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Internet degli oggetti e Industria 4.0: legami stretti

Internet degli oggetti e Industria 4.0: legami stretti

17 Giugno 2015 Gian Carlo Lanzetti
Gian Carlo Lanzetti
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Sempre più spesso si tende ad associare il concetto di Internet of Things o, come sostiene Cisco, Internet of Everything con quello di Industria 4.0, nel caso della applicazioni di questi concetti alla tematica dei nuovi modi di fare produzione, industriale e non solo. Questa importante conferma è venuta anche dall’evento organizzato l'11 giugno a Milano da The Innovation Group (TIG): “Internet of Things & Big Data Summit 2015). Un evento che ha sviscerato le molteplici sfaccettature dell’IoT, o come lo si vuol chiamare, e quindi le possibilità di impiego e di opportunità connesse alla diffusione e applicazione dell’innovazione digitale nell’economia, di cui l’IoT è uno dei pilastri (gli altri tre fondamentali sono Mobile, Big Data e Analisys).

Come ha ricordato Roberto Masiero, Co-Founder & President di TIG, l’IoT è infatti alla base della nuova rivoluzione tecnologica che sta attraversando molti settori industriali, rendendo prodotti e processi più intelligenti grazie alla connessione tra gli stessi e anche con le persone. “Scenario complesso ma in forte evoluzione in cui mondo fisico e digitale si integrano e si ibridano sempre più. Difficile per questo avanzare previsioni precise anche se l’obiettivo dei 50 miliardi di oggetti connessi nel 2020 pare realistica. L’IoT rappresenta un paradigma pervasivo in grado in futuro di generare una parte via via crescente del Pil, soprattutto se prevarrà il concetto di IoTS (dove S sta per Servizi).

Al Summit era presente anche Thomas Uslaender, VP Internet of Things, Head of Department Information and Production Control IOSB che ha ricordato alla nutrita platea di presenti gli insegnamenti dell’esperienza tedesca in questo campo. Cinque le indicazioni di massima da tenere in grande considerazione quando si affronta la tematica IoT: comprensione di diverse discipline, organizzazione rigida, pertanto alle Pmi vengono suggerite guidance e consulenza; attenzione alla sicurezza It, analisi agili e una metodologia per il design. Tutte considerazioni, ha aggiunto, che indurrebbero l’Europa a lavorare di comune accordo, seguendo gli sviluppi mondiali.

Ma vediamo di spendere qualche parola in più sulla quarta rivoluzione industriale o Industria 4.0, su cui si è intrattenuto durante il Summit Mirco Masa, del Cefriel. Cosa esattamente intendere innanzitutto. A questo riguardo ci viene in aiuto uno studio della MC Kinsey&Company secondo cui il termina Industria 4.0 è da riferire sostanzialmente al processo di digitalizzazione che coinvolge l’intera filiera industriale, di cui l’aspetto più evidente è rappresento dai sensori, sempre più frequentemente incorporati nei semilavorati, nei prodotti e negli impianti di produzione, per connettere gli stessi e quindi ottimizzare i cicli produttivi.

Da un lato migliorando la produttività, dall’altro il time-to-market. Oltre all’utilizzo degli oggetti. Ma non è tutto: è ipotizzabile anche un calo nei costi di produzione per la discesa dei costi dei sensori, per effetto delle economie di scala, e degli effetti derivanti dall’incrocio di differenti tecnologie di digitalizzazione, come la stampa 3D.

Secondo appunto lo studio di McKiensey le aziende si possono aspettare che la produttività possa crescere anche del 25%, implementando la digitalizzazione lungo l’intera filiera produttiva, da concretizzare spesso nella costruzione di impianti produttivi di nuova generazione, come ad esempio impianti per la produzione su vasta scala di prodotti personalizzati  oppure “e-plant in a box” per produzioni di nicchia, facilmente dislocabili geograficamente per stare dietro alle esigenze della domanda.

Nuovi impianti o l’adattamento alle nuove regole di impianti esistenti presuppongono poi l’adozione di nuovi modelli di business che sposino i concetti della digitalizzazione e qui la creatività da mettere in campo è vasta.

Si può pensare a modelli che prevedono il pagamento a consumo di macchinari oppure piattaforme integrate di produzione basate sulla condivisione di prodotti.  Ma le aziende sono pronte a questa trasformazione? Sempre per la McKinsey solo il 48% delle imprese manifatturiere sarebbe pronto al momento. Una quota a nostro avviso non indifferente considerando gli impatti della digitalizzazione e quindi i tempi piuttosto lunghi di una sua efficiente implementazione, che richiede, tra le altre cose, una gestione più strategica dei dati e l’adozione di una infrastruttura It a due velocità per i cicli produttivi, per essere real,ente agili e rispondere alle diverse dinamiche del mercato.  La difficoltà non mancano anche se la digitalizzazione rappresenta una grande opportunità per il nostro tessuto produttivo poiché le nuove infrastrutture costituiscono una naturale piattaforma di conoscenze (dati) e relazioni (clienti e mercati) per la molteplicità di connessioni che si vengono a stabilirsi.

