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Anno scolastico al termine, tempo libero e smartphone
Con giugno finisce l’anno scolastico 2019 e migliaia di ragazzi disporranno di maggiore tempo libero. I genitori potrebbero suggerire buone idee su come riempirlo. Magari lontano dal dispositivo tecnologico o usandolo in modo creativo.
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Cyberbullismo: “perché lo fanno?”
Segnaliamo un interessante articolo pubblicato da Maria Alessandra Monanni sul suo blog "Sandy e il web, spunti di riflessione". "Perchè lo fanno" è la domanda più normale e più frequente delle vittime di cyberbullismo. Una domanda che rimane spesso senza risposta ma che deve essere ripetuta ad alta voce da tutti, non solo vittime ma anche loro parenti, amici e vicini. La risposta non è facile ma per iniziare è sufficiente interrogarsi sull'impatto e sugli effetti che la tecnologia ha sui comportamenti, le emozioni e le vite delle persone, in particolare di quelle giovani. Il testo qui segnalato contiene molti spunti utili a questo tipo di riflessione necessaria.
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Bambini, schermi e loro contenuti
Aumentano gli inviti ai genitori a limitare il consumo dei media digitali e l'esposizione ai display dei loro figli. Molte ricerche sembrano però evidenziare che più del tempo di esposizione conta come la tecnologia viene utilizzata.
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Regole e buone pratiche per genitori tecnovigili [2]
Per costruire un sano e sereno rapporto con i loro figli e per trasformare le frequentazioni online dei ragazzi in utili esperienze di crescita, di sviluppo della loro identità, di maturazione e di maggiore socialità, i genitori Tecnovigili dovrebbero sposare alcune regole di comportamento e adeguare le pratiche genitoriali alle nuove realtà tecnologiche emergenti.
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Regole e buone pratiche per genitori tecnovigili [1]
Per essere al passo con i tempi, per avere lo stesso ritmo dei loro figli Tecnorapidi e per non perdere le loro tracce online, i genitori di oggi devono diventare Tecnovigili e capaci di interagire e comunicare. Non serve essere autoritari o esercitare controlli stretti. Meglio essere pragmatici, sperimentare e conoscere la tecnologia, sapere che uso ne fanno i ragazzi, responsabilizzarli nelle loro vite virtuali online così come in quelle reali e mettere in atto delle semplici buone pratiche.
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Ragazzi Tecnorapidi italiani sempre più online
Tecnorapidi è un neologismo coniato da Carlo Mazzucchelli per descrivere le generazioni di nativi digitali che sono cresciute a merendine, Internet e social network. Oggi i Tecnorapidi italiani 31 ore alla settimana passano connessi al Web, un dato superiore alla media europea. Lo ha certificato una indagine Ocse.
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La tecnologia non ha nessun effetto se noi non lo permettiamo
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Comunicare è relazione
La tecnologia può annebbiare e trasformarci in zombie, non vedenti e ciechi di fronte alle meraviglie che la vita offre. Può renderci ignari della nostra potenzialità di creatori e co-creatori di realtà, ma può anche risvegliarci proprio perché l’informazione che viaggia sulla nuova tecnologia fino a cinquant’anni rimaneva sotterranea allo strato comunicativo sul quale i media diffondevano quello che doveva essere il sapere comune. Cercare una qualsiasi informazione di vario genere ai tempi era certamente più arduo di ora. Adesso ci basta la barra di ricerca di google per entrare in un universo informativo pressoché senza confini.
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Tecnologia, genitori preoccupati e figli tecnorapidi
Molte notizie di cronaca sembrano create appositamente per aumentare la preoccupazione di genitori e nonni di ragazzi Tecnorapidi la cui attenzione è imprigionata dentro i mondi virtuali dei loro dispositivi. Ne deriva una frustrazione crescente, la preoccupazione che qualcosa non funzioni e la necessità di una nuova consapevolezza.
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Serve il contatto, guardare il volto dell’altro, la relazione con persone in carne e ossa
Intervista di SoloTablet al teologo Fabio Cittadini: "Sì, sta cambiando l’interazione tra gli uomini, stanno cambiando i rapporti umani. Siamo Facebook dipendenti, per cui la realtà è letta attraverso la ristretta lente del “mi piace”. Questo implica che la realtà non è giudicata più per la sua complessità. Si va verso un giudizio semplificato, ridotto al minimo, appunto “mi piace”
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