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Cyberattacchi e tempestività nella risposta

Cyberattacchi e tempestività nella risposta

25 Marzo 2019 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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In Italia il 78,1% degli intervistati dichiara tempi di risposta sotto le 8 ore, mentre il 21,1% afferma di non riuscire ad essere altrettanto tempestivo.

Secondo l’ultima indagine condotta da Kaspersky Lab - che aveva l’obiettivo di valutare il punto di vista delle organizzazioni di tutta Europa, Italia compresa, sulla sicurezza informatica - più della metà delle aziende europee (il 54%) - e il 55% di quelle italiane - ha dichiarato di aver affrontato almeno un attacco informatico negli ultimi 24 mesi e le conseguenti problematiche per quanto riguarda le loro attività.

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È importante anche notare il fatto che il 20% dei decision maker in ambito IT (definiti ITDM) coinvolti sostenga che gli attaccanti non abbiano lasciato alcuna traccia circa la loro identità nel corso dell'ultimo attacco informatico rivolto alla loro organizzazione. Questa percentuale per l’Italia raggiunge quasi il 24%. Un dato che richiama l’attenzione, una volta di più, sul difficile compito che devono svolgere gli investigatori informatici. 

Secondo la ricerca, le organizzazioni di Regno Unito e Spagna sono quelle che si trovano a fronteggiare la maggior parte dei rischi: il 64% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver avuto esperienza di un attacco informatico negli ultimi due anni. In Italia questo dato è piuttosto alto, pari al 55%, soprattutto se messo a confronto con la situazione riscontrata in altri paesi, come la Germania (49%) o la Romania (37%). Pur potendo contare solitamente su budget per l’Information Technology più consistenti rispetto a quanto viene stanziato dalle piccole e medie imprese, le grandi aziende che hanno dovuto affrontare un cyberattacco, andando incontro alle conseguenze citate sopra, sono state pari al 64%, contro il 45% delle PMI. 

Le minacce di questo tipo non accennano a diminuire: più di una persona su cinque tra quelle sentite nel corso dell’indagine di Kaspersky Lab (21%) ha notato una crescita nel numero di cyberattacchi rivolti alla propria organizzazione negli ultimi 12 mesi, in confronto con quanto registrato l'anno precedente; solo per il 42% degli intervistati la situazione sembra essere rimasta la stessa. In Italia sembra esserci maggior stabilità: per il 52% degli intervistati nel nostro paese il livello di cyberattacchi è rimasto lo stesso nell’ultimo anno. Solo il 15% degli ITDM italiani coinvolti nell’indagine rileva un aumento rispetto all’anno precedente. Inoltre, anche la complessità degli attacchi informatici sembra essere cresciuta: un decision maker in ambito IT su cinque in Europa ha affermato che i cybercriminali responsabili di attacchi alle loro organizzazioni non hanno lasciato, di recente, alcuna traccia della loro identità. Per quanto riguarda l’Italia, questa posizione riguarda quasi un ITDM su quattro (quasi con il 24%). 

È positivo il fatto che oltre due terzi (72%) delle organizzazioni europee coinvolte nell’indagine di Kaspersky Lab abbiano dichiarato di essere in grado di scoprire un’eventuale violazione in otto ore o meno; nonostante questo sono ancora tante, un’impressionante 25%, le aziende che non riescono ad intervenire nelle prime ore dopo un attacco, semplicemente perché non si rendono conto di aver subito una violazione fino ad attacco ormai avvenuto. In Italia il 78,1% degli intervistati dichiara tempi di risposta sotto le 8 ore, mentre il 21,1% afferma di non riuscire ad essere altrettanto tempestivo. Da una ricerca condotta in precedenza è emerso che la velocità di rilevamento è un elemento fondamentale per la riduzione dell'impatto di un attacco dal punto di vista del danno economico: il rilevamento immediato comporterebbe un costo di ripristino intorno ai 456.000 dollari; le imprese che impiegano, invece, più di una settimana per rilevare un’eventuale minaccia entrata nel loro perimetro potrebbero arrivare ad un impatto economico di 1,2 milioni di dollari.

 

 

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