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Si inverte il trend del digitale

Si inverte il trend del digitale

04 Aprile 2019 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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Nonostante il deterioramento congiunturale, la digitalizzazione continua a progredire, ed è un bene. Genera investimenti e permette di affrontare il problema di efficienza di sistema che ci separa da una crescita solida e duratura. Aumenta il peso dei digital enabler.

Nel 2018 il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni, contenuti ed elettronica di consumo) è infatti cresciuto del 2,5% a 70.474 milioni di euro e promette una crescita analoga per il 2019, a 72.222 milioni. Continua a migliorare la qualità della domanda, grazie alla spinta delle componenti più innovative, quelle che permettono la trasformazione digitale di processi e modelli di business e di servizio, e la spinta si trasmette all’intero mercato, non solo al software e ai servizi, in forte espansione, ma anche ai dispositivi e ai sistemi. Non cambia però ancora il quadro di un sistema-paese a due velocità, con il fiorire di startup e di imprese e amministrazioni ben posizionate sul fronte dell’innovazione digitale e troppe entità, soprattutto di minori dimensioni, ancora ai margini di un ammodernamento necessario per continuare a creare valore e occupazione. I trend indicano che le potenzialità per migliorare ci sono, e che vanno colte dando continuità e impulso alle politiche per l’innovazione. Sono queste le principali evidenze delle rilevazioni di Anitec-Assinform - l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende dell’ICT - condotte in collaborazione con NetConsulting cube.

“Sino a due anni fa in Italia c’è stato il rischio di vedere le imprese travolte dall’ondata digitale per carenza di investimenti in ICT. Il trend si è rovesciato, dando l’idea di quello che saremmo capaci con una visione più ambiziosa del nostro Paese in Europa e nel mondo. I dati presentati oggi lo confermano. - ha commentato Marco Gay, Presidente di Anitec-Assinform. E infatti, a parte i servizi di rete, la progressione è d’insieme.  Nel 2018, Contenuti Digitali e Digital Advertising sono cresciuti del 7,7%, i Servizi ICT del 5,1% toccando il tasso di crescita più alto degli ultimi anni, come anche il Software e Soluzioni ICT, aumentati del 7,7%, e hanno ripreso a crescere anche i Dispositivi e Sistemi (+2,6%). È l’effetto della spinta delle componenti più legate alla trasformazione digitale, che animano progetti e applicazioni che interessano tutte le componenti dell’offerta ICT. E se si attraversano i diversi comparti per pesare le dinamiche delle componenti più innovative in assoluto (digital enabler) si nota come, nel 2018, esse abbiano ancora mostrato tassi a due cifre, che promettono di ripetersi nel 2019 nonostante l’attesa di una crescita zero per il Pil.

Nonostante il deterioramento congiunturale, la digitalizzazione continua a progredire, ed è un bene. - ha aggiunto Gay - Genera investimenti e permette di affrontare il problema di efficienza di sistema che ci separa da una crescita solida e duratura. Le aree di eccellenza, nel manifatturiero e nell’export e nei distretti crescono, ma ci sono troppe realtà che ancora non innovano, facendo da freno. Bisogna dare continuità a quanto avviato e promuovere una diffusione più capillare dei modelli, delle tecnologie e delle competenze digitali, e puntare sulla crescita dello stesso settore ICT, che per innovazione, valore aggiunto e occupazione gioca un ruolo sempre più rilevante.”  Nel settore ICT il valore aggiunto per addetto è superiore del 25% a quello degli alti settori industriali; il numero medio di addetti per impresa è del 60% superiore rispetto al quello rilevato per l’intera economia; l’occupazione fra il 2018 e il 2020 per i professionisti ICT è attesa crescere a tassi del 2,4%.

Lo stimolo dei digital enabler è sempre più evidente. I digital enabler, per la loro articolazione, si distribuiscono in vario modo nei comparti  appena visti, e quindi sono già inclusi in essi, ma meritano una vista specifica per la loro consistenza e dinamica: mobile business a 3.855 milioni (+9,4%), IoT a 2.960 milioni (+19,2%), cloud a 2.302 milioni (+23,6%), cybersecurity a 1006 milioni (12,2%), Big Data a 913 milioni(+18,1%), wearables a 563 milioni) (+15,3%);  piattaforme gestione web a 423 (+13,7%),  intelligenza artificiale / cognitive computing  a 135 milioni (+69,1%) e tecnologie  blockchain 20 milioni (+25,0% ).

Sul fronte dell’innovazione diffusa molto resta però da fare. Fatto 100 il solo mercato business (imprese e PA), il 2018 vede le grandi imprese (oltre 250 addetti) esprimere ben il 58,7% degli investimenti ICT, contro il 18,7% delle medie (50-249 addetti) e il 22,6% delle piccole (1-49 addetti), che hanno un peso in termini di occupazione e Pil proporzionalmente più elevato. In più i tassi di crescita degli investimenti 2018 sono del 4,3% per le grandi, del 3,8% per le medie e del 2,2% per le piccole.

Ancora in tema di innovazione diffusa, conta il Piano Impresa 4.0, che nel 2018 ha generato un mercato in crescita del 18,7% a 2.593 milioni. Da quest’anno esso ha visto una maggiore focalizzazione alle piccole imprese, ma a fronte di una riduzione delle risorse complessive e quindi ancora più a scapito delle aziende di maggiori dimensioni, nonostante queste siano i motori dell’innovazione nelle filiere.

Il caso Impresa 4.0, come i passi indietro sul credito d’imposta per la R&S, restano il segno di una politica industriale e di bilancio in cerca di equilibri più che di sfide alla nostra portata. Anche se poi su altri fronti, sono emersi elementi molto positivi. - ha precisato Gay - Come la  proroga del credito di imposta per la formazione di competenze ICT, di cui abbiamo un gran bisogno;  l’innalzamento delle detrazioni per gli investimenti in capitale di rischio, che promette di stimolare il venture capital; il fondo per sostenere i progetti su intelligenza artificiale, blockchain e IoT, l’iperammortamento e incentivi per cloud e piattaforme collaborative, i voucher per l’Innovation Manager, che può guidare le piccole imprese nei processi di trasformazione tecnologica e digitale.“

Alla luce della possibilità di ulteriori manovre finanziarie, è importante dare almeno attuazione piena a tutte le misure varate. Le Istituzioni hanno una responsabilità forte al riguardo. E sono chiamate a prefigurare l’evoluzione del sistema-paese in tempi in cui la trasformazione digitale è gestita o subìta, e in cui le imprese possano fare appieno la loro parte.

 

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