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Le minacce delle aziende tech per le banche

Le minacce delle aziende tech per le banche

17 Dicembre 2019 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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In generale, il 57% delle banche italiane ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’open banking e ne vede una concreta opportunità per la propria attività; dato anche superiore alla media europea che si attesta invece sul 55%. Inoltre, quattro banchieri su cinque – l’81% - ritiene che il settore stia subendo una trasformazione significativa grazie all’open banking ed – anche in questo caso – il dato è superiore a quello della media europea che si attesta sul 64%. La minaccia delle grandi aziende tech: il 52% degli intervistati italiani si è detto preoccupato a riguardo rispetto a una media europea del 35%

E’ quanto si rileva dal report “Open banking 2019: nella mente dei banchieri italiani”, un ampio sondaggio condotto da Tink (una delle principali piattaforme di open banking in Europa) e YouGov per conoscere le opinioni delle banche europee nei confronti dell'open banking e comprendere meglio come i dirigenti finanziari stiano rispondendo a uno dei più grandi cambiamenti del settore. Dal report si evince come l'Italia si distingua come un paese che segue da vicino gli sviluppi dell'open banking.

PRINCIPALI VANTAGGI. Interessante notare quali siano per i banchieri italiani i tre principali vantaggi che l’open banking può portare al comparto. Al primo posto, la maggiore opportunità risulta “sviluppare servizi digitali migliori”. Al secondo posto, la possibilità di “ridurre i costi di acquisizione dei clienti”; mentre al terzo “vendere l'accesso ai dati che vanno oltre la PSD2”.

Questo riscontro favorevole rispetto alla tematica ha probabilmente due matrici:

  • da una parte il fatto che recentemente si sia aperto un dibattito importante per incoraggiare l'uso dei pagamenti digitali, in favore di un’economia cashless. Argomento importante, dato che l’Italia è ancora uno dei mercati più dipendenti dalla liquidità in tutta Europa
  • dall’altro lato, la minaccia delle grandi aziende tech – da Microsoft ad Amazon, da Google ad Apple - che in Italia è più evidente che altrove.

LE BIG TECH SI INTERESSANO AL FINANCE. Dal report si evince altresì come l'ascesa della "big technology" nel settore dei servizi finanziari preoccupi le banche italiane, il 52% degli intervistati si è detto preoccupato a riguardo rispetto a una media europea del 35%. L’espansione delle big tech nel settore è avvenuta finora principalmente tramite partnership: negli USA, Google collabora con Citibank, Apple con Goldman Sachs ma anche in Italia Amazon ha stretto una partnership con Intesa Sanpaolo per consentire ai clienti di convertire i propri risparmi bancari in buoni regalo con un bonus aggiuntivo del 3%. Ma spaventa anche che tutte le grandi aziende tech abbiano lanciato la propria piattaforma di pagamento. Facebook Libra, Google Pay, Apple Pay, Amazon Pay o WeChat Pay sono solo alcuni esempi.

PSD2. Interessante notare come le banche italiane siano più convinte di qualsiasi altro paese in Europa che gli istituti finanziari debbano migliorare i propri servizi per attrarre e fidelizzare i clienti e che dovranno andare oltre quanto richiesto dalla PSD2 per stare al passo con la concorrenza. A questo proposito, il 19% degli intervistati italiani ritiene che la PSD2 "incoraggi in modo significativo l'innovazione", rispetto ad una media europea che si attesta sul 13%. Tuttavia, il 43% degli intervistati vede la PSD2 come una minaccia ai propri modelli di business esistenti. Dal report si evince come coloro che considerano le normative come una minaccia per la propria attività sono meno positivi nei confronti dell'open banking.

POSSIBILI MINACCE. Le preoccupazioni dei banchieri sono, quindi, legate all’avanzare delle tech company in ambito finance e alla PSD2, ma non è l’open banking di per sé a destare ansie: nessuno degli intervistati lo ritiene una minaccia significativa al proprio business, mentre il 29% ritiene possa rappresentare un limitato rischio. Probabilmente, la paura maggiore resta quella di perdere la fedeltà dei clienti, con il 48% degli intervistati che ha manifestato questa preoccupazione.

Gian Carlo Lanzetti

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