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Storytelling: servono flessibilità mentale , creatività e pensiero laterale

Storytelling: servono flessibilità mentale , creatività e pensiero laterale

30 Ottobre 2022 SCRITTURA STORYTELLING E TECNOLOGIA
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Internet ha bisogno di contenuti di valore e di persone che li scrivano. Stiamo assistendo a un cambio di paradigma: non basta più avere i nipoti “smanettoni” per pubblicare post di qualità. Questa attività deve essere demandata ai copywriter, ai blogger, agli scrittori. A persone che abbiano le competenze adeguate per realizzare narrazioni coinvolgenti che appaghino le necessità dei brand e dei lettori.

Tutti sembrano concordare sul fatto che viviamo tempi interessanti, complessi e ricchi di cambiamenti. Molti associano il cambiamento alla tecnologia e alla sua capacità trasformativa. Pochi riflettono su quanto in profondità la tecnologia stia trasformando il mondo, la realtà oggettiva e fattuale delle persone, nelle loro vesti di consumatori, lavoratori, professionisti, cittadini ed elettori. La trasformazione coinvolge anche scrittori, autori, self-publisher, blogger, influencer, aspiranti giornalisti, storyteller, social media manager, esperti di comunicazione, ecc. Il cambiamento interessa la scrittura ma anche l’autorialità che si deve confrontare con le molteplici declinazioni mediali dell’epoca tecnologica, gli ecosistemi narrativi nei quali si opera, lo storytelling transmediale e interattivo, la potenza e le preferenze degli algoritmi, imponendo un riposizionamento e un ripensamento più ampio determinato dalle nuove tecnologie. Il cambiamento impone nuovi concetti, nuove terminologie e nuovi linguaggi, nuovi canali di distribuzione e comunicazione (blog, piattaforme social, siti web, ecc.), suggerisce un approccio epistemologico per definire la produzione e riflettere sulla ricezione e sulle sempre mutanti potenziali audience. Impone anche di prestare attenzione all’avanzata delle tecnologie di intelligenza artificiale, in particolare delle AI generatrici di testi come le GPT3 Open AI.

Questi temi fanno parte da tempo di una riflessione più ampia che SoloTablet sta conducendo sulla tecnologia e i suoi effetti. Una riflessione critica e partecipata, fatta coinvolgendo tutti coloro che sono disposti a mettere in discussione modelli e approcci correnti con l’obiettivo di comprenderne meglio i meccanismi e di elaborare strategie alternative, utili anche per la vita personale individuale così come per quella lavorativa e professionale. Lo strumento usato per favorire questa riflessione è l’intervista.

In questo articolo proponiamo l’intervista che Carlo Mazzucchelli  e Alessandra Perotti hanno condotto con Federica Trezza, Ghostwriter del Web, Content Marketing Manager, SEO Copywriter. 

 

Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull'era tecnologica e dell'informazione che viviamo?

Buongiorno, sono Federica e scrivo.

Mio nonno materno mi ha aiutata a coltivare la scrittura sin da piccola: quando si sedeva nel suo studio, mi prendeva in braccio per sfogliare insieme i giornali, scarabocchiare sui fogli bianchi, leggere.

Conservo la sua cura per le parole, la dedizione per i libri, l’attenzione per i quaderni e la mania per penne e matite.

Sono libera professionista e mi occupo di content marketing e SEO copywriting per aziende, piccole imprese e liberi professionisti. Lavoro spesso alla parte strategica per pianificare la comunicazione di un brand, collaboro con grafici, tecnici SEO e digital strategist. Ma la mia più grande passione sono i contenuti.

Scrivo post per i social media – ho una predilezione per LinkedIn -, articoli per blog, testi per siti web e landing page, newsletter, copy per campagne di e-mail marketing, testi brevi per canali Telegram.

Ogni tanto qualche cliente mi propone di lavorare a soluzioni testuali per supporti cartacei come lettere o cartoline: gioisco perché li trovo una forma di comunicazione personale e calda.

La mia professione mi permette di essere la penna di diverse aziende e professionisti – un dono e un’opportunità -, per questo uso il termine Ghostwriter del web nel sommario del profilo LinkedIn. Scrivo contenuti digitali per le altre persone: ascolto i bisogni, mi immedesimo nei contesti, interpreto il tono di voce e trasformo i loro pensieri in parole.

