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Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo (Franco Cracolici )
Oggi le tecnologie non sono al servizio del senso della vita e delle alte e nobili visioni filosofiche inter-religiose, e non solo, che parlano di compassione, di pietas, di benevolenza ma, tuttalpiù esaltano quei contenuti oscuri che portano l’essere umano a cercare il proprio senso in manifestazioni collegati all’apparire e alla materia.
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2019: il miraggio dell’anonimato
Il 2018 sarà ricordato anche per il fenomeno delle fake news e per il ruolo avuto dalle piattaforme di social networking nel diffonderle. Il fenomeno non sarebbe stato possibile se non esistessero Big Data pieni di dati e informazioni su ogni abitante della Rete. Dati che permettono di personalizzare la comunicazione e molto altro ancora.
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Comunicare è relazione
La tecnologia può annebbiare e trasformarci in zombie, non vedenti e ciechi di fronte alle meraviglie che la vita offre. Può renderci ignari della nostra potenzialità di creatori e co-creatori di realtà, ma può anche risvegliarci proprio perché l’informazione che viaggia sulla nuova tecnologia fino a cinquant’anni rimaneva sotterranea allo strato comunicativo sul quale i media diffondevano quello che doveva essere il sapere comune. Cercare una qualsiasi informazione di vario genere ai tempi era certamente più arduo di ora. Adesso ci basta la barra di ricerca di google per entrare in un universo informativo pressoché senza confini.
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Che tipo di essere umano vogliamo essere in un futuro tutto tecnologico? (Luis Restrepo)
La risposta che diamo come società a questa domanda ci guiderà nel mondo che costruiremo nel nostro rapporto con la tecnologia.
Si trova in Blog / Filosofia e tecnologia
La tecnologia affascina. Più affascinante è la questione del nostro destino (Marco Salucci)
L’abuso di qualunque tecnologia diventa dannoso. Chiaramente un incidente d’auto a 100 km/h avrà conseguenze più gravi che a 30 km/h. L’introduzione di ogni nuova tecnologia ha sempre suscitato profezie di sventure, da parte di alcuni: anni fa si discuteva della questione della dipendenza dalla televisione, oggi di quella da cellulare. Intendo dire: discussioni simili esistevano già prima della diffusione dei dispositivi informatici. Immaginiamo un musicofilo che stia sempre chiuso nel suo studio ad ascoltare melodrammi: lo stimolo culturale a cui si espone sarà certamente migliore di quello accessibile compulsando ossessivamente un telefono cellulare ma i suoi rapporti umani e il rapporto con la realtà saranno comunque patologici. Alla fine abbiamo due problemi non uno: quello delle relazioni umane surrogate e quello dei contenuti. E il problema del mezzo viene dopo questi.
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Né ottimisti né pessimisti, ma consapevoli, disincantati e ironici nei confronti della realtà! ( Eleonora de Conciliis )
L'attualità e il suo presente sono oggi caratterizzati da due movimenti contrastanti: da un lato, noi ci stiamo trasformando velocemente, dal punto di vista socio-culturalmente evolutivo, proprio grazie ai nuovi dispositivi iper-tecnologici in cui viviamo e di cui siamo il prodotto; d’altra parte, e sempre in senso evolutivo, e psico-sociale, noi ci stiamo adattando ad essi, ne stiamo assecondando la pervasività per sopravvivere meglio.
Si trova in Blog / Filosofia e tecnologia
Siamo ancora quelli della pietra e della fionda. E il vero problema sono i vicini, il prossimo, gli altri.
Non c’è rimedio alla tecnologia; non esistono strumenti neutri perché chi li usa non è mai neutro. Date agli uomini le pietre, e uccideranno con le pietre. Se poi creano anche strumenti pensati proprio per uccidere, che altro uso se ne potrebbe fare? La tecnologia ha raggiunto apice e sintesi nella bomba atomica e negli armamenti, il cui potenziale (la distruzione del mondo) non scema né aumenta una volta avviato il processo di armamento collettivo: una tecnologia il cui effetto non può aumentare, per quanto se ne aumenti la quantità. Superata una certa soglia, l’effetto è “infinito”. Gli effetti di tutti gli smartphone e i tablet del mondo sbiadiscono di fronte a questo. Il mio pessimismo antropologico mi fa pensare che se uno strumento consente un uso pessimo e distruttivo, prima o poi verrà utilizzato così.
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In un quadro diacronico e in una prospettiva evolutiva stiamo vivendo una discontinuità temporale senza precedenti
Il rapporto Uomo - Tecnica non è mai stato strumentale o unidirezionale ma una vera e propria co-evoluzione convergente che tende ad un progresso incessante ed inevitabile anzi possiamo arrivare tranquillamente ad asserire che la migliore tecnologia inventata dall’Uomo è proprio se stesso come spiegato bene da Kevin Kelly quando dice che noi esseri umani “siamo la nostra migliore invenzione”.
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Nell'era tecnologica dobbiamo focalizzarci sull'etica (Nausica Manzi)
Dal mio punto di vista, la tecnologia quindi è il velo di Iside, perché si pone come un mezzo da un lato utile alla vita umana, sostegno, aiuto (si pensi alle intelligenze artificiali o agli odierni sistemi informatici che permettono di svolgere più lavori contemporaneamente, videochiamate e possibilità di connettersi con chiunque nello stesso momento in tutto il mondo), dall’altro, come arcano oscuro, come mistero tremendo che fa paura. Tale velo che è la tecnologia si pone quindi come un elemento terzo, che è sia tremendum che fascinans, due termini questi su cui concentro l’attenzione nel primo capitolo del mio saggio “Custode di esistenza”.
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Stiamo attraversando una crisi che prelude all’avvento di un nuovo paradigma (Annarita Dibenedetto)
Ogni epoca storica si regge su determinate coordinate valoriali e teorie che fondano e dirigono l’agire umano, con incursioni anche nella vita individuale di ciascuno di noi. Ecco, l’impatto della tecnologia nelle nostre esistenze sta sicuramente creando delle crepe nei presupposti del precedente paradigma, gettando i semi del prossimo. Come verrà definito, non so, ma certamente al centro di questa nuova instaurazione di valori vi è la tecnologia. L’intelligenza artificiale, intesa come insieme di pratiche che riescono ad attuare scenari ritenuti fantascienza sino a qualche tempo fa, è già qualcosa che va oltre la mera tecnica: non solo piega la natura cambiando il nostro punto di vista su di essa, ma anche riprogetta, ricrea la realtà, pure nella sua declinazione umana.
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