Anna Maria Cazzato

Anna Maria Cazzato

“Non dobbiamo mai permettere che la nostra mente sia divisa in due da un orizzonte.”- Amartya Sen

Quando era ancora una bambina alla periferia del tacco d’Italia, nell’isolata penisola che è il Salento, Anna scriveva di sognare l’Africa. Da dove venisse questo desiderio nessuno sapeva dirlo in famiglia.

Anni e anni dopo, con un diploma a pieni voti presso il Liceo Scientifico di Tricase (provincia di Lecce), Anna mise da parte la passione per la matematica, gli algoritmi, il disegno tecnico e cominciò la sua marcia di avvicinamento al continente africano.

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche e dopo un Master in Economia dello Sviluppo e della Cooperazione Italiana, si sperimentò in ricerche economiche e progetti di cooperazione internazionale in Guinea Conakry, Senegal, Mozambico. La curiosità, e il lavoro, la portarono nei Balcani e in Asia (Bangladesh e Indonesia).

In ogni esperienza internazionale Anna ha scelto di vivere immergendosi nella realtà locale. Appassionata di pizzica, ha sempre usato il ballo per creare una connessione immediata e di prossimità con le diverse comunità.

Anna ha lavorato in organizzazioni no-profit, in Fondazioni del terzo settore, con il Ministero degli Esteri, ma anche in multinazionali. I diversi punti di vista, i diversi contesti non hanno fatto che arricchire le competenze e la sua conoscenza della complessità del mondo e dell’umanità, per quanto limitata e parziale.

Il welfare generativo e partecipativo sono la cifra del suo lavoro. La cura e l’attenzione per le persone, le comunità sono alla base di ogni iniziativa. L’attenzione per il senso delle cose ispira il rigore e l’attenzione per i processi organizzativi e la progettazione sociale. Il valore attribuito ai dati e alla loro interpretazione come base di confronto fondato e di sviluppo di nuove idee un mantra per lei e i suoi collaboratori. La visione di comunità coese la fiamma che alimenta la quotidianità.

Questo blog vuole essere uno spazio dove raccogliere pensieri, riflessioni, considerazioni su come il mondo del terzo settore stia cambiando, sul suo valore, il suo ruolo in un mondo sempre più affamato di comunità, anche inconsapevolmente.

La scelta del nome “Margini” è emblematica.

Cosa hanno a che fare i margini con il welfare, la cooperazione, il terzo settore, la sostenibilità, la responsabilità sociale di impresa, la coesione e l’innovazione sociale?

Margine è la parte estrema di una superficie, la parte bianca di una pagina scritta. Uno spazio di riflessione, di respiro, di pausa, di potenziale innovazione per tutti noi operatori del sociale.

Essere al margine o ai margini significa essere in una posizione di confine, di limite. Non centrali, ma vicini ai confini di altri, là dove l’incontro è possibile, ai bordi.

Si usa anche dire in margine a…  col significato di “in merito” a qualcosa, anche se relativamente ad aspetti secondari. A volte sono proprio questi aspetti secondari a rivelare potenziali insospettabili per la progettazione sociale.

 Si chiama margine anche tutto quello che si può considerare in più rispetto a un certo limite. Non è forse l’essenza del welfare generativo?

C'è inoltre una teoria economica chiamata marginalismo. La creazione di valore non è più un tabù, l’impresa sociale ha sdoganato questo concetto anche nel sociale.

Anticamente si chiamava margine il segno di una ferita rimarginataRammarginare si usava anticamente al posto di rimarginare, col significato di saldare insieme i margini di una ferita.

Quale ruolo per il terzo settore se non quello di essere fonte di coesione sociale?