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Siamo davvero liberi di scegliere?
Scegliere è diventato un probema serio, forse lo è sempre stato, sicuramente è una delle questioni più importanti del nostro tempo. Poter scegliere significa essere liberi di scegliere ma la libertà non implica necessariamente poter scegliere. Lo ha raccontato molto bene Edward Rosenthal nel suo libro 'L'età della scelta'. Bisogna sempre fare i conti con la realtà dell'asseza di scelte. Oggi scegliere sembra essere diventato più facile e la consapevolezza che lo è può trasformare la vita concreta di tutti. Ma siamo veramente liberi di scegliere?
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Google non è più uguale per tutti e fa filtro. Fra un pò farà anche la ricerca...
Come scriveva Marshall McLuhan noi creiamo i nostri strumenti che poi a loro volta ci trasformano. Si pensa generalmente che facendo una ricerca su Google tutti ottengano gli stessi risultati. Non è così. ll mondo della rete è sempre più filtrato dall’azione di pochi operatori che, per farci un favore, personalizzano ogni risposta alle ricerche in base alla percezione che si sono fatti dei nostri bisogni e necessità. Non importa quanto corretta o sbagliata essa possa essere!
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Garabombo e i capitalisti del web
Nel suo ultimo saggio, “Rete padrona” Federico Rampini descrive il capitalismo del terzo millennio come dominato da nuovi squali. Non più e non solo finanziari ma molto tecnologici e altrettanto monopolisti. I nuovi cavalieri rampanti si chiamano Google, Apple, Facebook, Amazon, Facebook, ecc.
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La sorveglianza tecnologica non dorme mai
Secondo i filosofi Arthur e Marilouise Kroker la sorveglianza non dorme mai perché vive continuamente dei dati che robot e algoritmi tecnologici, disegnati per non dimenticare nulla e archiviare tutto, continuano a raccogliere su ognuno di noi. Lo sostengono in un loro ebook disponibile online.
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Lo smartphone ti fa sentire libero ma sei sempre sottomesso, liberati dallo smartphone
Viviamo tempi di crisi, nel senso etimologico del termine tempi di separazione, selezione, decisione, cambiamento e opportunità. La crisi attuale però è duratura, regressiva e sembra essere diventata una realtà permanente. Come tale rende complicata ogni scelta, decisione, e possibilità di cambiamento, sprofondando molti nell'incertezza e nella 'liquidità' (concetto che il sociologo Zygmut Bauman, morto nel 2017, ha usato per descivere la società postmoderna).
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Le lacrime da coccodrillo dei produttori tecnologici
Il 2018 e il 2019 saranno ricordati come gli anni del disincanto tecnologico ma anche verso i leader, spesso percepiti come maghi e condottieri invincibili, delle aziende della Silicon Valley. Dopo Cambridge Analytica nulla è stato più come prima. Le grandi società tecnologiche se ne sono accorte ma l’ammissione degli errori fatti non può essere la soluzione e neppure il primo passo da compiere.
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Smartphone e sorveglianza digitale: in vacanza senza un dispositivo!
Secondo Richard Stallman, intellettuale americano e capofila del movimento per il software libero, lo smartphone ha permesso di realizzare il sogno totalitario di Stalin. Grazie alla sua diffusione, pervasività e irrinunciabilità, lo smartphone è diventato lo strumento principe per tracciare, identificare e geolocalizzare chiunque lo possegga e se lo porti appresso. Unica soluzione buttarlo ma chi è veramente in grado di farlo senza alcun rimpianto?
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Democrazia, algoritmi e tecnologia
Dotati di uno smartphone ci si sente liberi e connessi al mondo intero. Così connessi da contribuire, probabilmente in modo inconsapevole, al sovranismo e isolazionismo montante così come a modelli di società sempre meno libere, più controllate e anche autoritarie. Il tema delle democrazia è argomento privilegiato da intellettuali e pochi organi di stampa ma sembra essere fuori dall’orizzonte cognitivo e personale delle masse.
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Democrazia liberale e tecnologia
Carole Cadwalladr è la cronista dell'Observer che ha scoperchiato lo scandalo di Cambridge Analityca e che per questo motivo è stata cancellata a vita dal social network. In un video la Cadwalladr ha spiegato anche come i social abbiano influito sulla Brexit. Da guardare e ascoltare attentamente. Facebook e altri social network stanno facendo male alle democrazie in ogni parte del mondo. Ma fdorse non ne siamo consapevoli.
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Facebook: le regole non bastano!
Negli ultimi anni Facebook è andato fuori strada. I tentativi recenti di imporre regole, restrizioni e implementare nuovi algoritmi per il controllo dei contenuti non sembrano essere sufficienti. Il social network continua a raccogliere una infinità di contenuti violenti, offensivi e volgari ma soprattutto è diventato strumento potente di lotta politica e diffusione di false notizie create ad arte per alimentarla.
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