TECNORIFLESSIONI /

L’esercito della consapevolezza

L’esercito della consapevolezza

03 Aprile 2023 SIMONE MAGLI
SIMONE MAGLI
SIMONE MAGLI
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“Non sono poi così tante le persone, che usano ancora il cuore.” Partendo da questo mio pensiero, nel testo seguente vorrei condividere con voi degli spunti di riflessione, relativi all’ipertrofia da digitale.

Come ben sapete, oggi affidiamo molta (troppa?) parte delle nostre giornate e quindi della nostra vita alla tecnologia. Mi riferisco alla comunicazione relativa al lavoro, ai contatti, agli amici, alla famiglia etc. Ma anche alle pratiche burocratiche. Alla creazione e all’archiviazione di foto e dei documenti, all’invio di essi, alle ricerche su google, agli acquisti etc. etc. etc. Forse si fa prima dire cosa non facciamo senza l’aiuto della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. 

Ci muoviamo meno, leggiamo e scriviamo meno, facciamo pochissimi conti a mente, vediamo meno persone, comunichiamo meno (condividere sui social non è la stessa cosa) etc. etc. 

Molte persone non sanno e, soprattutto, non vogliono minimamente sapere chi sono. Delegare molto (tutto) al digitale, secondo me costituisce la piaga più pericolosa, perché influisce su ogni tipo di relazione, all’interno della società e del mondo che abitiamo. 

Perché se un individuo non è abbastanza consapevole dei propri valori e dei propri limiti, secondo me non può nemmeno avere interazioni volte a uno scambio che arricchisca entrambe le parti, attraverso il confronto, la collaborazione e la cooperazione.

Se una persona non ha interesse per ciò che è, si limita solamente a cercare scambi utilitaristici. 

E’ da qui che deriva lo sfaldamento delle relazioni sane, che siano di conoscenza, amicizia o amore. Automaticamente (perché l’automa forse non è poi così lontano da quello che stiamo diventando) lo studio, la cultura, l’interesse per l’altro, la curiosità, la passione, la volontà e la leggerezza perdono di utilità, non sono più necessarie. 

Questo modo di non vivere ha stravolto (o già distrutto?) quasi ogni tipo di umanesimo. Secondo il mio pensiero civile e poetico, per contrastare questo dramma, a nostro favore non rimane che la ricostruzione di un’utopia. Un tentativo di sovversione, che parta dalla volontà di non piegarsi all’imposizione di questa nuova dittatura emotiva.

 

Simone Magli

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