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L’It as a Service di Microsoft

L’It as a Service di Microsoft

18 Dicembre 2013 Redazione SoloTablet
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I pilastri della nuova strategia per i servizi informatici della società sono quattro: Cloud, Data, Mobility e Social. Il ruolo trainante del cloud (ibrido): ogni mese Microsoft aggiunge 2000 server alla sua capability.

Microsoft, come noto, è cresciuta vendendo licenze e incamerando costanti ricavi in crescita grazie soprattutto a Windows e ai programmi applicativi per Pc. Ora la strategia è cambiata. La società si è diversificata al tempo stesso verso prodotti hardware (tablet e smartphone) e i servizi, essenzialmente quelli cloud. Con un approccio, verso questi ultimi dichiaratamente orientati alla formula ibrida.

Il ruolo assegnato al cloud trova riscontro ormai in molte iniziative ma una ci ha colpito in modo particolare: la società conta 12 data center (inclusi quelli in costruzione), due quali in Europa (Dublino a Amsterdam) in ognuno dei quali ha installato quasi 350mila server: ogni mese il loro numero cresce di circa 2000 unità. Tanta capacity serve a sostenere la nuova strategia che Microsoft si è data che poggia su quattro pilastri:  il già ricordato Cloud, i Data, la Mobility e il Social.

L’impresa è ardua perché la concorrenza non concede tregua e sulla nuvola stanno salendo tutti, anche se con modalità diversa ma con in comune lo stesso obiettivo: darsi battaglia all’ultimo sangue per intercettare il maggiore numero di clienti. Non basta vendere servizi, le società hanno bisogno di comprendere, di conoscere e di saggiare possibilmente prima di affidarsi a capacity esterne.

Ci vuole, in altri termini, ancora molta evangelizzazione anche se il mercato del cloud sta crescendo a un buon ritmo. Non è quindi un caso che in Italia a dirigere la Divisione Server, Tool & Cloud sia stato chiamato un evangelist, Fabio Santini. Un enfant prodige dell’informatica: a 15 anni realizzava già programmi che vendeva, conosce 10 linguaggi di programmazione, ama dire di provare una profonda passione per tutte le tipologie di tecnologie.

E’ giovane. Il suo problema principale di oggi è come far fruttare l’ondata di interesse per il cloud. “Agendo principalmente su tre leve, risponde: facilità e velocità; economicità e sicurezza (quella più difficile da far digerire, riconosce).

Dobbiamo convincere i Cio che, nel nuovo paradigma, non devono più giocare sulla sola carta della capacità interna ma che hanno la possibilità di andarle a prendere dove questa già c’è. Evitando che lo facciano peraltro i responsabili delle Lob. Noi non offriamo solo costi estremamente ridotti rispetto a soluzioni tradizionali ma una flessibilità infinita. Solo adesso le aziende cominciano a comprendere il vero valore del cloud”.

In questo contesto rientra l’annuncio del nuovo Cloud OS Network, un consorzio globale di oltre 25 cloud service provider che offrono servizi sviluppati a partire dalla Piattaforma Cloud di Microsoft: Windows Server con Hyper-V, System Center e Windows Azure Pack. In linea con la visione del Cloud OS di Microsoft, ovvero del Sistema Operativo della Cloud, i Partner del Cloud OS Network offriranno infrastruttura cloud certificata da Microsoft e soluzioni applicative progettate per rispondere alle esigenze di qualsiasi tipo di azienda.

Le organizzazioni all’interno del Cloud OS Network coprono oltre 90 mercati attivi in tutto il mondo, raggiungono più di 3 milioni di aziende tutti i giorni e operano oltre 2,4 milioni di server in più di 425 datacenter. Aruba è il primo provider italiano a entrare a far parte del Cloud OS Network. Oltre che per le aziende clienti, il Cloud OS Network rappresenta quindi una grande opportunità anche per i service provider che per trarre vantaggio dalla crescente adozione del cloud devono oggi offrire servizi a valore aggiunto per rispondere alla richiesta di soluzioni cloud ibride. Entrando a far parte del Cloud OS Network possono infatti sviluppare rapidamente e in modo economicamente vantaggioso nuovi servizi, attrarre nuovi clienti e migliorare i propri profitti.

Grazie al Cloud OS Network, sostiene Santini, anche le aziende italiane potranno quindi beneficiare di maggior scelta nell’implementazione di soluzioni ibride sulla Piattaforma Cloud di Microsoft – nei loro Dc, su Windows Azure o, a partire da ora, anche attraverso il network di service provider. In particolare Windows Server 2012 implementa le fondamenta del Cloud OS e offre una piattaforma server multipla sempre disponibile e scalabile, che consente di implementare applicazioni on premise, sulla cloud e in un ambiente ibrido e di accedere a dati su qualsiasi dispositivo nel rispetto di sicurezza e compliance”.

Elementi chiave del Cloud OS sono poi: System Center Server 2012, il prodotto completamente rinnovato che attraverso le sue componenti consente di organizzare e di gestire le risorse di computing, networking, storage e applicative in logica di servizio; Windows Azure, la piattaforma di public cloud Microsoft che offre risorse e servizi di tipo IaaS, e consente di sviluppare e gestire in modo sicuro e flessibile applicazioni che si appoggiano al network globale di data center Microsoft.

Combinando Windows Server, Windows Azure e System Center Server, le aziende possono andare oltre la virtualizzazione, mettendo in esercizio e gestendo soluzioni applicative in logica di “IT as a Service”, e trasformando le proprie infrastrutture in veri e propri ambienti di Private e Hybrid Cloud.

“Anche per portare avanti questa strategia, aggiunge ancora Santini, investiamo oltre 10 miliardi di dollari in R&D: in questo modo possiamo offrire soluzioni in grado di arricchire il Sistema Operativo della Cloud e concretizzare la promessa del Cloud ibrido quale paradigma capace di sostenere una crescita flessibile, accompagnando anche le aziende più piccole in un percorso d’innovazione”.

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