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Senza il nostro apporto concreto, i processi tecnologici non possono trovare sviluppo.
L’uso degli strumenti tecnologici cambia certamente il modo in cui facciamo esperienza e il contesto delle nostre relazioni. Rispetto a ciò è anzitutto necessaria una riflessione. Non bisogna semplicemente accogliere e applicare ciò che ci viene proposto o imposto da questi strumenti, ma bisogna interrogarsi sulle conseguenze del loro uso.
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La tecnologia in sé non è né positiva né negativa, è semplicemente possibilità
Comunicare sui social network, proprio perché comunicazione disincarnata, consente di esporsi maggiormente, tanto in positivo quanto in negativo. Si è però sempre di fronte a una possibilità che si declina nel momento in cui viene utilizzata: usare WhatsApp per flirtare con la ragazza che mi piace perché dal vivo sono timido è ben diverso da usarlo per insultare il mio compagno di classe perché dal vivo non ho la faccia tosta per farlo. Internet ha il potere di generare forme eccessive di aggressività e forme intense di intimità allo stesso tempo.
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Il cervello non viene modificato dalla tecnica ma da essa plasmato ( Pietro Montani)
Noi dobbiamo continuare a studiare con occhio critico il modo in cui si modificano le condizioni di possibilità dell’esperienza umana, sapendo che tra queste è fondamentale il ruolo delle tecnologie di volta in volta storicamente dominanti. Noi dobbiamo, inoltre, attrezzarci per guardare alle tecnologie esistenti come a un terreno di coltura incomparabile, e comunque non surrogabile, per i processi di autopoiesi e di individuazione (soggettiva e collettiva). L’addestramento, l’esercizio, la consapevolezza e l’assunzione di specifiche responsabilità tecniche (e qui basti pensare all’ambito delle biotecnologie) fanno parte di entrambi i movimenti appena indicati.
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Il Grande Fratello non ci guarda, siamo noi che lo guardiamo e tuttavia ne veniamo dominati.
Il MiPiace di Facebook è la carota che si accompagna al bastone dell'insignificanza della quale si viene minacciati se non ci si sottopone a tali riti, è l’inesistenza stessa, che dal piano di un’ontologia materica è passata a quello di un’ontologia digitale che sta a fondamento di un «impero virtuale». Ciò che sta succedendo sembra confermare le intuizioni heideggeriane sulla natura non neutrale della tecnica, sul suo costituire l’espressione di una struttura ontologica che si incarna certamente in opere e manufatti ma non è a essi riducibile; vengono confermate le tesi sul pericolo che la tecnica rappresenta quando il suo sviluppo è lasciato a se stesso o, per meglio dire, agli interessi politici che lo muovono.
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Siamo ancora quelli della pietra e della fionda. E il vero problema sono i vicini, il prossimo, gli altri.
Non c’è rimedio alla tecnologia; non esistono strumenti neutri perché chi li usa non è mai neutro. Date agli uomini le pietre, e uccideranno con le pietre. Se poi creano anche strumenti pensati proprio per uccidere, che altro uso se ne potrebbe fare? La tecnologia ha raggiunto apice e sintesi nella bomba atomica e negli armamenti, il cui potenziale (la distruzione del mondo) non scema né aumenta una volta avviato il processo di armamento collettivo: una tecnologia il cui effetto non può aumentare, per quanto se ne aumenti la quantità. Superata una certa soglia, l’effetto è “infinito”. Gli effetti di tutti gli smartphone e i tablet del mondo sbiadiscono di fronte a questo. Il mio pessimismo antropologico mi fa pensare che se uno strumento consente un uso pessimo e distruttivo, prima o poi verrà utilizzato così.
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Tecnologicamente consapevoli ma recuperando l'intimità!
L’uomo, l’inventore della tecnica, dovrebbe a mio avviso recuperare quell’intimità per la vita e solo conseguentemente porsi la questione della tecnica, mi riferisco ad una scelta di campo: l’uso non consapevole degli strumenti non è una questione digitale ma umana.
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Carlo Sini - Logos e techne, tecnologia e filosofia
Un intervento di Carlo Sini tenuto al convegno nazionale Romanae Disputationes su un tema che non può lasciare indifferenti e che è stato rivolto in particolare a persone giovani e a chi si prende cura della loro educazione.
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Logos e techne per una riflessione critica sulla tecnologia
Seconda lezione introduttiva del Concorso "Romanae Disputationes" con la lezione “Logos e techne. Il cammino dell’uomo” di Carmine Di Martino, della Università degli Studi di Milano.
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Ciò che si demonizza, spesso diventa lo strumento più usato dal “demonio” (o dal dominio).
Ripartiamo dall’essere umano e troviamo un punto di vista in cui credere e in cui siamo certi ci sia una via per la felicità. Poi testimoniamolo nella vita e raccontiamolo ai più giovani. La tecnologia fa più o meno la stessa cosa. La tecnologia fa credere a tutti di essere la protagonista assoluta del futuro e chi può parlare attacca il fenomeno invece di testimoniare di credere in qualcosa (un pensiero, un metodo, una “vita) e lo demonizza. Il progetto a cui sto lavorando è appunto questo: generare un punto di vista di pensiero generante a sua volta una via che può portare al benessere.
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Fare filosofia, in rete o fuori, non è affatto un gesto da persone educate e civili! (Davide Dell'Ombra )
L’influenza esercitata dal mezzo tecnologico sugli stili di vita dei suoi frequentatori – tutti noi – è grande, prepotente: è difficile sottrarsi al richiamo “sociale” senza sentirsi esclusi da qualcosa. Gli strumenti tecnologici, Facebook tra gli altri, intercettano con precisione quella necessità di interazione sociale tra individui che contraddistingue il mondo animale in generale e che nell’uomo si espleta in maniera direi ossessiva per ragioni culturali. La prepotenza con la quale cerchiamo il contatto con un altro per le ragioni più varie si manifesta, amplificata, nella prepotenza con la quale aggiungiamo i contatti, o condividiamo opinioni, per le stesse ragioni.
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