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Ecosistemi tecnologici a confronto: Google, Apple, Microsoft

Ecosistemi tecnologici a confronto: Google, Apple, Microsoft

08 Giugno 2015 Redazione SoloTablet
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Gli ecosistemi che caratterizzano l’offerta dei principali attori del mercato Mobile hanno bisogno di essere costantemente alimentati. Non solo tecnologicamente con nuove soluzioni ma anche con strategie, competenze, iniziative. Microsoft, Google e Apple sanno di non poterne fare a meno, soprattutto perché i loro sistemi non sono nati uguali e neppure per sopravvivere per sempre.

In un mercato diventato mobile ma anche molto dinamico e liquido gli ecosistemi dominanti attuali possono essere superati, in un futuro prossimo venturo, da altri, più innovativi e aggressivi ma soprattutto capaci di cogliere le nuove tendenze emergenti e i nuovi gusti dei consumatori.  Da piccoli turbamenti del mercato, che possono emergere improvvisi o da gestazioni più lunghe, possono derivare grandi cambiamenti capaci di dare forma a nuovi ecosistemi e realtà di mercato.  L’ecosistema Apple potrebbe domani essere sostituito da quello di Xiaomi (per numerosità e volume anche se sbilanciato su aree geografiche ben precise), quello di Google da Facebook e quello di Microsoft da aziende ancora nella fase di startup.

Ogni ecosistema tecnologico è un sistema complesso caratterizzato da una ragnatela di relazioni che configurano reti relazionali diverse ma tra loro interconnesse. Non è un caso che tutti i protagonisti del mercato hanno da tempo calendarizzato eventi come Google I/O di Google, il WWDC di Apple o il Build di Microsoft. Ognuna di queste aziende usa questi eventi per presentare le novità delle loro piattaforme, nuove applicazioni e nuovi strumenti ma soprattutto per alimentare i loro ecosistemi e creare le condizioni per una loro costante crescita o espansione. L’obiettivo è di maggiore fatturato e profitto ma anche di crescita dell’ecosistema in modo da poter meglio competere con quelli competitivi già esistenti e con gli altri che potrebbero arrivare. Più che di una guerra la competizione tra i vari ecosistemi avviene nella forma di una danza nella quale a fare la differenza sono la creatività, l’innovazione e la capacità di far emergere in modo costante delle novità. E’ una competizione caratterizzata dal fatto che i tre ecosistemi a cui ci riferiamo oggi non sono nati uguali e tutti devono fare i conti con la loro nascita e la loro storia, fatta di differenze, specializzazioni e un diverso rapporto con i consumatori.

 

Quando si parla di ecosistema ci si riferisce in genere ad un complesso di organismi che interagiscono tra di loro attraverso un qualche flusso di energia e riutilizzo di materiali. In ogni ecosistema ci sono elementi viventi (fattori biotici) e non viventi (fattori abiotici) che definiscono l’ecologia e le caratteristiche di ogni sistema. Tutti gli elementi, in modalità diverse a seconda del loro essere biotici o abiotici sono legati da rapporti e da relazioni che determinano condizionamenti reciproci e contribuiscono all’evoluzione (auto-organizzazione) dell’intero ecosistema.

In termini tecnologici e in particolare con un riferimento alla realtà del mercato Mobile odierno, quando si parla di ecosistemi si fa riferimento all’insieme di prodotti, servizi, produttori e consumatori che si riconoscono, interagiscono e evolvono intorno a un prodotto o tecnologia particolari contribuendo alla vita dell’ecosistema con la produzione di valore e con interazioni di tipo simbiotico. I tre ecosistemi più conosciuti sono oggi quello di Microsoft con Windows, di Apple con iOS e di Google con Android. Intorno alle piattaforme che hanno dato origine ad ogni ecosistema sono cresciute applicazioni, dispositivi, collaborazioni di terze parti, comunità di sviluppatori, store online, modelli di business, partnership e canali di vendita e comunità, più o meno fedeli e fidelizzate, di consumatori.

Il confronto o la danza, come l’abbiamo chiamata, avviene tutta intorno: al rilascio di nuovi prodotti capaci di generare le adeguate motivazioni all’acquisto e di attrarre nuovi consumatori; alle comunità di utenti che si costituiscono intorno a una marca o a un suo marchio e che sono al tempo stesso target potenziali degli ecosistemi concorrenti; alle forze che caratterizzano ogni ecosistema e che operano per tenerlo coeso, evitare la frammentazione, standardizzando strumenti di sviluppo, piattaforme, modelli di business, canali di vendita ecc.; il senso di identità e di appartenenza sviluppato dalle comunità di utenti e consumatori che popolano l’ecosistema e vi contribuiscono con i loro feedback, le loro interazioni e suggerimenti e al loro voglia di essere protagonisti e coAutori delle evoluzioni a venire.

