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Google, trasparenza e sorveglianza
Tutti usiamo un motore di ricerca, in maggoranza quello di Google. Pochi si interrogano sulla trasparenza generata usandolo. Un numero ancora minore si interroga sull'uso che viene fatto dei dati e delle informazioni prodotte e delle tracce generosamente lasciate online. Pochissimi si interrogano sul ruolo che aziende come Google, ma anche Facebook o Amazon, svolgono oggi nella vita di ognuno. Ad esempio un ruolo di sorveglianza diffusa che si trasforma in dominio e controllo. Un tema centrale nel dibattito pubblico corrente dominato dalla necessità di maggiori controlli a causa delle minacce terroristiche incombenti.
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Se la privacy non è una necessità, neppure percepita...
E' di questi giorni la pubblicazione di un'indagine di Save the Children, condotta da Ipsos, che evidenzia come il 90% dei ragazzi italiani, ma una percentuale simile interessa anche gli adulti, non abbia alcuna percezione dell'importanza della privacy personale nella loro vita digitale, online e mobile. Adulti e ragazzi vivono intensamente una cita sempre più socialmente digitale ma sono quasi inconsapevoli delle conseguenze, degli effetti e dei rischi associati al mancato controllo della privacy dei loro dati personali online.
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Il digital divide tecnologico e la sicurezza
Tutti oggi possono usare la tecnologia ma non tutti lo fanno. Tra quelli che lo fanno, i Nativi Digitali lo fanno con grande rapidità e facilità, gli immigrati digitali con maggiore riluttanza e difficoltà. I risultati di questi diversi atteggiamenti non sono tutti misurati e condivisi. Chi fa uso degli strumenti digitali sembra comunque avere un'opportunità e molte possibilità in più, anche in ambito sicurezza e difesa della privacy.
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GDPR: un terremoto nel panorama degli adempimenti rivolti alle aziende
Le grandi aziende hanno intrapreso il percorso degli adempimenti molto prima della scadenza del 25 maggio 2018. Ma la maggioranza delle PMI non si è adeguata per tempo, complice anche la disinformazione: la proroga del Decreto per l’adeguamento della normativa nazionale inizialmente prevista per il 21 maggio è stata interpretata come proroga per l’applicabilità del GDPR dimenticando come lo stesso fosse in vigore già dal 2016 e in realtà “solamente” applicabile dal 25 maggio 2018.
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Realtà e leggende del GDPR applicato
Molte aziende sono in ritardo. A distanza di mesi stiamo ancora spiegando ad imprenditori che il GDPR esiste. Un po’ di confusione lo hanno fatto anche certe dichiarazioni che invitavano ad una moratoria per 8 mesi sulle sanzioni. Sono state prese subito come vere lasciando pensare a molti imprenditori che c’è ancora tempo.
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Il terreno data protection è insidiosissimo
Il legislatore europeo si è comportato con estrema saggezza e prudenza, non si poteva pensare a una legge onnicomprensiva, in grado di penetrare realtà nazionali tra loro estremamente differenti anche per cultura giurisprudenziale. L’aver evitato precetti precisi rientra in pieno nel concetto di accountability. Fa parte integrante della struttura stessa della legge, della sua logica intrinseca che è basata su un approccio più nordico che mediterraneo, non a caso questo aspetto in Italia è oggetto delle più svariate reazioni e narrazioni.
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Necessario verificare i rischi che la struttura può correre nel trattamento dei dati
Il codice Privacy 196/2003 rappresenta, a mio avviso un’ottima normativa, molto dettagliata e ormai definita dai molteplici provvedimenti dell’Ufficio del Garante molto presente e attivo nelle verifiche e nel supporto ai Titolari. Il G.D.P.R. introduce alcuni concetti innovativi e importanti, ma anche delle indicazioni generiche che possono risultare fuorvianti.
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GDPR : meglio non farsi guidare dallo spauracchio delle sanzioni
L’approccio al GDPR sembra sia stato governato da una sottovalutazione della portata del regolamento e delle sue effettive implicazioni, probabilmente causata da ignoranza o mancanza di sensibilizzazione sul tema.
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Senso d'urgenza e ritardo culturale collettivo
Non sorprende davvero che la piena applicabilità del GDPR in Italia abbia creato una notevole confusione negli operatori del settore, unita alle loro (più che legittime) ansie per il draconiano regime sanzionatorio previsto dal regolamento europeo. E nemmeno sorprende che in una situazione così caotica siano potuti spuntare dal nulla esperti di privacy diciamo ‘improvvisati’!
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Siti porno e riservatezza dei dati personali
Dopo quanto si è scritto sulle aziende tecnologiche e la loro fame bulimica di dati, nessuno può pensare di non essere stato informato. Dati e informazioni sono petrolio nero, risorsa sempre più inesauribile e usata per scopi non sempre trasparenti e quasi mai con l’autorizzazione informata di chi questi dati li produce. Ciò vale a maggior ragione per piattaforme digitali, già predisposte al rischio come i siti porno o di sesso online. Con una differenza importante. I dati condivisi su questo tipo di siti sono molto ma molto sensibili, più che oro nero, diamanti!
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