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UNA UTOPIA PER IL 2021: LA SALUTE
Da psicologo delineo come ambito per l’utopia LA SALUTE Dietro a questa scelta vi è un medesimo giudizio di valore: anche la salute è un bene comune da salvaguardare (e forse anche redistribuire); un bene collettivo che grava su ognuno. Grava non solo in termini di costi sul sistema sanitario (sostenuto da tutti) ma di costi umani. Non siamo monadi, viviamo in una rete (fatta di parenti, amici, conoscenti e sconosciuti), sulla quale la sofferenza impatta e nella quale si diffonde. La salute è un bonus che abbiamo in dotazione dall’inizio della nostra esistenza. La responsabilità di non dissiparlo è personale e collettiva. Un’utopia post Covid 2021 potrebbe essere quindi il redistribuirla equamente
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In aumento la discrepanza tra bisogno di sostegno psicologico e problemi economici
Il futuro sarà tutto da ricostruire. L’emergenza sociale non finirà con la crisi sanitaria, ce la porteremo avanti per alcuni anni a venire. Sarebbe opportuno creare già ora gruppi di studio con tutte le figure interessate e necessarie al fine di creare e mettere in atto delle buone prassi per non incrementare maggiormente questo fenomeno fatto di problemi economici, paura diffusa, isolamento, povertà culturale e di relazioni.
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La pandemia ha messo a nudo le criticità nell'accesso alle cure, ai servizi, alla cultura
Ritengo che la psicologia abbia da sempre, per propria costituzione, gli strumenti per incidere sul sociale a partire dalle azioni di promozione del benessere psicologico. La riflessione su di sé come singoli, della ricaduta delle proprie azioni in chiave sistemica sulla società può offrire nuovi modelli di vita che possono ispirare un benessere sociale.
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La pandemia ha escluso dal lavoro pezzi fondamentali del rapporto con le persone
La grossa lacuna della situazione italiana è l’assenza quasi totale di un approccio preventivo ai problemi di salute mentale; il retaggio culturale è ancora quello secondo cui chi va dallo psicologo sia “pazzo” o “malato”; non si considerano la sofferenza e il dolore come forme di disagio di cui occuparsi né, tanto meno, si è a conoscenza del fatto che questo tipo di emozioni quando non prese in tempo, portano allo sviluppo di sintomi, sindromi o vere e proprie malattie.
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Il cyberspazio è uno spazio divertente, specchio della nostra società
Penso che i nuovi media offrano delle nuove possibilità critiche per la crescita personale, per lo sviluppo dei sensi personali di padronanza, per formare nuovi tipi di relazioni e per comunicare con gli amici e la famiglia in tutto il mondo, nell’immediato, persino nei mondi intimi, oltre che dare la possibilità di effettuare ricerche con sete di cultura di qualsiasi tipo, in modo facile e immediato.
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Darsi tempo, non volere tutto e subito sembra diventato impossibile.
Intervista di SoloTablet con la psicologa Giulia Checcucci - "Credo che sarebbe utile mettere in luce come si stia viaggiando troppo velocemente, senza fermarsi a guardare chi si ha intorno, troppo presi a fotografare cibi, eventi o persone da postare su Facebook o Twitter o Istagram! In questo senso credo che sarebbe davvero utile una riflessione a livello generale, non solo di psicologi e scienziati ma anche di famiglie, educatori, insegnanti perché è da loro che occorre iniziare a mettere in luce quanto sia importante dare nuovi modi di interagire con le tecnologie, imparando a scegliere e darsi tempi in cui usarle e tempi in cui fare altro e in altro modo."
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Lo sviluppo del Sé nella generazione virtuale: potenzialità e limiti
Gli adulti, come genitori e figure di accudimento in genere (includendo anche gli educatori) sono chiamati al loro ruolo di guida. Non solo dal punto di vista quantitativo, peraltro necessario, di regimentare e regolamentare l’uso delle tecnologie (non è stato qui sollevato il tema del rischio derivante dall’inquinamento elettromagnetico), ma soprattutto da quello qualitativo. Guida significa accompagnare in esperienze e non semplicemente vigilare. Purtroppo la capacità adulta di guida è oggi minata da innumerevoli incertezze e dubbi che colludono con la funzione spesso utilizzata delle tecnologie come babysitter.
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Dieci buone pratiche per un sano equilibrio psicobiologico
L’uso delle tecnologie come babysitter ha un aspetto paradossale. Quando se ne sceglie una in carne ed ossa è sempre una scelta oculata e talvolta difficile: deve avere specifiche caratteristiche che riteniamo adeguate al bambino e generalmente per una che va bene ve ne sono molte altre scartate. Le tecnologia digitali sono standard, sempre le stesse e uguali per tutti. Possibile che vadano sempre bene?
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La doppia faccia della tecnologia
La tecnologia dà la possibilità di andare in nuovi territori e correre in più mondi. Può essere trasformata in una nuova religione e sembrarlo, perché è come un nuovo mezzo di comunicazione universale. Imparando a restare presenti a sé stessi e acquisendo consapevolezza dei comportamenti patologici in cui è possibile cadere, è possibile prestare maggior attenzione ai dettagli senza farsi travolgere.
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Non siamo più in grado di sopportare la solitudine e l’attesa
Ritengo che un punto fondamentale nel comprendere gli effetti della tecnologia sull’essere umano è che stiamo scegliendo di creare un mondo in cui la tecnologia ci semplifica la vita enormemente, offrendoci soluzioni veloci e accurate sempre. Questo ci evita la frustrazione che invece è un elemento del processo di apprendimento. Quindi credo che stiamo rischiando di trasformare la tecnologia in una nuova religione perchè ci risolve un sacco di problemi, dimenticandoci però che in questo modo rischiamo di perdere la nostra capacità di risolvere i problemi che la vita ci pone davanti.
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