Entro nelle aziende in punta di piedi e in silenzio. Ascolto molto. Mi ha insegnato a farlo Alessandra Perotti, mia Writer Coach e, come amo definirla, Maestra di scrittura e di vita.

Non mi considero un’appassionata di nuove tecnologie, piuttosto nutro interesse per le soluzioni digitali che mi permettono di migliorare la qualità del lavoro.

Trascorro la maggior parte della giornata tra PC e smartphone per ovvie necessità professionali, ma cerco sempre di trovare momenti di digital detox per non cadere nella dipendenza da tecnologia.

Dedico la sera alle relazioni famigliari e alla lettura, inserisco sempre un’ora al giorno di attività fisica – nuoto, corsa, bici, fitness workout -, per ricaricare l’energia e percepire una sensazione di benessere fisico e mentale.

Penso che questo tempo lontano dalla tecnologia sia prezioso per rimanere in equilibrio.

Siamo sopraffatti dall’informazione, dalle notifiche, dalle e-mail, dalle riunioni su Zoom e dai messaggi.

Uno stacco è necessario, altrimenti si rischia di trascurare la dimensione umana e le relazioni, due componenti indispensabili per la nostra crescita.

 

La tecnologia ha cambiato tutto, compresi il marketing e la comunicazione aziendale. Lo storytelling è entrato in azienda come strumento competitivo e strategia per consolidare la marca e i marchi, facendo leva su esperienze e sensazioni, motivazioni e fedeltà dei clienti, potenziali e acquisiti, fedeli e fidelizzati e per coltivare il loro capitale relazionale. Oggi lo storytelling non è praticato solo dalle medie e grandi aziende ma anche dalle PMI. Come professionista che si occupa di storytelling per piccole e medie imprese, potrebbe raccontarci in che cosa consiste il suo lavoro?

È una domanda che mi pongono spesso e non sempre è semplice dare una spiegazione completa che risulti comprensibile per chi non è avvezzo alla materia o per le generazioni meno digitali.

Per molte persone,  sono quella che “Sta davanti al PC e scrive”, un soggetto diversamente occupato in questa strana realtà composta da smart working e incontri virtuali.

In realtà, mi occupo di qualcosa che ha origini antiche: la comunicazione. Metto in comune pensieri, idee e concetti usando la scrittura per il web.

La definizione che spiega meglio il ruolo dello storytelling oggi è quella data da Alessandro Baricco: “Prendi i fatti, sfila via la realtà, tutto ciò che resta è storytelling”.

I professionisti che si occupano di comunicare un brand non fanno altro che raccontare la realtà dando equilibrio ai fatti e alle storie.

Nel contesto in cui ci muoviamo, raccontare storie non significa inventare o fantasticare, piuttosto narrare la quotidianità delle piccole e medie imprese, delle aziende e dei liberi professionisti attraverso contenuti coinvolgenti.

Fare storytelling significa raccontare un brand sul web attraverso contenuti che abbiano una duplice utilità: aiutare il lettore (inteso come il fruitore finale della comunicazione) e sostenere l’impresa, perché dobbiamo ricordare che il fine ultimo dello storytelling è il business.

La comunicazione aziendale deve fare leva sull’empatia, elemento essenziale per individuare i bisogni latenti delle persone e metterle al centro.

Il mio lavoro si può riassumere con tre verbi: ascolto, osservazione e scrittura.

Per scrivere storie credibili che creino un legame tra brand e lettore (il cliente) ho il bisogno di entrare nella realtà aziendale per la quale devo produrre i contenuti.

Lo storyteller, il ghostwriter, il copywriter sono professionisti discreti che arrivano nelle aziende in punta di piedi. Si siedono davanti al titolare e ascoltano con attenzione e interesse tutto ciò che c’è da sapere sull’impresa. Osservano ogni gesto, movimento, atteggiamento e sguardo.

Sono persone che hanno “la penna facile”: basta un suggerimento, una fonte di ispirazione e in mezza giornata sfornano un long-form content pronto per essere pubblicato.

In pratica, il Ghostwriter del web è uno scrittore, un content marketing manager e un SEO copywriter dotato di forte empatia.

Una persona che cura con dedizione, passione e rispetto il brand storytelling, senza entrare mai a gamba tesa nei progetti.