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Il mondo nel quale i tre ecosistemi principali attuali si confrontano non è infinito e non ha risorse per tutti. Ad esempio la collocazione attuale dell’ecosistema iOS è prevalentemente occidentale, quello di Android, soprattutto grazie a Samsung e ai numerosi produttori emergenti cinesi, è orientale e asiatico. I diversi mercati sono limitati in termini di opportunità di espansione degli ecosistemi dal numero di consumatori presenti in ogni regione geografica, dalle loro capacità di spesa e dal livello di maturazione del mercato Mobile in quelle aree. Non tutti gli ecosistemi poi sono consistenti e non tutti hanno identità ben definite. Ad esempio l’ecosistema Android è ampiamente frammentato, l’identità è problematica perché legata più a Google che alla piattaforma Android e per il ruolo importante che nell’ecosistema, noto come Android, giocano attori come Samsung e i consumatori che amano i suoi prodotti. Nell’ecosistema Android questo si traduce anche in una frammentazione di tipo tecnologico con la coesistenza di tante piattaforme Android diverse che tendono a costruire loro sotto-ecosistemi in attesa di renderli indipendenti e autonomi.

 

Fonte: www.behance.net


La tendenza a liberarsi dal dominio di Google è una delle forze in campo capaci di modificare il panorama degli ecosistemi attuali e di ridurre il valore e la capacità di attrazione degli ecosistemi esistenti. L’ecosistema Android è diventato, rispetto a quelli di Apple e Microsoft, così complesso da poter dare origine a nuove insorgenze che si possono manifestare nella forma di nuove proprietà (relazioni) emergenti e tradursi in nuove realtà emergenti. Ad esempio Samsunge e Xiaomi o altri produttori asiatici potrebbero far nasce qualcosa di nuovo semplicemente creando nuove relazioni e interazioni tra di loro o lavorando insieme per garantire nei loro mercati asiatici di riferimento soluzioni e servizi che Google non è in grado di erogare. Un altro esempio di come l’ecosistema Android sia in continua auto-organizzazione è il modo con cui Amazon usa la piattaforma Android o il progetto Cyanogen.

Se si prende in considerazione solo il mercato Mobile, l’ecosistema di Mircrosoft appare come piccolo e ancora in fase di organizzazione. La sua specificità sta però nell’essere costituitosi intorno a Windows, una piattaforma di sistema operativo molto diffusa e che con l’arrivo di Windows 10 e i nuovi processori Intel ha ancora molto da raccontare al mercato e da mostrare ai produttori di piattaforme concorrenti.

L’ecosistema di Apple appare, a differenza di quello di Google molto più consistente e rafforzato dal suo carattere fortemente identitario che ha trasformato i consumatori in acquirenti fidelizzati e felici di contribuire ad alimentare le narrazioni che rendono vivo e attivo l’intero ecosistema favorendone una evoluzione, anche geografica, continua.

La novità degli ultimi anni è la nascita di nuovi ecositemi tecnologici non necessariamente costruiti su piattaforme di sistema operativo. In Cina sta crescendo in modo esponenziale un nuovo ecosistema legato alle applicazioni di messaggistica costruite al di sopra dei sistemi operativi o come livello di piattaforme OEM Android. Facebook d’altro canto sta puntando a sfruttare meglio i quasi due miliardi di utenti per dare forma a un suo proprio ecosistema e per andare a rubare risorse a quelli esistenti con potenti e nuove forze attrattive associate a nuovi prodotti, funzionalità, modelli e servizi.

 

Fonte: www.behance.net


Provare a prevedere cosa succederà agli ecosistemi esistenti è missione impossibile ma esercizio interessante. E’ impossibile se si fa parte o si tifa per uno qualsiasi dei tre ecosistemi. Un Androidiano o un fanatico sostenitore del marchio iPhone non può agire da osservatore obiettivo. La sua visione sarà sempre condizionato dal mondo di cui fa parte e che contribuisce a creare con le sue scelte da consumatore. Il compito è impossibile anche per l’elevata volatilità e incertezza che domina nel mercato Mobile, soprattutto ora con la crescente attrattività delle nuove tecnologie indossabili. L’Apple Watch va ad arricchire l’ecosistema iOS di Apple e questa è una certezza. Meno certo è invece cosa succederà sul fronte delle wearable technology e in che modo andranno a determinare nuovi cambiamenti negli ecosistemi esistenti e tra di essi.

Bisogna poi considerare anche che tutti i sistemi vivono fasi cicliche di espansione e contrazione. Anche un ecosistema come quello di Apple, che sembra essere graziato da un ciclo di espansione senza fine, non è destinato a crescere in eterno.  L’ecosistema di Microsoft potrebbe essere agli inizi di un nuovo ciclo espansivo determinato dall’arrivo di Windows 10 e dal ritrovato amore del mercato per dispositivi PC-like perché tablet-PC di tipo ibrido. L’ecosistema di Google potrebbe trarre grande vantaggio dall’uso della piattaforma Android per la Internet degli oggetti e per le tecnologie indossabili.

Con queste premesse e costanti novità, provare a ipotizzare l’evoluzione futura di questi ecosistemi è complicato. Lo è anche per le numerose sorprese che potrebbero arrivare dall’Asia, da Facbook e da altri social network, da attori importanti come Amazon,  Xiaomi o Samsung. Quello che è certo è che stiamo vivendo un periodo incerto ma molto interessante. Dall’incertezza possono uscire nuovi vincitori e nuovi perdenti. Da consumatori potremo apprezzare le novità e decidere eventualmente di consolidare le nostre scelte o cambiare ecosistema di appartenenza. Da osservatori disporremo di nuove realtà da osservare e raccontare.

 

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