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Su YouTube un’intervista ad Heidegger appare come un contenuto come un altro!
Credo che chiunque abbia a che fare seriamente con il linguaggio, pensatori, poeti, artisti, non possa non notare come quello odierno stia cambiando, modificato, come tutti gli altri aspetti significativi della vita, dalla razionalità tecnologica. Il punto essenziale non è tanto cosa noi possiamo fare con la tecnologia ma cosa la tecnologia può fare con noi, uomini potenti inclusi, come modifica il nostro essere umani. E non mi riferisco tanto né a modifiche apportabili ed apprezzabili scientificamente, né tanto ai temi del post- o transumanismo, quanto ad un riorientamento del modo di pensare e delle idee.
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👩‍🚒️👩‍🚒️ Elezioni e abisso dei social media
Lo hanno dimostrato i fatti recenti, lo testimoniano i fatti di oggi. I media sociali sono diventati piattaforme determinanti nel definire i futuri emergenti, anticiparli e raccontarli. È stato così per la Brexit, per Trump, può esserlo per altre elezioni future. È così anche perché non ci sono più Wikileaks, Snowden o personaggi simili capaci di svelare con le loro azioni segreti e azioni che si nascondono dieto molte attività social online.
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Il cervello non viene modificato dalla tecnica ma da essa plasmato ( Pietro Montani)
Noi dobbiamo continuare a studiare con occhio critico il modo in cui si modificano le condizioni di possibilità dell’esperienza umana, sapendo che tra queste è fondamentale il ruolo delle tecnologie di volta in volta storicamente dominanti. Noi dobbiamo, inoltre, attrezzarci per guardare alle tecnologie esistenti come a un terreno di coltura incomparabile, e comunque non surrogabile, per i processi di autopoiesi e di individuazione (soggettiva e collettiva). L’addestramento, l’esercizio, la consapevolezza e l’assunzione di specifiche responsabilità tecniche (e qui basti pensare all’ambito delle biotecnologie) fanno parte di entrambi i movimenti appena indicati.
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Il Grande Fratello non ci guarda, siamo noi che lo guardiamo e tuttavia ne veniamo dominati.
Il MiPiace di Facebook è la carota che si accompagna al bastone dell'insignificanza della quale si viene minacciati se non ci si sottopone a tali riti, è l’inesistenza stessa, che dal piano di un’ontologia materica è passata a quello di un’ontologia digitale che sta a fondamento di un «impero virtuale». Ciò che sta succedendo sembra confermare le intuizioni heideggeriane sulla natura non neutrale della tecnica, sul suo costituire l’espressione di una struttura ontologica che si incarna certamente in opere e manufatti ma non è a essi riducibile; vengono confermate le tesi sul pericolo che la tecnica rappresenta quando il suo sviluppo è lasciato a se stesso o, per meglio dire, agli interessi politici che lo muovono.
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Effetto Social - Dialoghi su relazioni virtuali
In Cina quando si odia qualcuno lo si maledice dicendo “che tu possa vivere in tempi interessanti”. I tempi interessanti sono in genere irrequieti, ansiogeni, caotici e incerti, dominati da confusione, sofferenza e difficoltà e anche da tante sorprese….. Una fotografia dei tempi correnti, tempi nei quali sembra regnare il caos, tempi dominati da una crisi economica permanente, da disuguaglianze e rabbia crescenti, dalla percezione che il pianeta Terra sia veramente a rischio. In tutto questo la tecnologia gioca un ruolo fondamentale. Proprio per questo è cruciale che se ne parli. Parlarne significa riflettere criticamente e in modo disincantato sui suoi effetti. Significa interrogarsi sulle possibili vie di fuga da cinguettii, da false notizie, da inganni e da potenziali furti digitali. Bisogna però capire di essere in gabbia, di vivere dentro un acquario digitale, imprigionati in piccionaie e voliere più o meno moderne e trattati come asini. La prigionia ci vede complici volontari e ci suggerisce una nuova consapevolezza.
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Prigionieri della Macchina Algoritmica siamo come piccioni dentro la gabbia di Skinner (Davide Ubizzo)
Stiamo vivendo una vita nella vita, perché il ‘fuori’ non è sicuro e quindi dobbiamo tutti alienarci dal mondo estraniandoci in una bolla domestica, dubbiosi e scettici altalenanti tra bio-potere e pandemia, recalcitranti eremiti. Si realizza in effetti ciò che Camus prefigurava: il vacillare della responsabilità sociale, il sentimento del proprio dovere, i dubbi della fede religiosa, l’edonismo di chi non crede alle astrazioni (studi scientifici, teorie, complotti) e nemmeno al tangibile (la rapidissima diffusione e mortalità di un nuovo virus) , ma neppure è capace di “essere felice da solo”, di starsene da sé a casa propria pascalianamente.
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La tecnologia ci rende più fragili poiché aumenta l’indice di vulnerabilità dell’essere umano (Roberto Marchesini)
La tecnologia non è mai stata neutrale. La tecnica aumenta il nostro bisogno di natura non lo diminuisce, la tecnica aumenta la nostra coniugazione al mondo non la diminuisce, la tecnica aumenta le nostre responsabilità verso il mondo non aumenta il nostro potere e non ci esonera dalle nostre responsabilità. Allora qui non si tratta di essere pro o contro la tecnica, di vedere la tecnica come il grande male o come la grande salvezza, ma di capire esattamente cos’è la tecnica, capire che la tecnica non è qualcosa che va al di là della natura, ma è nella natura, capire che non esiste una dicotomia tra naturale e artificiale, perché tutto quello che avviene sulla terra è naturale ed è naturculturale, cioè è allo stesso tempo naturale e culturale. Un'intervista con l'etologo Roberto Marchesini.
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Democrazia, algoritmi e tecnologia
Dotati di uno smartphone ci si sente liberi e connessi al mondo intero. Così connessi da contribuire, probabilmente in modo inconsapevole, al sovranismo e isolazionismo montante così come a modelli di società sempre meno libere, più controllate e anche autoritarie. Il tema delle democrazia è argomento privilegiato da intellettuali e pochi organi di stampa ma sembra essere fuori dall’orizzonte cognitivo e personale delle masse.
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Il cyberspazio è uno spazio divertente, specchio della nostra società
Penso che i nuovi media offrano delle nuove possibilità critiche per la crescita personale, per lo sviluppo dei sensi personali di padronanza, per formare nuovi tipi di relazioni e per comunicare con gli amici e la famiglia in tutto il mondo, nell’immediato, persino nei mondi intimi, oltre che dare la possibilità di effettuare ricerche con sete di cultura di qualsiasi tipo, in modo facile e immediato.
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Tecnologia: servono antropologi della modernità e un presidio etico! (Silvia Marigonda)
Se quasi due miliardi di persone sono iscritte a Facebook, io non posso “non voler saperne niente”, perché significherebbe che volutamente sono avulsa dal contesto di due miliardi di persone. Se la società civile, e persino la più tradizionale politica, sempre più comunica attraverso Twitter, o se le HR cercano candidati via Linkedin, io non posso rifiutare a priori questi sistemi, perché rischio di auto-emarginarmi oppure di venire un giorno travolta da un processo di digitalizzazione che a mio parere è inevitabile.
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