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10, 100, 1000 Joker infelici
Chi non ha ancora visto Joker, un film capolavoro da non perdere, dovrebbe andare a vederlo. Quando abbandona il modello Marvel /Disney, Hollywood può ancora sorprendere e meravigliare. Joker non è un film sulla malattia mentale. Non è neppure buonista o moraleggiante. E' irriverente, politico, sociale, provocatorio, politicamente scorretto e altamente metaforico. Parla molto dell’America di Trump ma anche delle nostre società occidentali, nelle quali trionfano passioni tristi, teorie complottarde e sentimenti di odio diffusi. Società perse e disperate alla ricerca di un’anima e dei valori perduti, incapaci di superare la crisi economica oltre che psichica ed esistenziale nella quale sono precipitate.
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E se lasciassimo spazio alle macchine?
Il futuro è tecnologico ma sempre più precario e debilitante. Altri futuri migliori sono possibili ma solo se si sapranno governare spinte economiche, ambientali e sociali in ottica di cambiamento e trasformazione, a favore di tutti e non solo di pochi. Riuscire a farlo è complicato se non si cambiano rapporti di forze e relazioni sociali. Punto di partenza è una riflessione sul ruolo della tecnologia nella cancellazione di posti di lavoro e nella precarizzazione della vita dei lavoratori.
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Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro
BIBLIOGRAFIA TECNOLOGICA - "Battere la grancassa sulla Sharing Economy e sul freelancing serve soprattutto: a legittimare le nuove forme di sfruttamento messe in atto dal capitalismo delle startup; a rendere ancora più “normali” i rapporti di lavoro precari; a ricattare quelli che hanno un lavoro dipendente di tipo classico (i soldi non ti bastano? Datti da fare nel “tempo libero”); a sancire la fine di ogni contrattazione sulla durata del tempo di lavoro (vedi le recenti dichiarazioni del ministro del lavoro Poletti sull’anacronismo di simili pretese sindacali); a diffondere l’ideologia secondo cui essere imprenditori di sé stessi è cosa giusta e bella (in questo modo, scrivono, Dardot e Laval, l’egemonia liberista costruisce il suo progetto di “uomo nuovo”). Forse quelli che celebrano le magnifiche sorti e progressive del lavoro autonomo “da sinistra” dovrebbero cominciare a nutrire qualche dubbio."
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I lavoretti occasionali della Gigonomics (Gig Economy)
Molti Baby Boomers probabilmente non sanno neppure cosa sia ma le nuove generazioni di Millennial con la Gig Economy devono convivere ogni giorno. In Italia è forse più nota come lavoro a tempo determinato, a chiamata, precarizzato e inadeguato a dare sicurezza e tranquillità così come neppure opportunità. E' un modello economico ormai diffuso in tutto il mondo occidentale che in alcuni paesi permette guadagni extra ma in altri è sinonimo di sfruttamento e assenza di diritti. Come hanno insegnato le lotte dei riders di Foodora.
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Previsioni 2016: precarietà del lavoro e calo della domanda
Secondo alcune statistiche aumentano i disturbi del sonno, le forme di depressione, i rischi di incidenti sul posto di lavoro. E’ un fenomeno causato dall’aumento delle ore di lavoro, dal diffondersi nei paesi asiatici di forme di lavoro assimilabili alla schiavitù ma soprattutto da una precarietà diffusa che impedisce di dormire sonni tranquilli, di vivere euforicamente e serenamente e di fare attenzione alla sicurezza e ai ritmi di lavoro.
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Robot alla conquista dei nostri posti di lavoro
Non temono il jobs act e stanno diventando sempre più intelligenti. Sono macchine non sindacalizzabili e capaci di occupare molti spazi lavorativi fino ad oggi presidiati da umani. Se continua così secondo alcuni il medioevo prossimo venturo è assicurato.
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Sharing economy ma solo in mancanza di alternative!
Le alternative sono un posto di lavoro fisso o duraturo, un reddito decente e minore precarietà. In loro assenza la sharing economy cresce, il loro presenza cala. A dirlo è uno studio della JP Morgan condotto negli Stati Uniti, il mercato più maturo per l'economia condivisa caratterizzata da realtà quali Uber, Airbnb e società a loro simili.
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Tu chiamala se vuoi flessibilità…ma per molti è una grande fregatura!
La parola flessibilità popola da almeno due decenni il vocabolario e il linguaggio dell’economia, del mondo del lavoro e dei media. Se ne parla solitamente per decantare i vantaggi della globalizzazione dell’economia neoliberista e per costruire narrazioni acritiche, se non manipolatorie, di realtà del lavoro piene di opportunità ma in realtà sempre più precarie e senza lavoro. Sparita la classe operaia e la sua capacità di riflettere criticamente sulla realtà per cambiarla, oggi la flessibilità colpisce la classe media e i lavoratori cognitivi (cognitariato), incapaci per il momento di elaborare adeguate strategie di resistenza e cambiamento.
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Università, investimenti, nuove generazioni, Renzi e Meloni
Un testo scritto a quattro mani con Carlo Mazzucchelli. Una riflessione sulla condizione delle università italiane che riflette più in generale quella di sempre maggiore precarietà e difficoltà delle nuove generazioni. Per strategizzare il futuro sarebbe necessario disporre di maggiori risorse ma soprattutto di coinvolgere in prima persona nel farlo i giovani e gli studenti. Bisogna offrire loro risorse, strumenti e nuove opportunità. Per cominciare si dovrebbe fare in modo che tutti potessero iscriversi all'Università, E se non potessero farlo basterebbe ritornare al 'Presalario'!!!
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