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Innovazione è consapevolezza di un mondo in rapida trasformazione

Innovazione è consapevolezza di un mondo in rapida trasformazione

12 Marzo 2021 Techno-Innovation
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L’ ostacolo maggiore per l’innovazione rimane sempre l’atteggiamento delle persone, la mancanza di una cultura e di un mindset aperto al cambiamento, la mancanza di lungimiranza nel tentativo di mantenere inalterato lo status quo. E’ importante perciò che le aziende lavorino sulla propria cultura interna e accettino il cambiamento, cercando di fare proprie le innovazioni anche dal punto di vista della comunicazione altrimenti il rischio diventa quello di dover essere costrette a chiudere.

In questa era digitale abitiamo realtà parallele, virtuali e fattuali, vissute tutte come reali, forse ci sentiamo in gabbia. La realtà si è popolata di macchine capaci di decidere da sole, reti di oggetti interconnessi e capaci di parlare tra loro, auto senza pilota, assistenti virtuali, algoritmi che decidono per noi e intelligenze artificiali. Di fronte alla potenza e alla bellezza della tecnologia siamo tutti affascinati, attratti e coinvolti, come individui, aziende e organizzazioni. Anche sul fronte dell’innovazione. 

Le nuove tecnologie hanno un impatto fondamentale, in termini di efficienza ed efficacia, nel rendere perseguibile l’innovazione in ambiti diversi: collaborazione, trasformazione digitale, management, processi e modelli di business. Grazie alle nuove tecnologie ogni realtà imprenditoriale può agire su vari fronti: intelligenza e conoscenza, prevedibilità degli scenari futuri e visione, interazione e collaborazione. Ognuno di questi ambiti può trarre vantaggio da tecnologie specifiche: Big Data, analytics, IoT, realtà aumentata e modellazione, digital workplace, e-learning, IA, Blockchain, ecc. 

L’Italia continua a scontare la sua arretratezza in ricerca e innovazione e a poco è servito il lancio dell’industria 4.0. A eccezione di un piccolo gruppo di imprese innovative l’imprenditorialità italiana non brilla per investimenti in ricerca e innovazione, forse manca la cultura. Il gap con le altre nazioni europee si sta allargando con conseguenze facilmente prevedibili. I problemi sono noti: scarse risorse per la ricerca, la scienza, l’università e la formazione, il taglio di fondi pubblici, il mercato del lavoro, la scarsa produttività, l’adattamento verso il basso, la carenza di infrastrutture. 

In questo articolo proponiamo l’intervista che Lucia de Grimani ha condotto con Enrico Piacentini Innovation manager, Linkedin trainer e Tardivo Digitale


 

Buongiorno Enrico, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale e del suo interesse per le nuove tecnologie ? 

Buongiorno a lei! Io sono Enrico, classe1965 e posso tranquillamente affermare che le nuove tecnologie sono la mia vita.

Ho iniziato a lavorare nel mondo della comunicazione digitale 20 anni fa e, all’epoca, eravamo considerarti un po’ dei pionieri perché ancora non era chiaro se il digitale fosse una moda o fosse arrivato per restare. All’inizio ho lavorato come consulente per diverse aziende e poi ho aperto la mia Web Agency; nel giro di un paio di anni siamo passati da da 4 a 30 risorse ed è stato proprio in quel periodo che ho scoperto di non amare più di tanto la vita da imprenditore: mi trovavo infatti nella necessità di dover delegare questioni complesse e delicate, e la cosa non mi piaceva, ma allo stesso tempo mi veniva difficile usare tutto il mio tempo per supervisionare e gestire il lavoro degli altri. Quando mi si è presentata l’occasione, sotto forma di un’offerta a cui non ho proprio potuto dire no, ho ceduto la mia azienda e sono entrato nel board di quella che mi ha acquisito.

Oggi lavoro ancora con loro, mi occupo di innovazione a 360°, mi diverto e faccio quello che so fare meglio: creare contatti, relazioni e sinergie tra le aziende. Mi piace il lavoro che faccio e sono sempre attento a quelle che sono le novità del mondo digital, per esempio, cinque anni fa ho fatto una scommessa sulla crescita della piattaforma Linkedin e l’ho vinta! Nonostante in Italia questa piattaforma non abbia ancora raggiunto il suo massimo sviluppo, io ho da subito creduto nel potenziale della sua formula e mi sono specializzato nel suo utilizzo, infatti attualmente sono Trainer certificato per la piattaforma Sales Navigator. Per quanto riguarda le altre attività che porto avanti, sono un Temporary CDO, mi occupo quindi di “evangelizzare” le aziende sui benefici e sui vantaggi che derivano dall’utilizzo del digitale. Sono anche organizzatore del TEDx Legnano e da 4 mesi ho lanciato, insieme a Francesco Facchinetti, una community che si chiama Tardivi Digitali : come avrete capito amo avere sempre le mani in pasta! 

Come è nata la community Tardivi Digitali? 

La community è nata su Linkedin.

Io e Francesco ci siamo conosciuti lì, la miccia che ha dato il via a tutto questo progetto è stato un video di 90 secondi in cui ho spiegato a Francesco “ il perché ” del lavorare insieme. Francesco ed io siamo due vulcani di idee e ci siamo presi l’impegno di portare avanti diversi progetti a favore del digitale. L’idea di Tardivi Digitali è nata qualche anno fa, come risposta all’imbarazzo che leggevo nei comportamenti dei miei coetanei, sia dirigenti che semplici amici, quando ci si trovava tutti a dover affrontare le sfide imposte dal digitale.

