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La metafisica spiegata agli illuministi

La metafisica spiegata agli illuministi

27 Aprile 2021 Maurizio Chatel
Maurizio Chatel
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La metafisica non è altro che questo: un metodo che unifichi il sapere in un linguaggio universale, che metta le conoscenze a disposizione di tutti, sia per essere apprese che per essere confutate (Popper direbbe: falsificate).


«"O frati," dissi, "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'è del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".»

...

Recentemente ho pubblicato una video-lezione sull’Illuminismo che di quell’epoca e di quell’idea non dava un’immagine particolarmente lusinghiera. Inaspettatamente, ho ricevuto commenti entusiastici non rivolti, tuttavia, alla mia interpretazione, ma all’oggetto del discorso: l’illuminismo continua ad affascinare, malgrado quel che se ne dica.

Ai miei commentatori ho rivolto, pacatamente, un avvertimento: attenzione, non è tutto oro quel che luccica, anche l’illuminismo ha la sua coda avvelenata, aggiungendo che, coi tempi che corrono, un ritorno alla metafisica gioverebbe di più. Apriti cielo! La condanna della metafisica proclamata dalla filosofia critica e dal pensiero debole post sessantottino agita ancora i sonni dei cultori della filosofia, per tacer di tutti gli altri. Malgrado i danni provocati dall’ideologia delle umane sorti e progressive, malgrado il fatto che, come sosteneva Adorno, l’illuminismo non abbia fatto altro che sostituire un pensiero magico con un altro (quello della tecnica come panacea universale), ancora si pensa che la luce della Ragione possa illuminare le menti ottenebrate dai dogmi e dai pregiudizi, portando l’umanità alla maturità del pensiero e alla libertà.

La metafisica non piace, come tutte le cose che si conoscono per sentito dire (male). La parola fa venire in mente le sudate carte liceali, Platone e Aristotele, e un’idea di filosofia incartapecorita e autoreferenziale, fatta di testi millenari il cui significato originario è andato irreversibilmente perduto. Parallelamente, si sostiene che la filosofia debba cambiare il mondo, malgrado la storia dimostri come tutti i tentativi fatti di realizzare un’idea si siano trasformati in tragedia, in colossali sconfitte dell’umano. Reificare un’idea – renderla concreta, un dato di fatto – è pericoloso, ma non lo vogliamo capire.

 Ma che cos’è la metafisica? Per rispondere devo fare un salto di lato, in un campo particolare delle umane conoscenze: quello della fisica teorica, delle ricerche sulle particelle elementari e sulla Teoria del tutto. È noto, a grandi linee, che la domanda della più ardua tra le scienze contemporanee riguardi la struttura elementare della materia, ovvero se esista e dove si trovi qualcosa che si possa chiamare il mattone dell’universo, la “particella di Dio”, l’ente da cui hanno origine tutti gli enti. Quest’ultima espressione, si noti bene, non è dei fisici nostri contemporanei, ma costituì il primo problema, il problema originario, della filosofia greca duemilaottocento anni fa. La Teoria del tutto e del mattone dell’universo implica la stessa domanda di fondo che scosse il pensiero occidentale dalle catene del mito: c’è un principio unitario, un ente originario o uno stato della materia da cui Tutto ha (avuto) origine?

 Dall’acqua di Talete e dall’aria di Anassimene siamo passati ai Quanti e al bosone di Higgs, ma senza modificare di un millimetro l’impostazione mentale di fondo: la necessità di una teoria razionale che riconduca la realtà ad un principio unificante, esprimibile in una formula. Dire che «l’essere è e il non essere non è» non è più demenziale della formula E = mc2; entrambi gli enunciati rappresentano l’espressione più alta di intelligenza raggiungibile dall’essere umano: esprimere l’essere in una formula. D’altronde, basta leggere uno qualunque dei saggi divulgativi di Carlo Rovelli, fisico italiano di fama internazionale, per comprendere come la sensibilità dei fisici di oggi sia particolarmente attratta dalla “bellezza” di una formula prima ancora che dalla sua “verità”.

