Oltre ed altrove

26 Marzo 2021 Nausica Manzi
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Catturare l'oltre per tornare ad esistere davvero.

 

Oltre ed altrove sono decisamente le mie parole preferite in assoluto, perché, a mio parere, in esse risuonano tutte le altre, in esse risiede la formula per riscoprire la propria esistenza e ricostruire la struttura di pensiero e di azione di un mondo in crisi.

Quando parliamo, quando siamo in silenzio, quando ci arrabbiamo o rivendichiamo nostri diritti, quando semplicemente sogniamo un mondo migliore, viviamo nell'oltre, respiriamo un altrove e siamo quindi costituiti da una dimensione ulteriore di cui però non siamo mai pienamente consapevoli.

Gli esseri umani vivono radicati a terra, e alle volte, questa estrema ma pur necessaria radicalità fa dimenticare loro di avere delle "ali": ali nel senso di essere dotati della capacità di andare oltre, di oltrepassare, di catturare ed iniziare a vivere al ritmo di oltre ed altrove. Come scoprire ed attuare tutto ciò? Focalizzandoci sul nostro sguardo.

Quando guardiamo siamo un altrove incarnato: lo sguardo umano ha la capacità di perforare l'invisibile, di far tornare l'essere umano a se stesso perché è ciò che lo espone, lo fa immergere nell'altr-ove, nel luogo dove è l'altra persona, unico dove in cui egli può davvero ritrovarsi e tornare ad esistere davvero. Lo sguardo umano è orizzonte di quella ulteriorità in cui recuperare il senso di ciò che siamo e di tutto ciò che è. 

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Quando guardiamo ci apriamo all'altr-ove e lo vediamo davanti a noi come distante, estraneo, come qualcosa di lontano ed irraggiungibile, un luogo, un'altra persona, diversa e incomprensibile, ma dignitosa nella sua esistenza. Quando poi ci accorgiamo di essere guardati da questo altr-ove, da questo luogo distante, oltre noi e al di fuori di noi stessi, allora, solo in quel momento, incarniamo l'oltre e iniziamo a viverne. Solo in una comunità di sguardi intrecciati possiamo trovare una speranza di ricostruire e sciogliere ogni nodo. La capacità di guardare e di essere guardati ci rende creature in grado di oltrepassare, di vedere un oltre in cui è racchiuso il vero senso e catturarlo, così da testimoniarlo e, seguendone i lineamenti, creare una nuova esistenza.

Per tale missione in cui siamo da sempre coinvolti pur se inconsapevolmente, c'è bisogno di tre elementi:

Coraggio

lo sguardo che si espone insegna la bellezza e la responsabilità del coraggio di essere sé davanti ad un mondo fatto di tanti altrove sconosciuti ma necessari alla nostra stessa azione e vita. Avere coraggio significa prendere in mano la propria fragilità è farne ogni giorno la forza per riemergere, rinascere in uno sguardo che mi addita l'oltre. L'oltrepassare, in un altrove che mi costituisce, ha bisogno del coraggio tenero di un occhio umano che scruta ed enigmaticamente rivela.

Pensiero

lo sguardo quando si scontra con l'altrui, quindi con l'altrove e l'oltre, stimola inevitabilmente domande ( chi è? perché mi guarda? A cosa starà pensando?). L'oltre è ciò che fa azionare mente ed azione, che collega anima e corpo, che illumina. Quando guardiamo e siamo guardati, ci accorgiamo di poter andar oltre perché siamo in grado di pensare davanti ad un volto che ci interpella paradossalmente con il suo silenzio. Il silenzio dell'altr-ove ci aiuta a sentire il rumore del nostro stesso silenzio interno che inizia a riempirsi inevitabilmente di domande. 

Cura

lo sguardo ci insegna che l'altrove ha bisogno di essere custodito. Per catturare questo oltre dobbiamo renderci disposti a sacrificare il nostro io, a venir meno alle nostre esigenze e richieste, di sospendere le nostre domande, per curare quell'altr-ove che mi scuote. Lo sguardo che mi guarda, mi riguarda nel profondo, ne sono cioè responsabile, devo curarlo, e solo in questo modo, sono in grado di oltrepassare, di catturare l'altrove che racchiude, accarezzandolo, lo incarno e ne vivo donandolo.

Oltrepassare per vivere di oltre ed altrove è un'azione complessa, delicata ma profondamente umana, avviene in ogni istante, occorre solo reimparare a guardare i volti, ma anche le parole, i gesti: essere quindi portatori sempre di ulteriorità significa non arrendersi mai a ciò che si è già detto o al ciò che si è già fatto, significa andare al di là, divenire orizzonte di vita, perché capace di guardare e soprattutto di essere un guardato, scoprirsi già un essere umano ulteriore dentro se stessi perché luogo di altri, per altri e grazie ad altri. L'ulteriorità ci costituisce, siamo sempre altro ed altri in una comunità di sguardi di coraggio, pensiero e cura.

Vivere al ritmo di oltre ed altrove, oltrepassare, è il modo per tornare ad esistere davvero, interamente.

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