono un segnale della loro lentezza e/o incapacutà a cambiare sposando nuove tecnologie ma soprattutto nuove tendenze emergenti nel mercato sia consumer che business.

Pur essendo consapevole che i mercati Mobile, cloud e della business analytics sono diventati strategici, IBM non ha fatto a sufficienza e si trova oggi a dover inseguire. Trattandosi di IBM l'inseguimento dovrebbe essere facile ma le mutate condizioni di mercato e il ruolo giocato dai nuovi protagonisti IT mette a rischio la corsa e il raggiungmento del traguardo.

Analisti di mercato e azionisti chiedono al CEP di IBM Rometty do inserire il turbo del cambiamento e di operare trasformazioni radicali e profonde. L'operazione non sarà semplice perchè comporterà l'abbandono dei piani fin qui predisposti e comunicati nelle varie road-map che hanno caratterizzato la comunicazione marketing degli ultimi anni. Non è detto infine che la trasformazione possa essere fatta dal management attuale. Spesso per cambiare strategie servono teste nuove!

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