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La lentezza degli aggiornamenti non premia Android

La lentezza degli aggiornamenti non premia Android

21 Settembre 2016 Redazione SoloTablet
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Il sistema operativo mobile di Google è costruito su una piattaforma aperta che l’azienda mette a disposizione dei partner produttori per l’implementazione delle loro versioni di sistema operativo. Google continua ad aggiornare e migliorare Android ma la lentezza con cui avviene nel tempo l’aggiornamento delle varie versioni di sistema operativo in circolazione è un punto di debolezza che penalizza Android, per la sua frammentazione, e Google in termini competitivi.

La differenza sostanziale tra la piattaforma mobile di Apple e di Google è che la prima è da sempre proprietarie e la seconda Open Source. Grazie alla sua caratteristica proprietaria iOS permette aggiornamenti rapidi dei dispositivi in circolazione portando nelle user experience degli utenti nuove funzionalità e opportunità di utilizzo. L’approccio Open Source di Google al contrario rallenta l’intero processo di aggiornamento che si traduce in una penetrazione dilatata nel tempo delle nuove versioni di sistema operativo sui dispositivi Android in circolazione. La differenza è sostanziale e si rileva dai numeri. iOS raggiunge livelli di penetrazione del 90% all’arrivo di ogni nuova versione, Android di circa il 20%. Android M, la versione 6.0 del sistema operativo in circolazione da più di un anno, ad esempio è installato soltanto sul 18,6% di dispositivi. Un dato allarmante per Google che si appresta a rilasciare la versione N con molte novità che hanno un valore competitivo importante ma che rischiano di essere inutili se il passaggio tra una versione ad un’altra richiede anni per essere realizzata.

La frammentazione e lo svantaggio competitivo dell’approccio Open Source di Android, per come si è sviluppato, è sicuramente un problema che Google sta valutando. Alcuni analisti si spingono a ipotizzare un futuro proprietario di Android già a partire dal 2017. Una scelta ritenuta obbligatoria per sfruttare al meglio l’innovazione della piattaforma a scopi competitivi. L’esempio che viene fatto è quello della funzione Now on Tap, disponibile sulla versione Marshmallow, che permette di eseguire ricerche da qualsiasi punto del dispositivo, una funzione furba che permette a Google di essere parte attiva della vita digitale degli utenti anche quando essi stanno utilizzando spazi e applicazioni diverse e della concorrenza come Facebook. Grazie a funzionalità di questo tipo Google può infatti continuare ad alimentare il suo core business basato sulla pubblicità e sulla personalizzazione. Quest’ultima resa possibile dalla raccolta continua di dati e informazioni sugli utenti che usano il motore di ricerca Google Search.

Funzioni come Now on Tap (ricerca contestualizzata e attivabile attraverso una pressione prolungata del pulsante di Home) ad esempio richiede cambiamenti al pacchetto Android Open Source Package (AOSP) distribuito da Google e la disponibilità delle versioni Marshmallow (6.0) o successive, versioni che rappresentano al momento solo il 29% dell’intero ecosistema Google Android. Ciò significa che solo una minoranza degli utilizzatori di Android hanno la possibilità di trarre vantaggio delle innovazioni che Google continua a introdurre sulla sua piattaforma Mobile.

La soluzione al problema della frammentazione è sicuramente ben nota a Google anche se presenta numerose incognite legate alle reazioni dei partner attuali e attori principali del successo di Android come Samsung. La soluzione è il controllo completo di Android dopo avere terminata la migrazione del modulo base (Run Time) del sistema operativo dal nucleo Open Source attuale a quello proprietario Google Mobile Services di Google. La migrazione trasformerebbe Android in un kernel capace di controllare tutte le funzionalità di base del dispositivo e di facilitare la distribuzione degli aggiornamenti e delle nuove versioni e superare la frammentazione.

Il disvelamento delle decisioni future di Google è legato alle novità sui dispositivi targati Nexus oggi prodotti in collaborazione con un partner. I nuovi dispositivi potrebbero avere un marchio completamente Google con il nuovo sistema operativo proprietario. Se questa sarà la scelta anche i produttori di dispositivi Android attuali come Alibaba, Xiaomi, Tencent, Cyanogen, ecc., saranno obbligati a sviluppare le loro versioni proprietarie di sistema operativo, tutte costruite però su un unico blocco di base o kernel Android. Questa scelta dovrebbe rendere la vita più semplice anche per gli sviluppatori ma anche più promettente perché i nuovi sistemi operativi proprietari avranno bisogno di nuove APP.

I produttori di dispositivi attuali con piattaforma Android saranno obbligati ad accettare la scelta di Google perché nell’impossibilità di realizzare in tempi rapidi nuove piattaforme in grado di sostituire anche il kernel Android. Google potrà disporre di nuovi punti di forza nella sua competizione con concorrenti agguerriti e con modelli di business di successo come Apple.

*Spunti per questo articolo tratti dal portale Techpinions

 

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