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Differenza tra pericolo e rovina durante una pandemia

Differenza tra pericolo e rovina durante una pandemia

27 Gennaio 2021 Pandemia e salute
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Processi ergodici, network ed assembramenti

L’attuale situazione di pandemia ha messo in luce alcuni limiti del nostro cervello nel decodificare particolari situazioni, alcune forme di “cecità” nel valutare gli eventi ed il contesto nel quale si svolgono.

Un articolo di Vito VaccaSenior Management Consultant and Trainer


L’evoluzione ci ha dotato di meccanismi mentali utili ad affrontare i pericoli ed a garantire la nostra sopravvivenza, ma permangono delle situazioni in cui non riusciamo a distinguere la differenza tra “pericolo” e “rovina”. 

Si definisce ergodico un processo statistico che passa per tutti i punti possibili di lavoro; ed un processo stocastico si dice ergodico quando le medie statistiche convergono quasi ovunque con le medie temporali. 

Condizione necessaria alla “ergodicità” è che la media e la varianza (ossia la stazionarietà in senso lato) non cambia se viene traslata nel tempo (che si prende in considerazione). 

L'ergodicità viene ipotizzata tutte le volte che si dovrebbero seguire uno o più fenomeni nel tempo, ma questo in pratica risulterebbe difficile da realizzare; ad esempio: per redigere le tavole di sopravvivenza in demografia. 

Invece, una situazione si considera “non ergodica” quando le probabilità osservate in passato non valgono per i processi futuri; perché vi sarà uno “stop”, una “barriera forte” che interromperà il processo in modo irreversibile. 

La normale analisi costi-benefici, che di solito utilizziamo per affrontare le situazioni, può funzionare nel valutare l’assunzione del “rischio” (pericolo), ma non funziona in quei casi che possiamo definire come situazione di “rovina”. 

Ad esempio, partecipare ad una roulette russa per avere un milione di euro: cinque persone su sei vinceranno con una probabilità dall’ 83,33%, ma una persona su sei “rovinerà” con una probabilità del 16,66%. 

Quindi è molto più probabile (83,33%) vincere una somma elevata che perdere al gioco (16,66%), ma c’è una controindicazione forte, in caso di perdita alla roulette russa non si corre un rischio, ad esempio il pericolo di farsi male, ma si dovrà sopportare una vera e propria “rovina”, ossia la conseguenza della morte (situazione che non prevede alcun rimedio possibile). 

Le persone più coscienti sono molto stressate in questi mesi di pandemia, mentre le folle dello shopping e della movida sembrano poco sensibili all’attuale situazione; queste persone percepiscono il rischio (pericolo) come basso e vogliono continuare a vivere la loro vita normalmente. 

Protestano e scendono in piazza per fare valere il loro punto di vista, mettendo in atto comportamenti (assembramenti) che sono estremamente pericolosi (per loro, ma anche per gli altri) durante una pandemia nel pieno del suo dispiegarsi (per non parlare degli studenti che occupano le scuole o fanno “sit-in” nelle piazze); non si rendono affatto conto che sono nodi della rete del contagio, che continua a diffondersi alla grande grazie ai loro comportamenti improvvidi. 

Non vogliono più restrizioni, ne hanno abbastanza; ma vallo a raccontare ai familiari delle centomila vittime (soltanto in Italia) che hanno subito la “rovina” della perdita di persone care, che non potranno più tornare alla loro vita “normale” pre-Covid; oppure vallo a dire a tutti coloro che avendo superato la malattia non sono tornati come prima con conseguenze neurologiche, cardiache, respiratorie, di debilitazione cronica, che hanno vissuto un vero e proprio pericolo che li ha portati ad un passo dalla loro completa “rovina”. 

Inoltre, il nostro cervello ha serie difficoltà nel riuscire a tradurre le statistiche in realtà percepita, ossia nella capacità di trasformare i numeri in qualcosa di concreto e maggiormente comprensibile rispetto alle azioni da porre in essere. 

Dobbiamo impegnarci e fare ricorso a tutta la nostra attenzione mentale per trasformare dei meri numeri contenuti nelle statistiche giornaliere nella reale percezione della tragedia in corso: le terapie intensive che si riempiono, gli ospedali intasati, le ambulanze con i pazienti in attesa all’esterno del pronto soccorso. 

A nulla sono servite le immagini “lontane” dei camion militari pieni di bare della scorsa primavera e neanche i tragici reportage dalle terapie intensive stracolme; non è una situazione “vicina”, il cervello di molte persone non si focalizza nella necessaria attenzione; ricordiamolo l’attenzione richiede sforzo e concentrazione, ossia un maggiore impegno. 

Un altro aspetto su cui riflettere, che ci può aiutare a decifrare meglio l’attuale situazione, è la distinzione tra gli eventi causali, che rientrano in due categorie principali:

  1. quelli che sono nella media, e riguardano i singoli individui, sono definiti “a coda stretta” nella distribuzione normale del rischio secondo la curva di Gauss (sono in linea di massima prevedibili e controllabili);
  2. gli eventi relativi ai fenomeni estremi, riguardano invece la collettività, e hanno un effetto sistemico di più ampia scala e portata. 

In questa seconda categoria ricadono le epidemie, che comportano rischi moltiplicativi connessi alle situazioni estreme che coinvolgono la collettività; ad esempio, il rischio che le singole persone muoiano nella vasca da bagno rimane costante nel tempo (a parità di persone e di vasche da bagno in una stessa nazione). 

Mentre il rischio di un processo moltiplicativo con grandi numeri (pandemia) è reale, e quando si verifica segue le leggi di potenza, il che significa che in qualsiasi momento la situazione può esplodere sfuggendo totalmente di mano anche ai sistemi più organizzati (vedi Germania e Gran Bretagna). 

In conclusione, una situazione totalmente nuova per il nostro cervello (la pandemia) richiede un grande sforzo di attenzione e riflessione per poter metabolizzare il nuovo scenario; come ben sanno coloro che si occupano di organizzazione ogni cambiamento dello status quo ante (in questo caso della nostra normalità precedente al virus) richiede molta energia ed un impegno reale e concreto da parte delle persone nel decodificare l’attuale situazione totalmente inedita.


Vito Vacca è Consulente e Formatore Manageriale con 30 anni di esperienza professionale (www.studio-vacca.it). Ha vissuto all’Estero per oltre quattro anni, collaborando in qualità di Team Leader e Key Expert in Programmi europei di assistenza tecnica. Vice Presidente della Associazione Italiana Formatori (AIF) dal 2001 al 2003, è stato Consigliere Nazionale AIF dal 1997 al 2006. In Italia ha svolto attività di consulenza e di formazione per le maggiori Agenzie Nazionali (Formez, Sviluppo Italia, Europrogetti & Finanza), per il Ministero dell’Economia e delle Finanze, per Regioni, per Provincie, per Città, per Parchi Scientifici e Tecnologici, per Camere di Commercio, per Associazioni degli Industriali. Ha collaborato con Università in Italia (Bari, Bologna, Lecce) ed all’Estero (Bucarest), e con Business School (CUOA, LUISS Management, NIBI-Promos, Spegea, Aforisma). Ha scritto e pubblicato per Italia Oggi, Franco Angeli, IPSOA Editore, Libri Scheiwiller (Gruppo Il Sole 24 Ore), Franco Maria Ricci. Ha partecipato in qualità di esperto a programmi televisivi di RAI 1, RAI 3, The Money Channel Romania, Radio France Internationale.

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