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10 Gennaio 2019 Redazione SoloTablet
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Forse non è un caso che le vicende di Apple abbiano catturato maggiore attenzione dell’appuntamento abituale del CES di Las Vegas che inaugura da tempo ogni nuovo anno tecnologico. Apple ha attirato l’attenzione di media, opinionisti e consumatori, non solo per il calo in borsa o di fatturato ma perché cartina di tornasole di qualcosa che sta cambiando o di qualcosa che si è inceppato.

Il management di Apple ha enfatizzato il declino di vendite di nuovi iPhone sul mercato cinese e il ruolo da esso avuto nel determinare il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ma la Cina è solo una parte del problema che si è manifestato. C’entra il mancato e più lento aggiornamento delle piattaforme da parte di clienti che allungano i cicli di vita dei dispositivi posseduti. Anche perché non convinti e poco motivati a nuovi acquisti dai prezzi troppo elevati degli iPhone. Prezzi non giustificati dall’esistenza sul mercato di prodotti competitivi in termini di caratteristiche, display, funzionalità e qualità. 

Le cause reali

Qualsiasi siano le cause reali del problema, il primo effetto è stata la cancellazione di quasi il 10% della produzione iPhone per il primo trimestre 2019. Un taglio che è il secondo in due mesi, che diffonde altra incertezza nel mercato e che interesserà tutti i nuovi modelli di iPhone (XS, XS Max e XR). Questo taglio porterà alla riduzione di iPhone prodotti nel trimestre da 47-48 a 40-43 milioni di unità. Ribadita inoltre l’intenzione di non comunicare più i dati di vendita relativi ai suoi prodotti di punta. 

Una economia più debole può spiegare in parte la minore vendita di iPhone sul suolo cinese, dovuta anche alle molte alternative disponibili, rappresentate da smartphone Android con prezzi più che dimezzati rispetto al costo di un iPhone. L’erosione del potenziale mercato di riferimento di Apple da parte di produttori cinesi come OnePlus, Oppo, Huawei, Vivo e Xiaomi non è cosa recente ma un fenomeno che è in essere da tempo. Il prezzo può fare la differenza per consumatori che hanno già deciso di sostituire il loro dispositivo, ma conta anche una tendenza diffusa a rinviare nel tempo qualsiasi aggiornamento, considerato non necessario anche per la mancanza di vere innovazioni e novità. 

Un declino non grave

Il declino nelle vendite di iPhone non è grave in sé. L’aumento di vendite per altre tipologie di prodotti ha coperto in parte il fatturato perduto, inoltre il comparto dei servizi è continuato a crescere. Se i dati negativi dovessero confermarsi anche nel primo trimestre 2019, e il taglio della produzione del 10% sembra anticiparli, verrebbe però intaccata una parte importante della strategia di Apple che consiste nell’ingaggiare sempre più consumatori e sempre meglio con l’obiettivo di vendere loro servizi, generare nuovi acquisti, ma soprattutto assicurarsi una fedeltà di lungo termine. 

Il flusso di guadagni garantito dai servizi è un elemento di forte differenzazione con gli altri produttori con cui Apple compete sul mercato smartphone. Produttori le cui strategie sono centrate nella vendita di prodotti e che con la scelta di Android non fanno altro che alimentare valore e guadagni di Google. Prodduttori che però hanno sfidato Apple sul suo terreno, quello dell’innovazione e che potrebbero trovare nuove armi competitive nell’arrivo di nuovi modelli di smartphone con display pieghevoli e ripiegabili come quelli già preannunciati in arrivo nel 2019. 

Innovazione e nuove rivoluzioni tecnologiche

L’innovazione è il vero campo di battaglia e il mercato si interroga da tempo su quali saranno le nuove tecnologie capaci di sorprendere nuovamente per la loro carica rivoluzionaria. Una carica che l’iPhone e l’iPad hanno avuto e che oggi forse non può più venire da nuovi prodotti hardware ma piuttosto dall’evoluzione delle tecnologie di intelligenza artificiale. In un contesto di mercato molto mutato, il nuovo prodotto rivoluzionario non è detto venga da Apple, a meno che Cook non abbia qualche coniglio magico nascosto nel cappello. Senza un nuovo coniglio-gadget Apple rischia di perdere l’aurea magica che l’ha caratterizzata per anni e che dopo la morte di Steve Jobs ha cominciato a perdere. Il disincanto nasce dalle grandi aspettative verso un Brand che ha marcato con i suoi prodotti un pezzo intero di storia dell’informatica. Aspettative che continuano a essere elevate ma anche molto distratte da quanto avviene intorno. L’innovazione non è più prerogativa di un unico produttore o Marca e può venire da fonti diverse, siano esse nazioni sviluppate o emergenti, aziende note o semplici startup, compagnie tecnologiche della Silicon Valley o aziende delle tante Silicon Valley nate ovunque nel mondo, come quelle indiane o cinesi. 

Come abbiamo già scritto in un precedente articolo (Apple: il disincanto viene dalla Cina) il problema vero per Apple è che si è aperta una nuova fase nell’evoluzione del mercato tecnologico. Una fase che interesserà tutte le grandi aziende tecnologiche e influirà sulle loro strategie e pretese di dominio monopolistico del mondo.

Al momento quelli percepibili sono solo segnali emergenti, fenomeni attrattivi che non si sono ancora coagulati in tendenza, ma è chiaro a molti che la nuova fase che si aprirà non prevede necessariamente un nuovo gadget rivoluzionario ma soluzioni capaci di trarre vantaggio dalla diffusione e pervasività di tecnologie che stanno cambiando il mondo e l’interazione uomo-macchina in tutti gli ambiti di vita umana: Big Data, Cloud Computing, Mobile,. IoT, Intelligenza Atrtificiale, Machine Learning, Asssitenti Personali, ecc. ecc.

 

 

 

 

 

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