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Gli algoritmi vanno messi al servizio di identità multiple (dialogo con Marco Minghetti)
Credo che non sia utile affidarsi troppo degli algoritmi e tantomeno inginocchiarsi di fronte alle loro profezie come se fossero pronunciate dall’Oracolo di Delfi. I software, come è spesso stato notato, riflettono i pregiudizi di chi li ha creati, perché sono scritti dagli esseri umani e si alimentano di big data forniti dagli esseri umani. Se fatti bene, però, sono strumenti che ci danno informazioni in più sulla realtà, sta a noi decidere come usarli. E il modo migliore per farlo è metterli al servizio di un progetto che consenta all’identità riscritta sul computer di perdere la propria fissità e permanenza, per esprimere la sua molteplicità: perché non vi sia più un’identità singola, ma un’identità plurima; non più una persona sola, ma più persone che identificano il medesimo soggetto.
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IA: serve una riflessione etica, al di la del bene e del male (dialogo con Francesca Quaratino)
Percepisco l’intelligenza artificiale come un sistema sintetico di emulazione umana, la cui finalità è di migliorare il nostro benessere. Affidiamo alle macchine le nostre scelte riponendo fiducia nella loro straordinaria efficienza.
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Umano e tecnologico: un tandem necessario (dialogo con Raffaella Iarrapino)
La nostra esistenza è piena di intromissioni e senza dubbio, il nostro modo di vivere è molto cambiato, ma le passioni e i sentimenti, restano intatti, siamo forse più pigri e più deboli di una volta perché siamo abituati a farci sostituire dalla macchina nei lavori pesanti, ma il nostro animo è sempre grande, il nostro sentire, innamorarsi, ridere e piangere, è sempre più umano, il nostro pensiero fervido.
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Noi umani non possiamo essere ridotti ad un insieme di dati (Dialogo con Walter Aglietti)
Sono d’accordo che noi umani non possiamo essere ridotti ad un insieme di dati, che abbiamo bisogno di vivere oltre che di funzionare, ma credo anche che davanti a noi troveremo fenomeni, ad esempio ibridazioni uomo-macchina, che ci costringeranno a ridefinire cosa è un uomo e cosa è vivere. Ad esempio non sono completamente certo che un adolescente che passa dieci ore al giorno sul suo telefono abbia il mio stesso concetto della parola “vivere”, né posso pretenderlo.
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Intelligenza Artificiale: Servirebbe un framework etico (Dialogo con Fabrizio Gramuglio)
Ci avviamo rapidamente verso una vita vissuta in una multi-realtà, reale e virtuale, entrambe pervase di dati, interconnesse, una realtà dove i dati e le decisioni saranno mediate da AI che vivranno all’interno dei nostri servizi, case e uffici. Una realtà che si avvicina rapidamente e che impone una pianificazione meticolosa, per evitare che l’essere umano venga messo da parte e relegato ad un ruolo di supporto. Ma, questa era di sviluppo esponenziale, ci presenta anche opportunità senza precedenti: ovvero la possibilità di utilizzare questa innovazione esponenziale per concentraci nella creazione di uno sviluppo sostenibile, che vede al centro dell’evoluzione il nostro pianeta e tutte le sue forme di vita.
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Intelligenza Artificiale: facciamo un pò di chiarezza (un contributo di Rita Pizzi)
Quello che constato leggendo quotidianamente i moltissimi articoli presenti ormai sia sui quotidiani nazionali in stampa che su internet nei siti più disparati, è che molto spesso vengono diffuse affermazioni completamente sbagliate sull'AI. Io penso che questo avvenga perchè la maggior parte delle persone che parlano di intelligenza artificiale non hanno mai visto o sviluppato un sistema AI dall'interno e parlano per sentito dire.
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Superficiale pensare che umani e intelligenza artificiale siano due fazioni contendenti (Luca Sambucci)
Le macchine sono un mezzo, come il bastone, la pietra o il jet supersonico, per consentirci di raggiungere i nostri obiettivi. Così come un direttore d’orchestra non è irrilevante solo perché i musicisti suonano il loro rispettivo strumento meglio di quanto lui mai saprebbe fare, anche la specie umana non perderà il suo ruolo fintanto che sarà in grado di dirigere gli strumenti che ha creato. Gli esseri umani devono prepararsi a un futuro da direttori d’orchestra, senza però perdere quell’insieme di conoscenze e competenze che ci potranno consentire di rimediare velocemente qualora uno degli strumenti iniziasse a essere stonato.
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Le tecnologie di tipo enabling sono un fattore positivo per l’uomo (Elisabetta Bracci)
Questa pandemia ci ha fatto riscoprire una volta in più quanto il contatto umano, il calore di un sorriso e di uno scambio di parole, sia fondamentale per il nostro benessere. Nei servizi il rapporto è il punto nodale. Chi comprerebbe un abito da sposa consigliato da una AI? Chi prenderebbe il caffè da un robot senza il sorriso e quella battuta che ci piace avere al bar?
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Potrà mai esistere una coscienza artificiale? (Riccardo Manzotti)
Finora l’intelligenza artificiale ha consistito soltanto nell’implementazione di funzioni più o meno simili a quelle del nostro sistema cognitivo. Pensiamo che la mente sia solo una collezione di funzioni (giocare a scacchi, usare i tempi giusti dei verbi, risolvere il problema di trovare il partner più adatto, guidare l’automobile). Ma lo facciamo non perché la mente sia solo queste funzioni, ma perché le funzioni cognitive sono l’unica cosa che sappiamo usare. L’intelligenza artificiale era prima un sogno, poi è diventata un programma scientifico, adesso è un progetto tecnologico. Domani sarà un problema sociale ed economico. In futuro potrebbe essere una guerra, speriamo non diventi mai un massacro.
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Impossibile ricostruire l’estrema complessità dei processi mentali umani ( Saul Imbrici)
Attualmente l’intelligenza artificiale è matura per entrare nei core business delle aziende e non più stare ai margini. Quello che effettivamente c’è da chiedersi è se le aziende (intese in senso lato, ovviamente) siano pronte ad accoglierla per quello che è: uno strumento, estremamente innovativo da certi punti di vista e in grado di affrontare con successo problemi anche complessi, ma non l’oracolo che può, con una magia, risollevare le sorti di una impresa, men che mai risolvere uno dei grandi problemi che affliggono il mondo moderno (fame, malattia, disuguaglianza).
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