 ...

Dunque esiste una “ridotta” dentro cui “il sogno della cosa”, la capacità della ragione di unificare il sapere in espressioni universali, continua ad operare. Forse i fisici delle particelle non sanno di essere gli ultimi metafisici, ma poco importa: essi tengono vivo un processo mentale indispensabile per tenere unita una comunità. Perché la metafisica non è altro che questo: un metodo che unifichi il sapere in un linguaggio universale, che metta le conoscenze a disposizione di tutti, sia per essere apprese che per essere confutate (Popper direbbe: falsificate). Come Aristotele aveva già capito, non si può apprendere la fisica, o la biologia, e neppure la politica, senza un metodo ordinatore della ragione, un linguaggio che si alzi al di sopra del livello delle opinioni e che ci riconduca a un modo comune di fare esperienza. Perché senza metafisica nessuna esperienza ha senso, tutto rimane contingente e autoreferenziale, un caos di gesti che non si possono trasformare in conoscenze comuni.

 La filosofia platonica (la sua “metafisica”), non è riducibile al mondo delle idee, o meglio, il mondo delle idee non è quello divulgato dalla cattiva trattatistica scolastica, ma è il frutto di una vita intera di ricerca e di riflessione, che portò il Sommo a indicare nella matematica, nel mondo dei numeri e della sintesi deduttiva, il linguaggio nascosto della natura. Senza Platone e il Timeo non ci sarebbe stato Euclide, né Galileo, né Cartesio, e non ci sarebbe, semplicemente, la nostra scienza[i].

 Ma tant’è: di metafisica i filosofi non parlano più. La parola, il concetto e la pratica sono stati colpiti da una damnatio memoriae radicale; da Nietzsche a Vattimo, la filosofia ha segato il ramo su cui stava seduta. Condannata al silenzio da un’accusa infamante, quella di essere l’origine di ogni autoritarismo della ragione, di un “pensiero unico” che ha trascinato l’umanità nelle fauci della tecnica disumanizzante. Della metafisica si è scritto tutto il male possibile, identificandola con la natura sopraffattrice e imperialista del mondo occidentale. Naturalmente, mentre Foucault e Vattimo uccidevano “il padre”, non facevano altro che “filosofare”, e cioè organizzavano un pensiero nella logica di processi argomentativi consolidati proprio dalla metafisica: non si può confutare la metafisica senza fare della metafisica. Per abbatterla occorre uscirne, aggredirla dal di fuori, rifiutarla ontologicamente. Vivere senza metafisica. Che i fisici si masturbino intellettualmente con le loro pazze teorie del Tutto: liberiamo i No Vax, i terrapiattisti, i rettiliani dalle catene del principio di non contraddizione; confrontiamoci apertamente sul piano delle opinioni, per capire qual è la più forte, e al diavolo i principi universali. Non abbiamo più bisogno di condividere, ma di dividere. Di separare “illuministicamente” il presente dal passato, di “guardare avanti” anche se in un mondo senza centro alto e basso, avanti e indietro non significano più niente. Vogliamo essere “liberi di pensare” ma senza un ragionamento comune, senza sentirci responsabili di ciò che pensiamo, senza parteciparlo in un orizzonte unificante.

Abbiamo dimenticato che la Metafisica non è il libro di Aristotele ma il nostro destino, al quale abbiamo deciso di rinunciare. Dalla Teoria del Tutto siamo passati alla Teoria del Tutti… ma tutti chi?

...
La Banda dei quattro: nell'ordine Adorno, Foucault, Derrida e Vattimo

[i] Se tutto questo non vi convince, consiglio la lettura di Linda Napolitano Valditara, Le idee, i numeri, l’ordine, Bibliopolis 1988; o Numero e logos, di Paolo Zellini, Adelphi 2010. Se ancora non vi basta, non mi rimane che arrendermi.

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