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Facebook: le regole non bastano!

Facebook: le regole non bastano!

29 Marzo 2019 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Negli ultimi anni Facebook è andato fuori strada. I tentativi recenti di imporre regole, restrizioni e implementare nuovi algoritmi per il controllo dei contenuti non sembrano essere sufficienti. Il social network continua a raccogliere una infinità di contenuti violenti, offensivi e volgari ma soprattutto è diventato strumento potente di lotta politica e diffusione di false notizie create ad arte per alimentarla.

Chi segue ciò che faccio in Rete sa che il mio uso dei social network è limitato, volutamente controllato. Facebook è un semplice contenitore degli articoli pubblicati sul portale SoloTablet. Lo sono anche altri social media come Twitter o Pinterest. L’unica presenza personale su Facebook è legata a un Gruppo di viaggio, creato più come esperimento che come spazio per raccontarsi. L’unico social network che uso è Linkedin, anch’esso sempre meno, perché sempre più simile ad altri social network, sia nel modo con cui viene usato, sia nelle preferenze e nelle logiche degli algoritmi che lo tengono in vita.

La quantità di false notizie contenute da Facebook non fanno più notizia. I contenuti violenti neppure. Fanno notizia invece gli algoritmi che si scopre ogni giorno di più essere all’origine di ciò che Facebook è oggi diventata.  Una piattaforma senza regole, meglio con solo regole proprietarie in forma di algoritmi, tutti costruiti ad arte con obiettivi puramente commerciali e di business. Obiettivi che non dissimulano la volontà di potenza che li caratterizza. Una ricerca di potere e dominio che è ben rappresentata nel management dell’azienda, incapace di fermare i molteplici abusi che emergono ogni giorno, perché non sembra avere a cuore la democrazia e la libertà dei cittadini, anche della Rete.

La soluzione c’è e dovrebbe essere semplice, applicare leggi che impongano alle piattaforme social la responsabilità per i contenuti pubblicati, come già succede per altri media. Altri media che sono anch’essi veicolo di misinformazione, disinformazione e false notizie, ma non contengono la stessa quantità di spazzatura solitamente presente su Facebook o au Twitter. E soprattutto difficilmente utilizzabili da terroristi, criminali, movimenti politici per le loro azioni criminali o attività politiche, spesso discriminatorie, violente, razziste e omofobe.

L’introduzione di leggi minerebbe il modello di business delle grandi società tecnologiche ma c’è da chiedersi se non sia il caso di farlo, per rispetto dei cittadini che ancora credono nella democrazia politica e nel bene pubblico e per proteggere le persone dall’essere offese e colpite attraverso strumenti tecnologici.

L’assenza di leggi, il tergiversare di governi e classi politiche è spiegabile con la politica lobbista che le grandi società tecnologiche sono oggi in grado di fare. Imporre delle leggi non è solo necessario ma servirebbe anche a ridare ossigeno a Internet e al Web per riportarlo alle sue origini, non libertarie ma libere e democratiche. E’ tempo di ristabilire la libertà introducendo controlli e regole.

Le leggi che impongano nuove regole però non saranno sufficienti. Deve emergere e svilupparsi anche una maggiore consapevolezza di chi usa le piattaforme tecnologiche. Una consapevolezza che può nascere solo dall’esercizio del pensiero critico e di una riflessione ampia sugli effetti e le conseguenze determinate dall’uso sbagliato dei social network: cyberbullismo, revenge porn, fake news, ecc. La riflessione servirebbe anche a comprendere il grande inganno delle piattaforme libere e gratuite, l’autoinganno che caratterizza il modo con cui vengono usate, e di essere diventati per esse una semplice merce. 

Conquistata una maggiore consapevolezza poi ognuno dovrebbe essere in grado di fare una scelta ragionevole, libera e forse più consona a favorire benessere psicobiologico e mentale.

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