Mi spiego meglio: se ci pensate bene, noi siamo la prima generazione che impara dai figli! Per alcuni questa situazione è profondamente imbarazzante e non si traduce, come ci si aspetterebbe, in un tentativo di mettersi in discussione ma in una demonizzazione del digitale ed in un rifiuto totale di comprenderne il funzionamento.

Il gap generazionale c’è sempre stato e ci sarà sempre, ma noi abbiamo il dovere di imparare a parlare la  lingua dei nostri figli in modo tale da non rendere questa distanza incolmabile e, soprattutto, in maniera tale da mantenere sempre la supervisione e la capacità di comprendere come i nostri figli facciano uso di questi strumenti. Tardivi Digitali ha un core ironico ed il compito, reale, di condurre chiunque all’interno del mondo digital per poter conoscere e utilizzare tutte le possibilità che questo strumento offre. 

 

 

Cosa può anticiparci riguardo all’edizione 2021 di TEDx Legnano? 

Quest’anno TEDx Legnano sarà un progetto PHYGITAL ovvero si comporrà di un evento fisico e di un’interazione digitale. Il new normal oggi richiede di adeguare la nostra fantasia e creatività alle possibilità effettive che la realtà ci offre. Il Phygital ci permette di costruire un ponte tra mondo fisico e mondo digitale andando ad offrire un’esperienza coinvolgente ed una soluzione a tutte le problematiche logistiche causate dal Covid.

Organizzare oggi un TEDx è molto impegnativo, ma regala delle incredibili soddisfazioni e la possibilità di conoscere persone straordinarie. Io ho un team molto compatto e due co-organizzatori che mi supportano, Gianni Adamoli e Diego Parassole. Il format di TEDx è particolarmente sfidante perché devi riuscire, in pochi minuti, a dare sia valore sia emozioni, senza tradire l’intento che rimane quello di divulgare informazioni. 

Quali sono stati secondo lei gli effetti della pandemia sul digitale e sulla comunicazione? 

Al netto del dramma sanitario, possiamo tranquillamente affermare che la pandemia ha fatto in 6 mesi un lavoro che altrimenti sarebbe andato avanti per anni: la pandemia ha accelerato molti processi ed ha focalizzato la nostra attenzione sul valore del digitale e sulle modalità con cui è in grado di semplificarci la vita.

Per quanto riguarda la comunicazione, c’è stato un miglioramento ed un’enorme crescita che è andata di pari passo alla crescita ed alla cura della propria reputazione online. Quello che si riscontra oggi è un desiderio maggiore di dare valore e di fingere meno: in generale quello che sto vedendo è un utilizzo più etico dei social network da parte degli utenti. 

Che cosa è per lei l’innovazione?

Per me l’innovazione è la consapevolezza che il mondo intorno a noi sta cambiando molto velocemente e che siamo quindi nella condizione di dover adattare rapidamente le nostre competenze per poter sopravvivere. Le proprie skills devono quindi venir adeguate alle richieste di un mercato che cambia repentinamente. Non dobbiamo assolutamente demonizzare il concetto di tecnologia ma dobbiamo imparare a valorizzare il rapporto tra uomo e macchina curandone soprattutto l’aspetto collaborativo.  

 

 

Quali sono secondo lei i principali ostacoli che si incontrano quando si decide di innovare un’attività o un’organizzazione?

Le difficoltà più grandi riguardano sempre la mentalità degli imprenditori, l’assenza di un digital mindset che permetta di affrontare il processo di trasformazione con facilità e consapevolezza.

Spesso le aziende non accettano il cambiamento e si nascondono dietro la frase “ abbiamo sempre fatto così”. Considero questa frase la rovina per tutte le organizzazioni perché, di fatto, è una scusa dietro cui ci si nasconde per non affrontare la trasformazione, ma facendo così si finisce solo per far aumentare spropositatamente il gap con tutte le altre realtà che invece fanno del cambiamento il loro asset principale. L’ ostacolo maggiore per l’innovazione rimane sempre l’atteggiamento delle persone, la mancanza di una cultura e di un mindset aperto al cambiamento, la mancanza di lungimiranza nel tentativo di mantenere inalterato lo status quo. E’ importante perciò che le aziende lavorino sulla propria cultura interna e accettino il cambiamento, cercando di fare proprie le innovazioni anche dal punto di vista della comunicazione altrimenti il rischio diventa quello di dover essere costrette a chiudere. 

Secondo lei quando si può dire di avere veramente portato l’innovazione in azienda? 

Sulla base della mia esperienza posso dire che portare innovazione in un’organizzazione coincide col riuscire ad ottenere un cambiamento generale a livello di mindset. Acquistare nuove tecnologie e adottare nuovi metodi, per produrre di piu’ e per produrre meglio, non sempre produce innovazione. La propria cultura digitale è il vero fattore abilitante in un’azienda; riuscire ad intervenire su questo fattore, andando a modellarlo ed indirizzarlo verso l’apertura al cambiamento coincide sicuramente con il fare innovazione.

Mi sento anche di aggiungere che intervenire sul mindset significa andare ad aiutare le persone nel comprendere il valore della formazione continua. Una volta, la nostra vita lavorativa e culturale, era scandita da tre fasi: l’apprendimento delle informazioni, l’applicazione sul campo ed il trasferimento della conoscenza ad altri. Oggi la situazione è cambiata, non ci muoviamo più linearmente lungo queste tre fasi, ma ci è richiesto un aggiornamento costante delle nostre competenze e l’adozione del concetto di Lifelonglearning nella nostra vita: l’apprendimento continuo non è quindi solo una moda ma uno stile di vita che dobbiamo abbracciare tutti, per poter restare al passo con un mondo che cambia velocemente e che ci pone sempre davanti a nuove sfide.

 

 

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