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Bisogna avere cura dei linguaggi che stanno subendo un degrado qualitativo impressionante
Oggi certamente la pervasività e la velocità del cambiamento tecnologico ha un impatto fortissimo sulla coesione sociale, sull’occupazione e sulla prevedibilità dei fenomeni socio-economici. Il fatto che lo stesso Bill Gates, dopo essere stato uno dei protagonisti (forse il principale) della rivoluzione digitale, oggi raccomandi quasi un rallentamento dell’innovazione, dell’introduzione di sempre nuove app nel sistema, la dice lunga… anche su un certo senso di colpa? In realtà, l’uomo non può smettere di essere analogico, di utilizzare le facoltà speculative sue proprie, la logica argomentativa, direi, di stampo classico, quella che usano anche le nonne con la terza elementare.
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Breve è la vita che viviamo davvero, tutto il resto è tempo
Oggi le tecnologie non sono al servizio del senso della vita e delle alte e nobili visioni filosofiche inter-religiose, e non solo, che parlano di compassione, di pietas, di benevolenza ma, tuttalpiù esaltano quei contenuti oscuri che portano l’essere umano a cercare il proprio senso in manifestazioni collegati all’apparire e alla materia.
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Carlo Sini - Logos e techne, tecnologia e filosofia
Un intervento di Carlo Sini tenuto al convegno nazionale Romanae Disputationes su un tema che non può lasciare indifferenti e che è stato rivolto in particolare a persone giovani e a chi si prende cura della loro educazione.
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Ciò che si demonizza, spesso diventa lo strumento più usato dal “demonio” (o dal dominio).
Ripartiamo dall’essere umano e troviamo un punto di vista in cui credere e in cui siamo certi ci sia una via per la felicità. Poi testimoniamolo nella vita e raccontiamolo ai più giovani. La tecnologia fa più o meno la stessa cosa. La tecnologia fa credere a tutti di essere la protagonista assoluta del futuro e chi può parlare attacca il fenomeno invece di testimoniare di credere in qualcosa (un pensiero, un metodo, una “vita) e lo demonizza. Il progetto a cui sto lavorando è appunto questo: generare un punto di vista di pensiero generante a sua volta una via che può portare al benessere.
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Come dervisci rotanti che danzano sull'orlo di un burrone
Stiamo pericolosamente danzando sull’orlo del burrone. Le indubitabili opportunità che la tecnologia ci offre di vivere meglio, hanno un rovescio della medaglia pericoloso che oggi mi pare stia prendendo il sopravvento. In ciò, a mio avviso, sicuramente molto aiutata dall’attuale situazione economica con i suoi risvolti sociali.
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Con la tecnologia si è creato un rapporto di dipendenza, una relazione disfunzionale.
Nella lunga età di crisi che ci capita di abitare il filosofo ha il dovere di individuare che cosa è andato storto, di concentrare l’attenzione sul processo che ha generato la crisi. Il filosofo, infatti, possiede le competenze adatte a problematizzare situazioni apparentemente innocue, a dubitare delle nostre abitudini più insane. Nell’era tecnologica il suo intervento diventa quindi fondamentale, perché gli uomini, nel giro di pochissimi anni, sembrano avere perso il controllo sulle loro vite, sulle loro priorità, sui loro obiettivi.
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Corruzione e Nuovo Umanesimo
Oggi c'è urgente bisogno di un nuovo umanesimo, a partire soprattutto dalle implicazioni del potere della tecnica: implicazioni di mentalità, cultura, produzione, rapporti sociali e quindi anche politici. Una intervista con il filosofo Vittorio Alberti.
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Cosa rende umano un essere umano?
L'ibridazione uomo-macchina sta già avvenendo tanto da domandarci cosa rende "umano" un essere umano. Esiste un limite invalicabile? Se e quando sarà possibile il mind-uploading, il trasferimento della mente cosciente su un dispositivo non biologico, saremo ancora "umani"? Qual è il destino della "specie umana" dopo la Singolarità quando le macchine avranno facoltà intellettive superiore alle nostre? Esiste, in definitiva, un residuo umano irriducibile a qualsiasi trasformazione?
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Fare filosofia, in rete o fuori, non è affatto un gesto da persone educate e civili!
L’influenza esercitata dal mezzo tecnologico sugli stili di vita dei suoi frequentatori – tutti noi – è grande, prepotente: è difficile sottrarsi al richiamo “sociale” senza sentirsi esclusi da qualcosa. Gli strumenti tecnologici, Facebook tra gli altri, intercettano con precisione quella necessità di interazione sociale tra individui che contraddistingue il mondo animale in generale e che nell’uomo si espleta in maniera direi ossessiva per ragioni culturali. La prepotenza con la quale cerchiamo il contatto con un altro per le ragioni più varie si manifesta, amplificata, nella prepotenza con la quale aggiungiamo i contatti, o condividiamo opinioni, per le stesse ragioni.
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Filosofia due punto zero, rapporti umani e tecnologia
Noi, che non siamo nativi digitali, abbiamo il compito di trasmettere le esperienze pre-digitali come prezioso patrimonio, impedendo alle nuove generazioni digitalizzate di affidarsi ai media in modo esclusivo e pervasivo. Se lo smartphone diventa un prolungamento della mia mano, se i miei occhi non guardano in autonomia ma sono indirizzati da un aggeggio tecnologico, io baratto la mia umanità per una maggiore comodità.
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