 

 

Masa, nel suo speech al Summit, ha ricordato alcuni dei progetti in corso in Italia: Industria 2015 del Mise; La Fabbrica del Futuro del Cipe; Industry 4.0 Powering Europe, a livello europeo a cui partecipano per l’Italia lo stesso Cefriel e Fiat, e Consumer Goods. Ma forse il messaggio più forte lanciato da Masa è un altro: “Le aziende non chiedono tecnologie ma soluzioni capaci di aumentare soprattutto l’efficienza produttiva, la massima flessibilità nei sistemi di produzione. In compenso c’è da parte degli imprenditori nazionali il riconoscimento della crescente importanza delle tecnologie digitali come opportunità per l’innovazione”.

Non poteva fare capolino il discorso delle Smart City. In verità i rappresentanti dei tre comuni chiamati a fornire una testimonianza (Milano, Genova e Torino) non hanno aggiunto granché di nuovo a quanto si sapeva, ovvero dell’impegno di queste, a altre municipalità, a portare avanti più progetti contemporaneamente su questo fronte. Una molteplicità di iniziative in una specie di campanilismo dei singoli comuni, quando magari sarebbe opportuno una forma di partnership tra gli stessi o alcuni di loro per esaltare le sinergie e ottimizzare i costi, evitando dispersioni in un momento in cui nella PA sono in corso iniziative di razionalizzazione. La sensazione è che i comuni abbiano tante idee e visioni ma poche strategie operative, con conseguenti scarsi risultati concreti.

Sul tema delle Smart City è intervenuto anche Maurizio Spirito dell’Istituto Superiore Mario Boella di Torino che ha illustrato i contenuti del progetto Almanac. Obiettivo dell'iniziativa è realizzare una piattaforma Ict per lo sviluppo di applicazioni innovative nell'ottica Smart City. La piattaforma è basata su tecnologie innovative come quelle delle comunicazioni Machine-to- Machine (M2M) e delle Capillary Networks (reti cittadine pervasive basate su protocolli radio short range), sviluppate dal Telecom Italia Lab di Torino e pienamente integrate con le reti di nuova generazione ultrabroadband fissa e mobile: fibra ottica e LTE (Long Term Evolution).

 

 

Queste soluzioni, o almeno questo è l’obiettivo, permetteranno a dispositivi e sistemi eterogenei e agli stessi cittadini di essere interconnessi e diventare motore d'innovazione della Smart City del futuro.  L'applicazione per la distribuzione dell'acqua sarà sviluppata presso i laboratori torinesi di Telecom Italia per essere successivamente introdotta nei settori specifici della rete idrica cittadina, grazie al coinvolgimento di Smat, tramite la Città di Torino. L'applicazione consentirà di individuare le eventuali perdite lungo l'infrastruttura idrica, di monitorare e predire la richiesta di acqua, nonché di promuovere comportamenti virtuosi da parte dei cittadini attraverso mirate azioni d'informazione.

L’IoT comincia già a essere una realtà applicata in diversi contesti. E’ il caso degli edifici, come testimoniato da Enrico Valtolina, Innovation and Partnership Manager di Legrand-Bticino che ha sviluppato un linguaggio per far dialogare i molteplici oggetti connessi a Internet presenti in una abitazione. “Un linguaggio, il nostro, per parlare in rete Ip oggi adottato anche da altri operatori”. Una testimonianza ancora più terra a terra ma emblematica del ruolo che sta assumendo la tecnologia digitale è stata fornita da Giuliano Mosconi, Presidente e Amministratore Delegato di Tecno, una azienda che produce mobili di design. Per dare senso all’IoT ha riunito alcune aziende, tra cui Telecom Italia e Stm, e insieme hanno “dato intelligenza” a oggetti, come un tavolo, mettendoli in condizione di dialogare.

L’IoT o Everything, come Cisco preferisce chiamare questo fenomeno del digitale, rappresenta una grande opportunità per l’Italia Per recuperare 15 anni di inadeguati investimenti nell’Ict”. Questo monito è di Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia secondo cui il traffico dati in Italia entro il 2019 crescerà del 75%, di cui l’80% relativo al video e il 19% su reti mobile. “In quello stesso anno, prevede, non si parlerà più di BtoC o BtoB ma di BtoMe: Analogamente la distinzione tra comunicazione online e offline lascerà posto a un termine nuovo: onlife”. La società americana, del resto, non ha esitato a uniformare la sua organizzazione alle nuove regole del gioco digitale, incamerando risultati migliori di parecchi competitor.

A significare i profondi cambiamenti in arrivo sul versante della frontiera digitale.

In conclusione l’Internet delle cose, per dirla in italiano, è una visione che contribuirà a cambiare gli spazi in cui ci muoviamo e il modo in cui interagiamo con questi spazi. Ci sono però ancora dei problemi da risolvere per avere la via spianata: la sicurezza è uno di questi problemi ma anche a preoccupare forse di più sono la interoperabilità e l’integrazione con i sistemi It esitenti.

Gian Carlo Lanzetti

 

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