 

Finito il tempo degli amanuensi oggi per scrivere si utilizzano potenti strumenti tecnologici che si caratterizzano per le loro potenzialità ma anche per i loro effetti: la perdita dell’abitudine di scrivere a mano, di competenze linguistiche e motorie; il modo con cui si percepisce sé stessi; la mutata esperienza del tempo di scrittura: il modo diverso di usare i nostri emisferi cerebrali e di esercitare le nostre abilità emotive e quelle dell’attenzione. Lei cosa pensa dei cambiamenti in atto e quali sono gli strumenti tecnologici che privilegia nelle sue pratiche di scrittura? O continua a scrivere a mano?

Credo nella forza della scrittura a mano: un quaderno e una penna sono i migliori alleati per trasformare i pensieri in parole e renderli concreti, tangibili, reali.

Contestualizzo la mia risposta nell’ambito professionale e metto per un attimo in un angolo il valore di avere un diario personale sul quale scrivere nel quotidiano il nostro vissuto.

Siccome sono una ghostwriter tendo a porre diverse domande al mio interlocutore per ottenere gli elementi utili a realizzare i contenuti.

Quando vado da un cliente porto sempre con me un quaderno a quadretti formato A4 per gli appunti e una matita. Annoto tutto a mano. Non ho mai usato il PC perché in un incontro vis-à- vis - quindi caldo e quasi intimo -, mi sembra di porre un muro tra me e il cliente. Quello schermo mette agitazione e disagio, è freddo e disturba.

Alla scrivania rileggo gli appunti e rielaboro il materiale per preparare il calendario editoriale usando il classico e amato Word.

Ci sono tuttavia alcune occasioni in cui prendo appunti direttamente su PC, saltando il passaggio della scrittura a mano. Mi capita, per esempio, quando telefona un cliente e mi vuole lasciare uno spunto per un post o un articolo, quando trascrivo le note vocali, quando partecipo a video call e lavoro a un documento condiviso su Drive.

Mi succede spesso di avere le migliori intuizioni per scrivere un contenuto quando pratico sport, forse perché libero la mente dal rumore di fondo e riesco a recuperare energia mentale.

"Scrivere bene un articolo o un saggio significa fare emergere una tesi di fondo, intorno alla quale sono selezionati gli argomenti pertinenti; dominare perfettamente sintassi e testualità; usare un lessico puntuale e spesso non banale. La punteggiatura è funzionale e non rinuncia affatto a segni che vengono dati troppo facilmente come fuori corso" – Luca Serianni (Leggere, scrivere, argomentare – Laterza, Pag. VIII)

In quei casi, l’unico strumento a disposizione per fermare subito le idee è l’App Note dello smartphone: se sto correndo mi fermo, tiro fuori il telefono dallo zainetto, scrivo e riparto.

Cosa penso dei cambiamenti in atto? Ci sono tecnologie che aiutano a dimezzare i tempi di lavoro e migliorano la qualità della nostra vita. Apprezzo molto tutti gli strumenti che permettono a persone con disabilità di condurre un’esistenza quasi normale e di lavorare come i normodotati.

Penso a braccia meccaniche, software per la trascrizione vocale, tavolette grafiche che agevolano la scrittura. Quando la tecnologia viene usata in questo senso, approvo ogni strumento che migliori l’accessibilità e l’inclusività.

In tutte le altre occasioni bisogna stabilire dei confini per non perdere la bellezza dei gesti che da sempre caratterizzano l’umanità. Tra questi, la scrittura.

Scrivere a mano è un allenamento indispensabile per mantenere attiva, elastica e flessibile la nostra mente. Anche per non invecchiare.

Quindi sì, continuo a scrivere anche a mano. Poi traslo le parole su un foglio di Word che spedisco via e-mail a chi le sta aspettando.

  

La tecnologia non è più neutrale, è diventata pervasiva, si è ibridata con la nostra mente condizionando scelte, pratiche e azioni. Anche gli strumenti usati per scrivere non sono neutrali, incidono e modificano il modo di farlo e il come farlo. Potrebbe parlarci degli strumenti (tool, piattaforme, ecc.) che ha scelto di usare, perché li ha scelti e in che modo vive la relazione con essi, anche in termini pragmatici e di scopo o destinazione d’uso?

Se parliamo di strumenti legati in senso stretto alla scrittura, mi affido al classico e tradizionale pacchetto Office: Word è il mio migliore amico, a seguire Excel e Power Point.

Uso spesso Canva per realizzare infografiche, caroselli e presentazioni.

