Ricerca

23 elementi soddisfano i criteri specificati
Filtra i risultati.
Tipo di elemento











Nuovi elementi da



Ordina per rilevanza · Data (prima i più recenti) · alfabeticamente
Intelligenza o stupidità artificiale? (Intervista con Stefano Bargagni)
Si chiama “intelligenza artificiale ” solo perché funziona in maniera simile a processi che si svolgono nel cervello degli esseri viventi ma di fatto, analizzando a fondo questi algoritmi, sono abbastanza “stupidi” e dovrebbero chiamarsi “stupidità artificiale”. La mia definizione di computer rimane ancora quella mutuata da qualcuno di cui non ricordo il nome: è “lo stupido più veloce del mondo”.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
La responsabilità di come una tecnologia viene impiegata è solo e soltanto nostra (Marco Rigamonti)
Ritengo che lo sviluppo e l’implementazione dell’AI vadano assolutamente regolamentati: quello che però mi preoccupa maggiormente non è la possibilità che le macchine prendano il sopravvento sull’uomo, bensì gli effetti e le conseguenze che un utilizzo acritico dell’AI potrebbe avere sulla nostra società, portando a un ulteriore incremento delle disuguaglianze, con tutte le conseguenze che ciò può comportare sulla tenuta delle nostre democrazie.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
La rivoluzione tecnologica in atto ci coglie in un certo senso impreparati (dialogo con Gianfranco Barone)
L’essere umano è ancora un meccanismo troppo avanzato da imitare: oltre alla capacità logiche, come razza umana siamo dotati di una serie di “soft skills” come ad esempio l’empatia, la compassione, l’altruismo che non sono solo degli attributi casuali della nostra coscienza, ma ritengo che siano gli elementi fondanti che ci hanno permesso, durante l’evoluzione, di avere un vantaggio competitivo sulle altre specie. Focalizzarsi sulla singolarità delle macchine e intelligenze artificiali superiori è, al momento, in qualche modo deleterio, perché distrae il dibattito da argomenti molto più significativi che hanno risvolti pratici e devono essere affrontati. Ad oggi il problema non è legato a macchine super-intelligenti, ma a macchine super-stupide cui spesso deleghiamo scelte importanti, senza una supervisione umana, semplicemente perché è più comodo o costa meno.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
La Singolarità è una fake-news (dialogando con Francesco Morace)
La definizione Intelligenza Artificiale è fuorviante: l’Intelligenza Umana non è replicabile perché ancora non ne conosciamo i meandri. Più corretto utilizzare il termine pseudo-intelligenza per descrivere le AI reattive o specializzate, le uniche possibili.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
La sorveglianza messa a tutela della libertà non mi preoccupa (Roberto Marmo)
Siamo ancora in tempo per dare la giusta direzione allo sviluppo della IA a supporto di una vita migliore dell’essere umano, visto che c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare a macchine veramente intelligenti e creative. Linee guida per la ricerca sono necessarie in tutti i settori della ricerca, per non sprecare risorse e non creare danni all’umanità. Ma senza esagerare con le restrizioni, ricordo che proprio la libertà di ricerca ha portato allo sviluppo del famoso “deep learning” quando pochi ricercatori ci credevano perché la maggioranza riteneva le reti neurali di scarso interesse applicativo, ora tutti vogliono studiare solo “deep learning”.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
Le tecnologie di tipo enabling sono un fattore positivo per l’uomo (Elisabetta Bracci)
Questa pandemia ci ha fatto riscoprire una volta in più quanto il contatto umano, il calore di un sorriso e di uno scambio di parole, sia fondamentale per il nostro benessere. Nei servizi il rapporto è il punto nodale. Chi comprerebbe un abito da sposa consigliato da una AI? Chi prenderebbe il caffè da un robot senza il sorriso e quella battuta che ci piace avere al bar?
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
Machines are unable to learn based on real life experience ( Muneeb Sikander)
With respect to the evolution of AI, I believe the question of whether machines can think is no more interesting than the question of whether a submarine can swim. It is humans who decide where AI should be applied. As more and more artificial intelligence is entering into the world, more and more emotional intelligence must enter into leadership. Finally, I am not as keen on the idea of singularity as Kurzweil defines it.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
Noi umani non possiamo essere ridotti ad un insieme di dati (Dialogo con Walter Aglietti)
Sono d’accordo che noi umani non possiamo essere ridotti ad un insieme di dati, che abbiamo bisogno di vivere oltre che di funzionare, ma credo anche che davanti a noi troveremo fenomeni, ad esempio ibridazioni uomo-macchina, che ci costringeranno a ridefinire cosa è un uomo e cosa è vivere. Ad esempio non sono completamente certo che un adolescente che passa dieci ore al giorno sul suo telefono abbia il mio stesso concetto della parola “vivere”, né posso pretenderlo.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
Potrà mai esistere una coscienza artificiale? (Riccardo Manzotti)
Finora l’intelligenza artificiale ha consistito soltanto nell’implementazione di funzioni più o meno simili a quelle del nostro sistema cognitivo. Pensiamo che la mente sia solo una collezione di funzioni (giocare a scacchi, usare i tempi giusti dei verbi, risolvere il problema di trovare il partner più adatto, guidare l’automobile). Ma lo facciamo non perché la mente sia solo queste funzioni, ma perché le funzioni cognitive sono l’unica cosa che sappiamo usare. L’intelligenza artificiale era prima un sogno, poi è diventata un programma scientifico, adesso è un progetto tecnologico. Domani sarà un problema sociale ed economico. In futuro potrebbe essere una guerra, speriamo non diventi mai un massacro.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis
Rischiamo di infilarci in una giostra...(dialogo con Mauro Lupi)
Ritengo necessario confrontarci in primis con la nostra intelligenza per gestire correttamente il mondo digitale che ci circonda. È noto che la nostra psiche ha ancora moltissimi lati oscuri anche ai maggiori scienziati del settore, quindi non prossimo pensare di dominarla in toto. Tuttavia, in un mondo che ci sbatte difronte quotidianamente un nuovo strumento, che sia un’opportunità un rischio, dobbiamo coltivare una capacità da autodidatti di infilare (o meno) questo strumento nella nostra vita, nel nostro lavoro, nel nostro tempo. Capendone inoltre limiti e modalità di impiego. Sapendo che non riusciremo mai a dominarne tutte le funzionalità perché quando stiamo quasi per riuscirci è già tempo della nuova versione.
Si trova in Blog / Homo sapiens e Homo digitalis