Il Terzo incomodo

22 Dicembre 2020 Nausica Manzi
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In questo Dicembre strano, però, tra l’abbraccio delle presenze e la carezza invisibile delle mancanze si è infiltrato un Terzo, dispettoso, incomodo, accentratore e tremendo portatore di rivoluzione. Questo Terzo incomodo si è presentato nelle case, nelle strade, nelle vite e nelle anime di ciascuno come un re con la sua corona, come un ospite celebre e terribile da accogliere e a cui dare ogni tipo di confort e privilegio, solo perché è lui, solo perché fargli un torto significherebbe scatenare qualcosa di inspiegabile e così grande come un meterorite, il cui impatto fermerebbe addirittura il movimento dello stesso intero pianeta Terra.

Dicembre: tempo di luci accesse anche di notte e di calore di vetri appannati dall’amore, tempo in cui le presenze e le mancanze sono la cosa più importante da tenere strette tra le braccia o tra i pensieri. Presenze ben allineate, delicate ed impetuose, lontane e vicine, che hai il dovere di stringere, per salvare e contemporaneamente salvare te stesso nel mare dell’esistenza. Mancanze che sono cicatrici che bruciano ancora sulla pelle o ricordi che fanno ridere a crepapelle, e che, in entrambi i casi, devi tenere a mente per ricordare a te stesso chi sei e cosa ti costituisce e così, in questo modo, additare anche gli altri la vera radice di senso dell’anima e della realtà.

In questo Dicembre strano, però, tra l’abbraccio delle presenze e la carezza invisibile delle mancanze si è infiltrato un Terzo, dispettoso, incomodo, accentratore e tremendo portatore di rivoluzione. Questo Terzo incomodo si è presentato nelle case, nelle strade, nelle vite e nelle anime di ciascuno come un re con la sua corona, come un ospite celebre e terribile da accogliere e a cui dare ogni tipo di confort e privilegio, solo perché è lui, solo perché fargli un torto significherebbe scatenare qualcosa di inspiegabile e così grande come un meterorite, il cui impatto fermerebbe addirittura il movimento dello stesso intero pianeta Terra.

Dicono di lui che è malvagio, che è arrivato all’improvviso pretendendo vita e tempo senza alcun motivazione. Dicono che il Terzo incomodo ha spezzato gli abbracci e negato l’amore. Dicono di lui che ha portato distanza e insicurezza. Dicono di lui che è forte nella sua estrema piccolezza. Dicono di lui che è un re folle venuto a distruggere e ad impadronirsi del pianeta terra con un incantesimo distruttivo. Dicono che il Terzo incomodo ha intenzione di costruire un nuovo impero dittatoriale fondato sulla vulnerabilità. Dicono di lui che fa paura perché in cima al suo trono, ha fatto emergere la fragilità di tutti. Dicono di lui che deve essere assolutamente sconfitto. Dicono di lui che è riuscito a bloccare il respiro dell’esistenza.

Dicono dicono, ma il punto è che nessuno ha capito niente. Si susseguono parole su parole e nient’altro che parole e si dimentica di guardare oltre, all’essenza.

Se è arrivato qui un motivo preciso c’è.

In filosofia, la figura del Terzo viene analizzata dal pensatore del novecento, Emmanuel Levinas, e io stessa ne parlo nel mio saggio “Custode di esistenza” e ora vorrei servirmi di essa per definire questo terzo incomodo la cui presenza, al momento, ha mutato i nostri giorni e di cui tutti parlano senza averne capito il senso. Un terzo è difatti colui che, in ogni situazione, con il suo arrivo scombussola un ordine precostituito e ne crea uno assolutamente nuovo, dove tutte le regole usate precedentemente non valgono più. Con la sua presenza, questo elemento terzo introduce una nuova forma di comunità, un nuovo modo di essere e una giustizia rinnovata in ogni tipo di relazione umana.

Il coronavirus, questo terzo incomodo, posto al centro tra il bisogno e la cura delle nostre presenze e la lontananza vicina delle nostre mancanze e che pretende da noi attenzione costante e per cui, quindi, dobbiamo aggiungere un posto nelle nostre tavole imbandite o nelle nostre scrivanie di lavoro, è giunto tra noi perché abbiamo forse smarrito il senso dell’esistenza stessa. È un messaggero tremendo nel suo aspetto e nella sua forza dirompente ma che ci è venuto a ricordare un’essenza perduta nella fretta, nel consumismo sfrenato, nel frantumarsi di ogni rapporto, nella crisi di ogni settore dell’umanità perché non radicato alle vere fondamenta.

Questo Terzo incomodo ha portato una rivoluzione di dolore e di paura per farci comprendere che è il coraggio è nascosto nell’estrema fragilità, che è solo dal e attraverso il negativo che possiamo tornare ad amare il positivo, ovvero il dono immenso che è l’esistenza di cui siamo parte fondamentale, in ogni suo elemento, il vento, il sole, la natura: gli esseri umani vedono ogni giorno queste cose, ma non le guardano e vivono senza essere davvero. Questo Terzo incomodo pretende di essere ascoltato e guardato perché è una nuova prospettiva sulla vita da incarnare, un volto che ci addita forse ciò che davamo per scontato o che avevamo dimenticato: la nostra anima e la sua radice d’amore. Il Terzo incomodo ci guarda e con il suo volto di spine appuntite, dall’altezza del suo trono, ci interpella a tornare a guardarci dentro e fuori, ad accorgersi che siamo parte di una comunità che deve riscoprire il senso di essere insieme e dell’essere per fare. Solo in un naufragio di sguardi si può rinascere.

