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Mercato delle professioni ICT. Non ci resta che piangere!

Mercato delle professioni ICT. Non ci resta che piangere!

06 Dicembre 2012 Redazione SoloTablet
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I dati resi noti fin qui sul mercato ICT 2012 e le previsioni per il 2013 hanno segno il segno meno. Negative e forse più preoccupanti sono anche le informazioni che giungono sul fronte del lavoro, in termini di perdita di occupazione ma soprattutto di perdita di potere di acquisto e di un passaggio verso forme contrattuali sempre più atipiche e come tali precarie e meno pagate. A rendere noti questi dati è stata Assintel attraverso il suo Osservatorio delle competenze ICT.

Ieri (5/12/2012) Assintel ha presentato a Milano i risultati della ricerca dell'Osservatorio delle competenze nell'ICT. I dati sono purtroppo allineati con quelli di mercato. Anche il mercato del lavoro ICT ha cioè risentito del clima di stallo economico che sta caratterizzando l'intero 2012. Sono svanite le speranza residue di una rapida ripresa del mercato e molti operatori sono ora più consapevoli che il periodo che stiamo attraversando è più incerto e maggiormente denso di interrogativi e rischi legati alle prospettive future. Da qui una attenzione particolare ai costi come strategia per sopravvivere.

Secondo Assintel l'atteggiamento prevalente e l'attenzione ai costi assumono caratteristiche paradossali per il mercato ICT perchè la conseguenza è un aumento del taglio dei costi che si traduce anche in un taglio di posti di lavoro e di personale. Un taglio che tocca competenze e professionalità che rappresentano il vero asset su cui è stato costruito il successo di molte startegie aziendali e che sono essenziali per competere su un mercato sempre più concorrenziale e globale. Nel momento forse più difficile le aziende decidono di tagliare sulla formazione e sullo sviluppo e così facendo si vanno ad erodere alla base le capacità stesse di innovazione delle imprese,

La rivoluzione tecnologica e digitale in atto che rende il mercato sempre più dinamico e fluido, dovrebbe suggerire nuovi investimenti e sviluppi, anche nella formazione di nuovi profili e di nuove competenze ICT. A cambiare non sono soltanto le tecnologie ma anche gli skill delle persone e le aziende sono chiamate a misurarsi con novità come web, cloud, big data, social, collaboration e mobile che rappresentano le vere frontiere da superare per migliorare il loro posizionamento sul mercatyo o, in alcuni casi per sopravvivere. Senza adeguati profili profesisonali con relative competenze e conoscenze ogni sviluppo futuro sarà una chimera.

Durante il convegno sono stati affrontati vari temi come le tariffe professionali, le retribuzioni, i tagli al personale, i contratti, e le politiche di gestione delle HR, ma socno anche state fornite utili riflessioni sul futuro con la presenza di alcuni  testimoni della Domanda che hanno illustrato le potenzialità e le opportunità che si presentano ad aziende capaci di strategizzare il proprio futuro con gli adeguati investimenti, in prodotti e personale.

I dati della ricerca

Il mercato del lavoro dell'industria ICT italiana si avvia ad un consuntivo 2012 in negativo. Sono aumentati i lavori atipici (+25%) a scapito dei posti di lavoro fisso, è calato complessivamente del -2,8% il potere di acquisto e le tariffe sono rimaste più o meno le stesse del 2011 (-1,5%).

Il dato forse più preoccupante sono i mancati investimenti in ricerca e sviluppo (-40%) e nella formazione e predisposizione di competenze adeguate (-27%). A ferne le spese sono ancora di più i giovani che oltre alle minori opportunità all'ingresso si ritrovano anche con retribuzioni più basse (-5,2%). Le buone prospettive in ambiti in crescita come la collaborazione, il social networking, il cloud e il mobile non sembrano attutire o bilanciare il calo di investimenti in corso.

Le imprese del mercato ICT italiano sono 132.000. Tutte si trovano a fare i conti con un mercato nel quale la domanda è in calo e con una concorrenza aumentata fatta di tariffe sempre più basse e margni sempr più risicati che impediscono spesso ricerca e sviluppo ma soprattutto quella innovazione ( ad esempio nelle nuove tecnologie digitali e Mobile) di cui queste imprese avrebbero bisogno per tornare a crescere o per sopravvivere ai tempi lunghi della crisi.

Il totale degli addetti, contati al primo semestre 2012, non cambia ma indica un deflusso costante e consistente da posizioni di lavoro dipendente  a forme di lavoro atipiche, soprattutto nell'area dei servizi, del software e nel canale. Anche le retribuzioni sono praticamente ferme, al di sotto del recupero dell'inflazione. In totale nei primi sei mesi del 2012 la perdita di capacità di acquisto è stata del 2,8%. E' negativo anche il fronte delle tariffe professionali con un calo dell' 1,5%, minore rispetto al calo registrato nel 2011 (-2,6%) ma va sottolineato come il trend negativo sta proseguendo ormai da dieci anni.

I segnali in negativo dovrebbero fare riflettere più di quanto non si faccia. Indicano infatti un vero r proprio depauperamento di asset aziendali importanti come i talenti, le capacità, le conoscenze. Il tutto in una fase di grandi cambiamenti tecnologici che obbligano ad una sempre maggiore innovazione. Senza competenze, nuovi skill, adeguati interventi formativi, l'innovazione diventa un miraggio.

Nota dolente è anche la situazione delle nuove generazioni che si sono formate alle scuole ICT italiane. Il loro ingresso in azienda viene da subito penalizzato con una retribuzione del -5,2%  più bassa rispetto alla media. Il gap viene colmato in pochi anni ma la retribuzione rimane comunque sempre più bassa del 2% rispetto alla media impegatizia italiana.

* Il rapporto di Assintel sarà disponibile sul portale dell'associazione.

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