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#Labuonascuola: una legge che non serve a ripensare la formazione
Tutta l’attenzione della riforma della scuola di Renzi è centrata sul troppo potere assegnato ai presidi, sui sussidi alle scuole private e sulle assunzioni dei precari. Scarsa è l’attenzione sul tema principale: come ripensare la formazione nell’era digitale e tecnologica. Una disattenzione voluta, una incapacità politica, una narrazione mediatica incompleta o un problema generazionale e di conoscenza?
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Anno scolastico 2015/2016: un anno di cambiamento o di resistenza?
Cambiamento e resistenza non sono termini riferiti alle vicende politiche e alla tanto avversata riforma della #buonascuola. Il riferimento va al ruolo che la tecnologia può avere nella scuola italiana nell’aiutare docenti e studenti a trarre maggiore vantaggio dalle loro esperienze didattiche e di apprendimento. Il cambiamento se ci sarà avrà bisogno di grandi investimenti, grande disponibilità e ancor più grande capacità adattativa.
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Attenzione alla sostituzione integrale dei testi e alla superficialità del sapere [24]
Le voci degli insegnanti raccolte da SoloTablet insistono sulla necessità dell'innovazione scolastica ma evidenziano anche spunti di riflessione non banali come quelli sottolineati da Luca Giancarli nell'intervista che pubblichiamo. Argomento sicuramente provocatorio per molti di coloro che operano all'interno della scuola è la scarsa propensione dei docenti a rinunciare alla didattica tradizionale o a metterla in discussione, perchè non sembrano in grado di cogliere le prospettive di crescita e di arricchimento legate alle nuove tecnologie.
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Buone pratiche frutto esclusivamente della passione, della creatività e dell’impegno di singoli docenti [6]
Se si vuole una scuola moderna e aggiornata bisogna essere pronti a mettere in discussione i paradigmi utilizzati finora, per preparare ragazzi ai quali la società richiede competenze molto diverse rispetto al passato e che bombarda sempre più i giovani con una quantità incredibile di stimolanti informazioni digitali. Ma niente paura, questo non vuol dire rinnegare tutto ciò che si è fatto sinora, semmai significa arricchirlo. Alla sesta intervista SoloTablet ha incontrato Roberta Martino.
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CAMBIARE LA FORMA MENTIS
Cambiare la forma mentis: è questo che mi sono proposta iniziando “l'avventura digitale” poco più di due anni fa. Il docente non è il detentore della conoscenza che va riversata negli alunni: ormai questa sembra un'idea comunemente accettata eppure il modo di insegnare non sembra averne risentito.
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Dalle nuove tecnologie non possiamo più prescindere. Scuola e tecnologia [22].
Alla ventiduesima intervista su Scuola e Tecnologia incontriamo Margherita Rabaglia, Dirigente Scolastico dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Carlo Emilio Gadda” di Fornovo di Taro (PR). Una lunga intervista che racconta un'esperienza e evidenzia le problematiche della didattica per una scuola digitale in termini di ridefinizione della progettazione, cambiamento delle logiche di valutazione e riconsiderazione della variabile tempo.
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Favorevole alle tecnologie, anche se possono essere strumenti di distrazione di massa [8]
Lo ha raccontato a SoloTablet Giuseppe Mazzarella: "Occorre fare in modo che l’avvento delle nuove tecnologie non ci contagi con l’ozio cognitivo e l’uniformità di pensiero, facendo sparire quello che ogni docente cerca di ottenere nel proprio discente: il pensiero critico!"
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Gioie e dolori del docente digitale
Insegnare nella Scuola Digitale per Competenze richiede competenza tecnologica, ma soprattutto competenza didattica, conoscenza dei nuclei fondanti della propria disciplina, capacità di creare percorsi formativi flessibili ed efficaci, capacità di coinvolgere gli studenti nelle attività didattiche in classe affinché si creino i presupposti per l’apprendimento costruttivista, il cooperative learning e lo sviluppo delle competenze trasversali oltre a quelle disciplinari.
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I computer in classe sono inutili, se non addirittura dannosi! Scuola e tecnologia [7]
Non tutti sono a favore della scuola digitale, alcuni coraggiosi lo dicono a voce alta. E' il caso o Giuseppe Albano, intervistato da SoloTablet: "Non faccio previsioni, pena il rischio di facile pessimismo, ma credo che se la Scuola, come Agenzia Educativa primaria, non si assume l’onere di provvedere ad una corretta azione educativa in tal senso, in grado di contrastare il fenomeno diffuso della dipendenza digitale delle nuove generazioni, in futuro ci sarà poco da scherzare."
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Inascolatati prima della legge sulla scuola, gli insegnanti devono continuare a fare proposte
Nel corso del 2015 Solotablet ha intervistato 25 insegnanti. Obiettivo dell'iniziativa era di favorire lo scambio di idee tra insegnanti e scuole sulla scuola digitale e sulle nuove tecnologie viste come strumenti didattici e di apprendimento. Lo scopo era di favorire maggiore visibilità alle idee, agli insegnanti e alla scuola in un momento di cambiamenti e incipienti rivoluzioni. Grazie a queste interviste il portale si è arrichito di idee e conoscenze e chi lo visita di sollecitazioni e suggestioni utili a riflettere sulla scuola e il suo mondo.
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