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Potenza dei dati e loro abuso

Potenza dei dati e loro abuso

01 Aprile 2019 Redazione SoloTablet
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Un surplus informatico di dati e Informazioni può servire a migliorare la vita sociale e politica ma anche diventare strumento di potere e controllo sociale.

I dati e le informazioni a cui ci si riferisce sono quelle prodotte online, sulle piattaforme di social network. Dati che prima di essere condivisi dovrebbero suscitare in ogni persona dubbi, riflessioni critiche e decisioni diverse da quelle oggi comunemente praticate.

Questo è ciò che tutti avrebbero dovuto apprendere dallo scandalo di Cambridghe Analytica che ha rivelato in che modo i dati personali online possano essere usati per manipolare modi di pensare, comportamenti e scelte individuali.

Lo scandalo ha messo in difficoltà Facebook che da allora sta cercando in ogni modo, senza riuscirci, di convincere tutti della bontà degli algoritmi della sau piattaforma social perché legati a motivazioni diverse da quelle puramente commerciali e di business. Il CEO di Facebook è intervenuto recentemente per ribadire l’impegno a garantire la privacy degli utenti. “Dovremmo operare per un mondo nel quale un individuo deve poter parlare privatamente e vivere liberamente sapendo che le sue informazioni saranno viste solo dalle persone che ha deciso possano v ederle”, ha detto recentemente Zuckerberg, CEO di Facebook. Sfortunatamente molte notizie emerse alla cronaca recente dimostrano esattamente il contrario e poco sembra essere fatto da Facebook per garantire la privacy ed evitare l’utilizzo dei dati degli utenti per scopi commerciali o politici. Qualsiasi cosa dica Zuckerberg, Facebook non diventerà mai un paladino della privacy!

Non è un caso che, mentre i grandi produttori tecnologici sono entrati nel mirino di stati e media per l’eccessivo potere accumulato, gli utenti stanno diventando maggiormente consapevoli dei lati. Oscuri della trasparenza alla quale sono costantemente invitati. Secondo recenti indagini condotte negli Stati Uniti solo il 12% del campione intervistato dichiara di credere che le piattaforme di social media proteggano i loro dati. Elevata è al contrario la sfiducia, in particolare tra i Baby Boomers e i rappresentanti della Generazione X. Ma la percentuale di sfiducia è elevata anche tra Millennial e la Grenerazione Z. 

Tutti sembrano avere compreso quanto le loro informazioni siano importanti e perché le piattaforme social ne siano così voraci e dipendenti. Dati e informazioni condivisi online raccontano il vero Sé delle persone e per questo diventano fondi affidabili per campagne marketing e promozionali. A rendere queste informazioni ancora più valide è il grande numero di persone che le producono e il fatto che siano aggiornate in continuazione. 

Il dubbio e il calo di fiducia sono due espressioni di qualcosa che sta cambiando nella relazione tra utenti e social media. Non ancora sufficienti però per far nascere una maggiore consapevolezza che porti all’azione. Molti utenti continuano a essere complici, con le loro interazioni online, dei modelli imposti dai produttori di tecnologia. Si può staccare la spina o cominciare a porsi delle domande. Farlo servirebbe ad acquisire una consapevolezza critica utile a far emergere un utilizzo più intelligente e libero della tecnologia.

 

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