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Iperconnessi in una realtà ipercomplessa
Segnaliamo un video che parla di umanesimo e complessità nell'era digitale. Protagonista il professore Piero Dominici, docente di "Communication and Complexity" all'Università di Perugia, intervistato da Francesco Giorgini. Il dialogo dura cinque minuti e presenta in modo sintetico temi e argomenti di rilievo generale sull'ipercomplessità nell'era digitale. Temi politici e civili, economici e filosofici che obbligano tutti a una riflessione critica sul progetto complessivo della nostra società. Il messaggio di fondo è che per comprendere la società ipercomplessa e iperconnessa occorre adottare un approccio sistemico.
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Complessità, semplicità, semplessità
La complessità è quella delle nuove tecnologie, in apparenza semplici ma in realtà molto complesse e il risultato di un’evoluzione che dura da anni. La semplicità è quella delle interfacce tecnologiche e della facilità di utilizzo. La semplessità è un modo di vivere con il proprio mondo, quello moderno e tecnologico che ci circonda.
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Costo e complessità crescente degli smartphone
Entro il 2020 si calcola che i costi per le compagnie telefoniche nel gestire il loro parco installato di smartphone cresceranno del 20%. Tutta colpa della complessità crescente dei nuovi dispositivi, della loro popolarità e diffusione, della frammentazione nell’ecosistema Android e della ricchezza nell’offerta. Più complessi e costosi gli smartphone sono diventati anche per gli utenti finali e i consumatori.
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Per andare oltre la pandemia
Segnaliamo una ubtervista a André-Yves Portnoff, professore, scrittore, consulente aziendale è direttore dell’Observatoire de la révolution de l’intelligence presso l’associazione Futuribles International. Per Portnoff dalla pandemia non c'è uscita senza una risposta elaborata con un pensiero sistemico e sinergico. La visione delve essere prospettica, di lungo termine
Si trova in Tecnobibliografia
Tu chiamala se vuoi flessibilità…ma per molti è una grande fregatura!
La parola flessibilità popola da almeno due decenni il vocabolario e il linguaggio dell’economia, del mondo del lavoro e dei media. Se ne parla solitamente per decantare i vantaggi della globalizzazione dell’economia neoliberista e per costruire narrazioni acritiche, se non manipolatorie, di realtà del lavoro piene di opportunità ma in realtà sempre più precarie e senza lavoro. Sparita la classe operaia e la sua capacità di riflettere criticamente sulla realtà per cambiarla, oggi la flessibilità colpisce la classe media e i lavoratori cognitivi (cognitariato), incapaci per il momento di elaborare adeguate strategie di resistenza e cambiamento.
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Tecnologia e opinioni diffuse
La tecnologia è diventata così pervasiva da permettere a tutti di avere accesso a quantità di dati e di informazioni così grandi da superare la nostra stessa capacità di analizzarle, capirle e utilizzarle. Grazie a Google Search e a Wikipedia tutti sono diventati esperti pur senza esserlo, trasformati in tuttologi grazie alle numerose biblioteche digitali online sempre accessibile e consultabili. Tutti sono anche diventati tecno-opinionisti e tecno-ideologi, dimenticandosi di essere dotati di un campo visivo limitato, quello delimitato dal sistema di pensiero prevalente.
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