Trovo utile O-Transcribe per agevolare la trascrizione di file audio lunghi: la possibilità di rallentare il ritmo mi consente di non dover continuare a mettere in pausa e risparmiare tempo.

Se invece allarghiamo il cerchio e comprendiamo anche i tool utilizzati per l’attività di digital marketing e SEO copywriting, la lista si allunga parecchio.

Trovo indispensabili gli strumenti di analisi e monitoraggio dei dati come Google Analytics, Google Search Console e la sezione Insights dei social media.

Prima di scrivere un contenuto in ottica SEO, eseguo diverse ricerche sulle keyword navigando nelle SERP e usando Google Instant e la sua straordinaria funzione “le persone hanno chiesto anche”.

Per le parole chiave uso Google Trends, SeoZoom, Answer the Public, WordStream.

Online ci sono tantissimi strumenti interessanti ed efficienti che agevolano il lavoro dei marketer.

A titolo di esempio cito Screaming Frog, Seo Tester, Treendly, Similarweb.

Ho scelto questi strumenti perché mi aiutano ad analizzare i dati, definire gli obiettivi e migliorare le performance. Se non ci fossero, brancoleremmo nel buio e non potremmo analizzare il nostro pubblico, comprenderne i bisogni e soddisfare le necessità delle persone.  

Le strategie di comunicazione sono impostate sulla base dei risultati ottenuti dai tool: noi chiediamo, loro rispondono.

Il buon senso e il confronto con un collega aiutano sempre a valutare con maggiore oggettività i passi da compiere.

 

Quanto sono importanti gli strumenti tecnologici scelti nella sua attività professionale e nella costruzione di una proposta commerciale diversificata per le aziende o i clienti a cui li propone? Quanto incide la scelta (proposta) dello strumento nel guadagnare nuovi clienti e quanto invece la capacità di usare le sue capacità di scrittura per costruire narrazioni diverse e capaci di soddisfare i bisogni di branding, comunicazione, marketing e commerciali delle aziende/clienti?

Gli strumenti tecnologici scelti e nominati prima, non sono tanto utili nella fase di costruzione di una proposta quanto nella sua attuazione. Si tratta di tool che da un lato snelliscono il lavoro e dall’altro permettono di acquisire una quantità di informazioni e dati che sino a qualche anno fa era impensabile.

Il successo di una strategia di content marketing si basa sugli insights, nonostante a livello pratico sia un lavoro legato alle parole.

Per l’acquisizione di nuovi clienti invece è fondamentale la capacità di scrittura.

Pubblico con costanza contenuti sul profilo LinkedIn per creare relazioni e appagare i lettori con testi utili, coinvolgenti e ispiratori.

Negli ultimi sei mesi, la maggior parte dei contatti di lavoro sono arrivati proprio da questa piattaforma.

Internet ha bisogno di contenuti di valore e di persone che li scrivano. Stiamo assistendo a un cambio di paradigma: non basta più avere i nipoti “smanettoni” per pubblicare post di qualità. Questa attività deve essere demandata ai copywriter, ai blogger, agli scrittori. A persone che abbiano le competenze adeguate per realizzare narrazioni coinvolgenti che appaghino le necessità dei brand e dei lettori.

 

Nessuno ha più dubbi, il digitale ha cambiato il modo di scrivere e sta cambiando la lingua, il suo stile, la sua grammatica e punteggiatura, la forma e il significato delle parole, il modo di percepirne i concetti da cui sono state generate, il tempo, l’attenzione e la velocità della scrittura. Grazie ai social tutti possono (sanno?) scrivere, grazie a Internet tutti possiamo scrivere su tutto. Mentre è indubbio che i nuovi contesti scrittori tecnologici siano un arricchimento per la lingua, la loro pervasività e modalità di utilizzo sta generando passività, abbassamento del livello culturale, scarsa conoscenza (diversa da informazione) e impoverimento di competenze comunicative. Su tutto questo lei cosa pensa? Come è cambiata la scrittura all’epoca dei social e come vive il cambiamento / la rivoluzione in atto?

Grazie ai social tutti possono scrivere ma non tutti sanno farlo.

Il loro utilizzo dipende dagli obiettivi che ogni persona si pone quando sceglie di postare qualcosa.

Uso LinkedIn, Facebook e Instagram per lavoro. Prima di pubblicare un contenuto – su uno dei miei profili o su quelli di un cliente – leggo il testo almeno tre volte.

