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Vai oltre la superficie del display, non metterti in vetrina e rinuncia alla visibilità
Secondo Vanni Codeluppi (Mi metto in vetrina e La vetrinizzazione sociale) le nuove tecnologie hanno prodotto un processo di cambiamento che ha origini lontane e che può essere descritto come "vetrinizzazione sociale". Un processo che ha avuto inizio con la comparsa delle prime vetrine dei negozi nel lontano Settecento per publicizzare le merci esposte. Un processo che oggi vede come protagoniste persone che hanno scelto di valorizzarsi, esibirsi e promuoversi (self-branding) in modi simili ma all'interno di tipologie diverse di vetrine, i display dei dispositivi tecnologici e mobili in uso.
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La visibilità perenne uccide, scegli l'invisibilità, seppure momentanea
Attraverso i display dei nostri dispositivi mobili tutti siamo diventati trasparenti, visibili, monitorati, sorvegliati e controllabili. Lo siamo perché navighiamo la Rete, cinguettiamo, messaggiamo, condividiamo e pubblichiamo online. Lo facciamo con i nostri profili digitali, avatar simulacri di noi stessi ai quali ci rivolgiamo per sentirci felici, amici, connessi, socialmente accettati e visibili. Profili digitali che al tempo stesso ci espongono alla vanità degli innumerevoli ego narcisi e sofferenti che popolano il mondo online, alla rivalità dei loro sguardi, ai vari tentativi di seduzione messi in atto, alla ricerca continua di riconoscimento e gratificazione e alle truffe sempre possibili.
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Evita il doppiomento spostando lo sguardo dal display al cielo sopra di te
Con l'età il doppiomento può diventare per molti una destinazione obbligata, ma non certamente per il grasso in eccesso, il sovrappeso o la mancanza di esercizio fisico. A fare la differenza è il tono muscolare, la tonicità di un muscolo che è difficile tenere allenato soprattutto se, per alcune ore al giorno, è praticamente bloccato da una postura del collo, piegato per osservare le immagini che scorrono sul display di un dispositivo tecnologico.
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Prima di regalare un MiPiace leggi quello che stai recensendo o apprezzando
A chi abita a Milano può capitare frequentemente, spostandosi con la metropolitana o l'autobus, di assistere incuriositi e rapiti alle pratiche tecnologiche di nativi digitali impegnati nella loro interazione con il dispositivo mobile, alla ricerca spasmodica di senso con cui rivestire e giustifiare la loro vita sociale online.
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Oltre a giocare con il tuo smartphone ricordati di circondarti anche di persone intelligenti
L'evoluzione continua di tecnologie sempre più intelligenti e capaci di apprendere sta mettendo in discussione molte teorie sull'intelligenza umana e facendo crollare molti miti legati alla specie umana come la più intelligente. Sta anche diffondendo l'impressione che, mentre le macchine diventano sempre più intelligenti, gli umani si stiano rapidamente instupidendo.
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Sulla metropolitana...di Milano
In metropolitana e in treno alza gli occhi dal display e osserva la varietà multicolore e multiculturale del mondo che viaggia sottoterra
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Esci dalla caverna panottica del muro delle facce e scopri il mondo al suo esterno
Lo spazio digitale disegnato da Facebook e da altri social network è assimilabile alla Caverna di Platone e per estensione cognitiva anche a quella descritta dallo scrittore portoghese José Saramago nel suo libro A Caverna (La caverna). L'una e l'altra descrivono un ambiente panottico nel quale chi vi è imprigionato non sa di esserlo o si illude di vivere esperienze uniche e irripetibili perché sociali e condivise da molti.
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Non pubblicare le foto dei tuoi figli online soprattutto se non hai chiesto loro il permesso
L'uso e abuso delle piattaforme tecnologiche da parte degli adolescenti per appuntamenti e chat erotiche, per la navigazione di siti e la visione di filmini pornografici è pratica diffusa e condivisa. Lo è anche la pratica del selfie, motivata dalla ricerca continua di un'identità e dalla scelta di condividere fotografie personali per ammiccamenti o approcci di tipo sessuale, e per la pratica del sexting, un fenomeno favorito dallo stesso narcisismo esibizionista che alimenta il selfie.
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La trasparenza non è per te ma serve a Facebook, nasconditi
La sede centrale di Facebook è un campus di 40.000 metri quadrati completamente aperto e trasparente, metafora perfetta di una piattafoma di social network che predica la trasparenza come valore per la socialità e la relazione. Tutti devono potere essere visti da tutti, in ogni loro azione quotidiana online e comportamento.
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Per non vederti costantemente riflesso, ogni tanto specchiati
Usciti dallo schermo specchio digitale e immersi nuovamente nello specchio tradizionale e riflettente non si esce dall'inganno e dall'illusione che sempre è prodotta dalle immagini riflesse. Non si scappa dalla disillusione che esse producono ma almeno sarà possibile riflettere, riconoscere che l'immagine riflessa non coincide con l'immagine che si ha di sé e provare ad accedere a una nuova fase di consapevolezza che consenta di riconoscersi nell'immagine trasmessa dallo specchio, evitando di fare la fine di Narciso. Operazione molto più complicata se tentata con le molteplici immagini riflesse dagli specchi multi-schermo della tecnologia.
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