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La privacy torna di moda!
A tentare di rilanciare il tema della privacy è stato recentemente Mark Zuckerberg dichiarando che il futuro sta nel privato. Poi ci ha pensato anche il numero uno di Microsoft con l’affermazione che la privacy è un diritto umano. Qualcosa di simile lo sostiene anche Tim Cook di Apple. Cosa sta succedendo?
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Google, trasparenza e sorveglianza
Tutti usiamo un motore di ricerca, in maggoranza quello di Google. Pochi si interrogano sulla trasparenza generata usandolo. Un numero ancora minore si interroga sull'uso che viene fatto dei dati e delle informazioni prodotte e delle tracce generosamente lasciate online. Pochissimi si interrogano sul ruolo che aziende come Google, ma anche Facebook o Amazon, svolgono oggi nella vita di ognuno. Ad esempio un ruolo di sorveglianza diffusa che si trasforma in dominio e controllo. Un tema centrale nel dibattito pubblico corrente dominato dalla necessità di maggiori controlli a causa delle minacce terroristiche incombenti.
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Senso d'urgenza e ritardo culturale collettivo
Non sorprende davvero che la piena applicabilità del GDPR in Italia abbia creato una notevole confusione negli operatori del settore, unita alle loro (più che legittime) ansie per il draconiano regime sanzionatorio previsto dal regolamento europeo. E nemmeno sorprende che in una situazione così caotica siano potuti spuntare dal nulla esperti di privacy diciamo ‘improvvisati’!
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GDPR: un terremoto nel panorama degli adempimenti rivolti alle aziende
Le grandi aziende hanno intrapreso il percorso degli adempimenti molto prima della scadenza del 25 maggio 2018. Ma la maggioranza delle PMI non si è adeguata per tempo, complice anche la disinformazione: la proroga del Decreto per l’adeguamento della normativa nazionale inizialmente prevista per il 21 maggio è stata interpretata come proroga per l’applicabilità del GDPR dimenticando come lo stesso fosse in vigore già dal 2016 e in realtà “solamente” applicabile dal 25 maggio 2018.
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Usare e sopravvivere a Facebook
Mentre i media tradizionali continuano a occuparsi di Facebook e dei social media, più interessati al mercato pubblicitario che alla privacy degli utenti, gli abitanti della parte abitata della Rete sembrano avere fatto la loro scelta. Hanno in grande maggioranza deciso di non abbandonare Facebook, Twitter, Instagram e gli altri social network che frequentano. Al termine dello scandalo Cambridge Analytica Facebook avrà ancor più utenti, continuerà a usare i dati delle persone e a fare guadagni con gli inserzionisti.
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Necessario verificare i rischi che la struttura può correre nel trattamento dei dati
Il codice Privacy 196/2003 rappresenta, a mio avviso un’ottima normativa, molto dettagliata e ormai definita dai molteplici provvedimenti dell’Ufficio del Garante molto presente e attivo nelle verifiche e nel supporto ai Titolari. Il G.D.P.R. introduce alcuni concetti innovativi e importanti, ma anche delle indicazioni generiche che possono risultare fuorvianti.
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GDPR : meglio non farsi guidare dallo spauracchio delle sanzioni
L’approccio al GDPR sembra sia stato governato da una sottovalutazione della portata del regolamento e delle sue effettive implicazioni, probabilmente causata da ignoranza o mancanza di sensibilizzazione sul tema.
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Realtà e leggende del GDPR applicato
Molte aziende sono in ritardo. A distanza di mesi stiamo ancora spiegando ad imprenditori che il GDPR esiste. Un po’ di confusione lo hanno fatto anche certe dichiarazioni che invitavano ad una moratoria per 8 mesi sulle sanzioni. Sono state prese subito come vere lasciando pensare a molti imprenditori che c’è ancora tempo.
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Il terreno data protection è insidiosissimo
Il legislatore europeo si è comportato con estrema saggezza e prudenza, non si poteva pensare a una legge onnicomprensiva, in grado di penetrare realtà nazionali tra loro estremamente differenti anche per cultura giurisprudenziale. L’aver evitato precetti precisi rientra in pieno nel concetto di accountability. Fa parte integrante della struttura stessa della legge, della sua logica intrinseca che è basata su un approccio più nordico che mediterraneo, non a caso questo aspetto in Italia è oggetto delle più svariate reazioni e narrazioni.
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Se la privacy non è una necessità, neppure percepita...
E' di questi giorni la pubblicazione di un'indagine di Save the Children, condotta da Ipsos, che evidenzia come il 90% dei ragazzi italiani, ma una percentuale simile interessa anche gli adulti, non abbia alcuna percezione dell'importanza della privacy personale nella loro vita digitale, online e mobile. Adulti e ragazzi vivono intensamente una cita sempre più socialmente digitale ma sono quasi inconsapevoli delle conseguenze, degli effetti e dei rischi associati al mancato controllo della privacy dei loro dati personali online.
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