Starete dicendo ma che dici, non è assolutamente così! Invece, se ci pensate bene, con il suo arrivo ognuno di noi ha cominciato, rinchiuso forzatamente nella propria casa, a farsi domande sul futuro, sul significato di tutto. Ognuno ha iniziato a dire che era bello potersi incontrare per un caffè, che era bello festeggiare insieme anche se stretti in un locale claustrofobico, che era meraviglioso tenersi al caldo in un abbraccio. Tutti abbiamo anche cominciato a dire che era bello andare in ufficio, rimanerci per l’intera giornata al fianco di colleghi magari antipatici e insopportabili, abbiamo cominciato ad apprezzare le ore lunghissime di lezioni infinite nelle aule universitarie e a sentire la mancanza della fatica dell’allenamento in palestra..non trovate paradossale tutto questo? Tutto ciò che prima sembrava noioso, sacrificante, doloroso, ora, davanti al volto terrificante ma silenzioso e delicato di questo Terzo incomodo, durante questa inversione di normalità, sembra invece oro colato che renderebbe chiunque felice e ricco per sempre. Attraverso queste piccole domande, queste riflessioni vaganti, stiamo scoprendo forse davvero il senso di tutto ciò che è e di noi stessi, la nostra radice profonda. Non lo trovate grandioso? E questo grazie al coronavirus, un Terzo incomodo, che ha portato disordine, che descriviamo come un mostro orribile, ma che in realtà, se assumiamo un’altra prospettiva per guardare e guarire questo mondo e le nostre anime bisognose di amore, potremo anche capire che, in qualche modo, lui è una sentinella che reclama il nostro risveglio da un sonno del pensiero e dell’azione che dura da troppo tempo e che deve obbligatoriamente terminare ora o mai più, e che questo Terzo incomodo è un severo maestro che, attraverso la delicatezza di una carezza, insegna l’arte del custodire e del rinascere.

La cosa più importante è che questo Terzo incomodo ci ha fatto scoprire esser composti di fragilità e che forse è proprio la nostra piccolezza ad essere la nostra grandezza. Siamo forti e creativi solo quando piangiamo su un mondo a rotoli, perché è solo in quel momento che ci accorgiamo della nostra umanità e della nostra intelligenza. Siamo umani perché potenti nella nostra fragilità.

Credo, a tal proposito, che il coronavirus sia qui quindi per portare trambusto e farci ridestare dalle nostre false sicurezze e per poter riconsegnare la corona ad un futuro mondo umano mutato per davvero con la forza dell’amore.

Questo terzo incomodo indossa una corona che è in realtà nostra, dobbiamo solo tornarne ad amarne l’essenza e farla emergere. Lui sta rivoluzionando ogni cosa per l’amore e non perché vuole impadronirsi del mondo e gettarvi sopra le tenebre, ma scombussola tutto per farci ritrovare la nostra anima e cambiare la nostra esistenza. Avete compreso quanto è importante questo periodo? Capite come questo Dicembre, mese di presenza e mancanze, abbia paradossalmente estrema necessità di questo Terzo incomodo?

Svegliamoci dunque e, una volta che ci saremo riappropriati del senso, potremo reindossare la nostra corona d’esistenza.

Il metodo per svegliarci? Occorrono dunque, per iniziare, tranquillità e silenzio.

Questo tempo è il periodo del silenzio dentro sé e nelle proprie case e fuori nelle vie del mondo. Il Terzo incomodo è un portatore di silenzio e di una tranquillità strana che deriva da un’agitazione iniziale, quella che ci fa riprendere respiro e ricominciare da zero, svegliandoci dopo un sonno agitato ma profondo. Il risveglio avviene nel silenzio e in questo tipo di tranquillità.

Poi, occorrono buoni occhi per tornare a vedere il mondo: occhi riposati e che apprezzano il nuovo mattino al profumo di caffè e cornetto appena sfornato. Il Terzo è arrivato per cambiare il nostro sguardo, rendendolo nuovo su una quotidianità che ha acquisito un senso rinnovato. Ed infine bisogna riattivare i muscoli e alzarsi da quel letto opprimente: iniziare a muovere le gambe, poi le braccia, riscaldandosi alla luce del sole che entrerà in maniera più dirompente a darci forza tra le nostre tapparelle abbassate da troppo tempo. Da lì, i muscoli avranno nuovo ossigeno e pian piano ci alzeremo, nuovi. Cammineremo e ameremo, rinnovati. Indosseremo la nostra corona e il mondo non sarà più banale e scontato, ogni colore avrà un riflesso in più ed ogni abbraccio durerà di più.

Il Terzo incomodo è qui per farci tornare ad impossessare degnamente della nostra stessa esistenza e per spronarci a gettare le maschere menzognere che accompagnano, solitamente, i nostri volti e ad usare una mascherina che, se pensiamo ulteriormente, serve a renderci più umani, non a nasconderci, ma ad essere cifra di cambiamento interno ed esterno.

Esistenza è stanca e ha mandato questo Terzo incomodo tra presenze e mancanze, a dircelo. Ecco, sì, è qui per dirci che può esistere un mondo migliore o anzi che esso c’è già: dentro la luce dei nostri occhi e delle nostre anime. Se aggiungeremo un posto in più nelle nostre tavolate, nelle nostre chat, nelle nostre scrivanie di lavoro, nei nostri impegni, e torneremo a pensare da una nuova prospettiva rivoluzionare ed insieme delicata, allora questa luce potrà diffondersi e perforare ed annullare il buio dell’esistenza umana.

Non sono solo parole, è davvero possibile realizzarlo. Basta volerlo ed impegnarsi ad essere per fare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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