Oltre a controllare eventuali refusi, mi domando: questo testo è utile per i lettori? Porta un valore aggiunto? Ha uno scopo? È gentile, educato e rispettoso? È inclusivo?

Senza dubbio, le piattaforme di condivisione hanno cambiato l’approccio alla scrittura: ciò che pensiamo e mettiamo nero su bianco diventa subito disponibile e fruibile a una quantità di persone incredibile.

La scrittura per il web è diversa da quella tradizionale per diversi fattori. Quando scriviamo un testo da pubblicare online dobbiamo tenere conto della SEO, della scansione eseguita dai motori di ricerca, della modalità di lettura a F, della velocità di fruizione dei contenuti, della dimensione del dispositivo.

Per questo esistono i manuali di web copywriting: imparare a scrivere testi chiari, comprensibili e di facile lettura è importante per comunicare con semplicità nei nuovi spazi digitali che abitiamo.

I social media sono un’opportunità.

Al di là delle critiche che vengono spesso mosse nei confronti di questi strumenti, se utilizzati con etica e intelligenza sono mezzi di comunicazione pazzeschi.

Imparare a scrivere per il web significa fare formazione continua, essere costantemente aggiornati, arricchire il linguaggio con termini nuovi, diventare abili nell’uso della lingua inglese.

Chi li usa per lavoro sta arricchendo le sue competenze comunicative: dobbiamo scrivere per tutti, essere chiari, trasparenti e comprensibili.

Bisogna dimostrare flessibilità mentale per adattare il linguaggio alle diverse piattaforme, stimolare la creatività per trovare contenuti interessanti, ampliare gli orizzonti per escogitare soluzioni alternative, usare il pensiero laterale per proporre un argomento con una modalità diversa rispetto a quella dei competitor.

Ci vuole allenamento.

I social media sono una sfida.

Chi si occupa di comunicazione oggi ha il dovere di diffondere la cultura del loro utilizzo e sensibilizzare i fruitori sui valori che ne sono alla base: la condivisione, il confronto e la relazione.  

 

Vuole aggiungere altro per i lettori di SoloTablet, ad esempio qualche suggerimento di lettura? Vuole suggerire dei temi legati alla scrittura che potrebbero essere approfonditi in attività future? Cosa suggerisce di fare per condividere e far conoscere l'iniziativa nella quale anche lei è stato/a coinvolto/a?

Di recente ho letto “Post Social Meda Era”, di Cristiano Carriero e Sebastiano Zanolli, edito da Hoepli. Lo consiglio per comprendere meglio il ruolo dei social oggi e per imparare a viverli con maggiore consapevolezza senza perdere la bellezza della socialità.

La scrittura è materia vasta e sono molti gli argomenti correlati. La scrittura per il web è un tema di grande attualità, soprattutto dal punto di vista dell’accessibilità e dell’inclusività, caratteristiche che andrebbero diffuse.

Un altro tema interessante è l’educazione alla scrittura e la riscoperta della calligrafia: l’uso dei dispositivi digitali fa perdere la capacità di scrivere correttamente in corsivo, ad esempio. Questa tendenza si nota già nei bambini, abituati a tenere un tablet in mano che funge, spesso, da baby-sitter.

Aggiungo un terzo approfondimento: la scrittura come forma di comunicazione aziendale per il B2B, sia interna che esterna. Porre cura e attenzione alla scrittura delle e-mail da mandare a colleghi e collaboratori, alla preparazione delle presentazioni o delle riunioni, ai messaggi sulle chat di messaggistica istantanea rende più fluidi gli scambi e favorisce la relazione.

La presenza di Solo Tablet su diversi canali social permette al progetto di ottenere visibilità su ampia scala. Suggerisco di utilizzare LinkedIn progettando un calendario editoriale costante per la vostra pagina aziendale. Oggi la piattaforma permette di creare connessioni di valore. Potreste aggiungere un canale Telegram con relativo gruppo per favorire la conversazione in un ambiente più “intimo”, nel quale le persone possano sentirsi a loro agio. Sono una fan della Newsletter: avere la possibilità di inviare lettere a un pubblico interessato che in modo volontario ha lasciato i suoi dati per ricevere qualcosa in cambio è una grande opportunità. Una Newsletter al mese. Ricca, densa di contenuti di valore e utile.

 

 

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