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Come resistere allo smartphone in 100 mosse
Sempre connessi e collegati al proprio smartphone si sta perdendo il contatto con la realtà, con sè stessi e con gli altri. La tecnologia non è il male ma sarebbe meglio averne maggiore consapevolezza critica e ogni tanto staccare la spina. Realmente!
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La tecnologia è il modo dell’umano di stare al mondo: difficile distinguere dove finisce l’una e inizia l’altro.
Ogni trasformazione delle tecnologie porta con sé una ridefinizione dell’umano e, di conseguenza, di molti dei concetti che usiamo per dare senso al nostro essere al mondo, alla nostra storia e alla nostra natura. Dalle tecnologie biomediche e biometriche, agli strumenti di misurazione comportamentali e sociali, all’apparato tecnologico sensoriale innestato dentro gli ambienti e le ecologie, ogni nuova invenzione tecnologia ci ridefinisce.
Si trova in Blog / Filosofia e tecnologia
Tecnologicamente consapevoli ma recuperando l'intimità!
L’uomo, l’inventore della tecnica, dovrebbe a mio avviso recuperare quell’intimità per la vita e solo conseguentemente porsi la questione della tecnica, mi riferisco ad una scelta di campo: l’uso non consapevole degli strumenti non è una questione digitale ma umana.
Si trova in Blog / Filosofia e tecnologia
Per accorgersi di aver indossato delle lenti per vedere il mondo bisogna indossarne... delle altre.
Sulla base delle tendenze in atto - e a patto che si plachino (e non sarà facile) le diffuse reattività fondamentaliste e populiste oggi all’ordine del giorno – un possibile (e auspicabile) scenario può essere quello della “co-esistenza” tra umani, animali, piante, macchine secondo quel che da un po’ di anni si chiama “ontologia orientata sugli oggetti”, vale a dire una concezione della realtà non più antropo-centrata ma aperta, senza pregiudizi gerarchici, ad ogni dimensione del reale.
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Suggerimenti ai minori per un uso consapevole delle nuove tecnologie
PILLOLE DI TECNOLOGIA CONSAPEVOLE - Il contesto della Rete è noto a tutti, meno conosciuti sono i suoi effetti collaterali, soprattutto sui minori. Una lacuna notevole se si pensa che i minori iniziano a utilizzare la Rete ad età sempre più precoci alla ricerca di occasioni di divertimento e di gioco, di spazi di creatività e di socialità. L'offerta di servizi e l'emergere di nuove tendenze nascondono spesso potenziali rischi (geolocalizzazione, bullismo, sexting, ecc.) che molti genitori non sono in grado di percepire e/o gestire. Proteggere i minori non è più sufficiente, bisogna affiancarli, parlare con loro, educarli all'uso delle tecnologie, navigare con loro e aiutarli ad acquisire nuove conoscenze e maggiore consapevolezza.
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La rivoluzione del Big Data ed effetti collaterali
PILLOLE DI TECNOLOGIA - Il Big Data è una rivoluzione che sta trasformando il nostro modo di vivere ma che a tendere può minacciare la nostra stessa libertà e minare alle basi le nostre democrazie. La minaccia non è il Big Data in sè e i dati in esso contenuti ma l'uso che ne viene fatto per potenziare e sostituire sistemi di raccolta dati, di analisi e di valutazione automatizzati. Oggi molti di questi sistemi sono ancora appannaggio della discrezionalità umana, domani potrebbero essere governati e usati da nuovi intermediari dei dati sempre meno attenti alla privacy e alla riservatezza delle informazioni.
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Va riequilibrato il rapporto tra la nostra vita e la pressione tecnologica
Il grande frullatore dei social, con facebook in testa a tutti, la pervasività di Google, l’opacità di sistemi d’interaction design come l’Internet delle Cose e, nel prossimo futuro, l’espansione di grandi reti di transazioni post-monetarie come Blockchain, stanno delineando un futuro digitale in cui si rischia di erodere il nostro spazio vitale e senziente. E’ proprio per questo che dobbiamo innalzare il nostro livello di coscienza e proattività proprio sul campo del pensiero-azione nell’uso dei sistemi digitali, cercando di tradurre la tecnologie in linguaggi funzionali alla nostra evoluzione culturale.
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La tecnologia non è mai stata neutrale. Ha sempre modificato la nostra relazione col mondo.
Un cambio di prospettiva non si farà con una rivoluzione né con un gesto esemplare (in qualche maniera Snowden non è la critica ma la realizzazione del panottismo liquido contemporaneo). Si farà solamente con una lunga negoziazione e presa di coscienza collettiva. Le buone pratiche devono essere reiterate. Ancora una volta è la vecchia filosofia ad avere ragione, perché è Aristotele ad averci insegnato il valore del fare e avere esperienza. Non vivremo in armonia con le macchine o con le nostre estensioni digitali (ci saranno nuove pratiche e nuove forme di digital labor) ma certo, nel lungo termine, avremmo sviluppato una migliore praxis digitale (e forse avremo imparato a far valere i nostri diritti).
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Nessun singolo individuo è in grado di controllare un dispositivo tecnologico
Pensare la tecnologia è possibile solamente a partire da una posizione svantaggiata. La tecnologia, sviluppata dall’uomo per allontanare il panico vissuto nell’oscurità della notte, il pericolo degli animali selvaggi e la violenza della natura, è a sua volta opaca, a volte incomprensibile, aliena al proprio creatore e instaura un secondo ordine, questa volta artificiale, di panico.
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Ciò che si demonizza, spesso diventa lo strumento più usato dal “demonio” (o dal dominio).
Ripartiamo dall’essere umano e troviamo un punto di vista in cui credere e in cui siamo certi ci sia una via per la felicità. Poi testimoniamolo nella vita e raccontiamolo ai più giovani. La tecnologia fa più o meno la stessa cosa. La tecnologia fa credere a tutti di essere la protagonista assoluta del futuro e chi può parlare attacca il fenomeno invece di testimoniare di credere in qualcosa (un pensiero, un metodo, una “vita) e lo demonizza. Il progetto a cui sto lavorando è appunto questo: generare un punto di vista di pensiero generante a sua volta una via che può portare al benessere.
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