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Dati da valorizzare meglio

Dati da valorizzare meglio

18 Maggio 2020 Gian Carlo Lanzetti
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Gian Carlo Lanzetti
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Uno studio di HPE Aruba, società Hewlett Packard Enterprise, rivela che le aziende non sfruttano ancora in pieno i dati in maniera olistica, in real-time e per orientare i processi decisionali. Tuttavia vi è grande consapevolezza delle potenzialità che i dati offrono per rendere le aziende più efficienti, innovative e customer-centric. Urge un Chief Data Officer.

La ricerca, condotta su oltre 170 responsabili IT e ingegneri di rete all'interno del network HPE Aruba della regione EMEA, rivela che la maggioranza degli intervistati è consapevole delle carenze che riguardano il sistema di gestione dei dati di cui dispongono. Alla domanda di quale sia la principale sfida da affrontare il 61% ha risposto di “non esercitare il controllo completo sui dati della azienda in cui lavoro”, il 51% di “non essere in grado di osservare i dati in maniera olistica” e il 52% di “non essere in grado di trasformare i dati in insight pratici”.

Lo studio, dal titolo Data to Decisions: A Rulebook to Unlock the Power of your Data, identifica sei punti fondamentali per risolvere queste criticità e supportare le aziende per ottenere risultati migliori dai dati in possesso. I principali temi trattati dallo studio sono i seguenti.

Potenzialità non concretizzate

Gli intervistati sono consapevoli delle potenzialità che i dati offrono per rendere le aziende più efficienti, innovative e customer-centric. Tra le maggiori opportunità offerte da una gestione strutturata hanno identificato la capacità di garantire migliori customer experience (per il 60%), aumentare l'efficienza (38%) e favorire l'innovazione dei prodotti (35%).

Allo stesso tempo, gli intervistati hanno evidenziato carenze nei sistemi e nelle infrastrutture esistenti che potrebbero rappresentare un limite a tali opportunità. Alla domanda di indicare cosa vorrebbero fare che attualmente non possono, tra le priorità hanno segnalato potenziare la sicurezza (63%), realizzare una maggior quantità di analisi in real-time (55%), prendere più decisioni sulla base dei dati stessi (55%) e migliorare il collegamento dei dati con le principali funzioni di business (45%).

La necessità di migliorare le competenze

La mancanza di competenze adeguate all'interno delle aziende è un ulteriore elemento di riflessione. Oltre un terzo (36%) degli intervistati afferma che “non disporre delle conoscenze necessarie per gestire l'esplosione dei dati” è una delle problematiche più diffuse. Il 28% ammette la preoccupazione che “i dipendenti non si allineino alle policy relative ai dati”.

Per accrescere competenze, capacità e conoscenze, lo studio consiglia alle aziende di garantire un’offerta formativa specifica ai dipendenti con approfondite conoscenze verticali, quindi, nominare un Chief Data Officer con la responsabilità di organizzare ed estrarre valore dai dati e, infine, creare gruppi per la data governance che includano responsabili decisionali provenienti da tutte le principali funzioni aziendali, assicurandosi che le rispettive esigenze si riflettano nella strategia e nella gestione dei dati.

“La maggior parte delle risorse più preziose si trova all'interno di un'azienda”, afferma Tom Chatfield, filosofo della tecnologia che ha collaborato alla stesura dello studio. “Migliorare le competenze del personale affinché possa interloquire con gli informatici e utilizzare API è spesso molto più utile che chiedere a un laureato in informatica di acquisire rapidamente la comprensione di un settore per lui nuovo”.

Sicurezza e compliance 

Gli intervistati riconoscono che uno dei principali obiettivi da raggiungere è la sicurezza dei dati e che rappresenta anche una delle più grandi incertezze per il futuro. Due tra le prime tre preoccupazioni espresse sono, infatti, collegate alla sicurezza o alla compliance: il 21% teme soprattutto di cadere vittima degli hacker e il 12% ha paura che la propria azienda possa essere sanzionata secondo le norme del GDPR.

Il report include raccomandazioni in merito al processo di miglioramento e potenziamento della sicurezza, tra cui la necessità per le aziende di classificare i dati secondo differenti livelli di rischio, attuare piani di emergenza nel caso in cui si verifichi una violazione e offrire ai dipendenti un aggiornamento costante sugli scenari attuali per migliorarne la consapevolezza dei rischi.

Morten Illum, VP EMEA di Aruba, conclude: “Le aziende sono consapevoli delle opportunità che i dati offrono per promuovere l'innovazione, perfezionare lo sviluppo dei prodotti e trasformare l'esperienza di clienti e dipendenti. Ora che dati e decisioni sono sempre più orientati verso l'edge delle reti, le aziende devono essere sicure che i propri sistemi e i propri processi siano pronti a sostenere questa sfida. Come suggerisce lo studio di HPE Aruba, le aziende devono migliorare le competenze e formare le persone, implementare strutture di governance efficaci e concentrarsi sulla sicurezza dei dati. L'emergenza sanitaria in corso rende queste tematiche ancora più importanti, in particolare in relazione all'home working, ormai diventato normalità; eppure, in un momento in cui gli attacchi alla cybersicurezza diretti contro i singoli individui sono in aumento, il Wi-Fi usato dai consumatori manca di importanti funzionalità di sicurezza”.

 

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