Di Xiaomi si è sempre parlato poco perchè la sua strategia e la crescita che ne è derivata ha interessato fin qui il mercato asiatico e quello cinese in particolare. La sua terza posizione tra i produttori globali di smartphone ha acceso i riflettori su una azienda nata solo quattro anni fa e che continua a macimnare successi di vendita e di profitto. Lo fa con un modello di business simile a quello di Apple ma con la differenza che tiene i prezzi bassi, si accontenta di minori guadagni e punta alle grandi masse proponendo prodotti di qualità.

Il successo di Xiaomi non è dipeso solo dalla qualità dei suoi prodotti ma anche da una strategia marketing e commerciale vincente. E' una strategia che fin dall'inizio ha puntato alla condivisione con il potenziale pubblico di consumatori attraverso la creazione di comunità online (MiTalk) finalizzate all'ascolto e alla raccolta di input per la costruzione e produzione di nuovi smartphone. Input che hanno guidato i dipartimenti di ricerca e sviluppo dell'azienda a costruire una nuova interfaccia utente (Mobile Internet User Interface o MIUI) e a customizzare la piattaforma di sistema operativo Android in un modo mai tentato prima da altri produttori, Samsung compresa.

I prodotti Xiaomi sono diventati competitivi con i prodtti di fascia alta di Samsung e Apple ma sono proposti sul mercato ad un terzo del loro prezzo. Una scelta che probabilmente genera pochi guadagni ma ha permesso la penetrazione rapida del mercato e di fare profitto sulla vendita di applicazioni, servizi e accessori.

Il modello di business di Xiaomi passa anche attrvareso una logica e strategia di produzione diversa che punta più sulla domanda che sulla distribuzione e offerta. L'idea sembra essere quella di fornire prodotti di qualità in piccole dosi ma ad un pubblico nel frattempo diventato dipendente e affamato di nuove proposizioni e soluzioni Xiaomi.

La strategia a 360 gradi di Xiaomi sembra funzionare bene e soddisfare consumatori affamati di aggiornamenti tecnologici, nuove funzionalità e applicazioni ma anche attenti alla capacità di un produttore di soddisfare i lro nuovi bisogni ascoltando i feedback e adattando rapidamente i prodotti agli stessi.

La strategia mira a ridurre i costi operativi come quelli legati all'approvvigionamento di nuovi componenti (non tutte le tecnologie sono Xiaomi), di assemblaggio (attività centralizzata in Shenzen), di produzione dipendente e legata agli ordinativi in arrivo, di inventario e magazzino per evitare rimananze e surplus di invenduto, e di distribuzione.

Il recente successo di Xiaomi ha impedito fin qui un'analisi approfondita del suo modello di business. Analisi che sarà sempre più necessaria nel corso del 2015 e servirà a valutare meglio potenzialità e capacità di pemetrazione dell'azienda cinese anche nei mercati occidentali e anche in Italia.