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Sono un bambino della generazione touch e mi piace il tablet...

Sono un bambino della generazione touch e mi piace il tablet...

09 Luglio 2013 Redazione
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I bambini, anche molto piccoli (generazione touch), passano sempre più tempo con i tablet e le loro applicazioni, completamente catturati dalla loro interfaccia tattile e dalle mille idee applicative gestibili con gestures tattili. Gli effetti di questa rivoluzione non sono completamente prevedibili ma è certo che cambieranno lo sviluppo e le forme di apprendimento. Le prime ricerche suggeriscono che giocare con l'iPad può essere istruttivo quanto leggere un libro. Ma è un'idea che molti genitori faticano ad accettare

La letteratura sugli effetti delle tecnologie sullo sviluppo e sul modo di imparare dei bambini è ampia e ricca di spunti per riflessioni non sempre convenzionali. Una autrice che sull'argomento ha scritto molto è Lisa Guernsay.

Nel suo libro Screen time , la giornalista e scrittrice riflettendo sull'uso ceh delle nuove tecnologie fanno i bambini, suggerisce di soffermarsi su tre elementi: il contenuto, il contesto e il tipo di bambino. Pone una serie di domande del tipo: pensate che il contenuto sia appropriato? Il tempo che passa davanti a uno schermo è "una percentuale relativamente piccola rispetto a quello che passa con voi e interagendo con il mondo reale"? Guernsey consiglia di basare le regole sulle risposte a queste domande, bambino per bambino. E sottolinea quanto sia importante l'atteggiamento dei genitori nei confronti della tecnologia.

Di Lisa Guernsay e di altri studiosi e ricercatori interessati allo studio del rapporto tra tecnologia a nuove generazioni ha parlatoin un lungo articolo pubblicato sulla rivista The Atlantic,  Hanna Rosin.

 

L'articolo è stato ripreso anche in Italia da numerosi giornalisti e blogger ed è stato pubblicato anche sul sito del Politecnico di Torino ( Download PDF )

Ne pubblichiamo un estratto breve:

In una gelida giornata di primavera dell'anno scorso, alcune decine di sviluppatori di applicazioni per cellulari e tablet dedicate ai bambini si sono riuniti in un vecchio albergo sulla spiaggia di Monterey, in California, per presentare le loro creazioni. Uno di loro, che si definiva "un creatore di giochi visionario" e sembrava uno skater appena diventato papà, ha presentato un inquietante gioco interattivo chiamato Puzzingo studiato per i bambini più piccoli e ispirato al desiderio di suo figlio di costruire e distruggere.

Due donne sulla trentina hanno fatto vedere un'applicazione che hanno chiamato Knock knock family , per bambini da uno a quattro anni. "Vogliamo essere sicure che sia abbastanza facile anche per i piccolissimi", ha spiegato una di loro. La conferenza era organizzata da Warren Buckleitner, che da tempo recensisce strumenti interattivi per bambini e spesso organizza incontri tra sviluppatori, ricercatori e gruppi di interesse. C'erano anche dei bambini, molti dei quali ancora con il pannolino.

La conferenza si chiamava Dust of magic e si svolgeva in un vecchio locale di legno e pietra a poco più di un chilometro dal mare. Durante le pause Buckleitner provava a vedere se il suo elicottero telecomandato riusciva ad arrivare al secondo piano dell'edificio, davanti a un gruppetto di bambini arrivati con i genitori. Loro lo guardavano con il naso per aria spaventati e diver­ titi. Ma per la maggior parte del tempo guardavano i loro iPad e altri tablet sparsi nella sala come se fossero scatole di caramelle aperte. Sono andata un po' in giro a parlare con gli sviluppatori e diversi di loro hanno citato una famosa frase di Maria Montessori: "Le mani sono gli strumenti dell'intelligenza umana". Una frase presa in prestito per nobilitare l'era del touchscreen, in cui i bambini piccolissimi, che un tempo potevano giocare solo con i dadi di legno, sono coinvolti in attività sempre più complesse.

Cosa avrebbe pensato Maria Montessori di questa scena? I bambini presenti, una trentina, non erano sulla spiaggia a infilare le dita nella sabbia, a farle scorrere sui sassi coperti di muschio o a scavare alla ricerca di granchi. Erano tutti al chiuso, da soli o in gruppi di due o tre, con il naso a pochi centimetri da uno schermo e le dita impegnate in attività che Maria Montessori non avrebbe mai potuto immaginare. Due bambine sui tre anni leggevano una storia interattiva intitolata Ten giggly gorillas e litigavano per decidere a quale scimmia fare il solletico. Accanto un bambino aveva trasformato le sue dita in un pennarello rosso con cui disegnava la caricatura del fratello maggiore.

Su un vecchio tavolo di quercia all'ingresso un gigantesco pupazzo Angry Bird invitava i bambini a provare tablet pieni di nuove app. Su alcune sedie erano legati dei cuscini, per permettere ai bambini di 18 mesi di raggiungere i tablet: tutti sapevano come usarli. Nuovi schermi Fino a non molto tempo fa, c'era solo la tv, che in teoria poteva rimanere confinata nella stanza dei genitori o chiusa in un armadio.

 

Oggi ci sono gli smartphone e gli iPad, che fanno parte della vita quotidiana delle famiglie. "Mamma, tutti hanno un tablet tranne me!", si lamenta a volte mio figlio di quattro anni. Nel tempo che ha impiegato per imparare a dire quella frase sono state create migliaia di applicazioni per bambini in età prescolare come lui. Per i genitori, i passatempi dell'infanzia hanno subìto un'allarmante trasformazione in pochissimo tempo.

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