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Serve uno zaino di competenze sulle tecnologie
Intervista con Patrizia Morgante: "Per dire chi siamo non è più sufficiente mostrare il nostro documento d’identità, perché siamo una presenza, che lo vogliamo o no, anche digitale. Il nostro vivere lascia tracce di dati nel cyberspazio che, i motori di ricerca e i loro algoritmi, assemblano e danno loro un senso. La domanda è: sentiamo che la nostra identità esistenziale corrisponde con l’identità digitale che ci viene restituita da google? Se non è così essere presenti in rete in modo consapevole ci permette di dire che chi siamo, senza che altri lo facciano al nostro posto o inferiscano informazioni per mancanza di dati."
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La tecnologia non ha aumentato la nostra comprensione di ciò che significa amare l'altro
Una intervista di SoloTablet con Timothy Radcliffe OP: "La nuova tecnologia è potenzialmente meravigliosa nei suoi effetti. La uso costantemente. Ma è necessario che sia accompagnata da altre forme di attenzione per il mondo, quali il cinema, la letteratura, la poesia. Queste cose 'rinfrescano' la nostra comprensione della complessità del mondo e possono riscattarci dalla realtà semplicistica di un tweet e di uno slogan. Pensiamo al Presidente Trump! "
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Where we find meaning in our lives cannot derive from technology
SoloTablet interview with Timothy Radcliffe OP: "The new technology is potentially wonderful in its effects. I use it constantly. But it need so be complemented by other forms of attention to the world, such as films, novels and poetry. These freshen our sense of the complexity of the world, and can redeem us from the simplistic world of tweets and slogans. Think of President Trump! "
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Serve il contatto, guardare il volto dell’altro, la relazione con persone in carne e ossa
Intervista di SoloTablet al teologo Fabio Cittadini: "Sì, sta cambiando l’interazione tra gli uomini, stanno cambiando i rapporti umani. Siamo Facebook dipendenti, per cui la realtà è letta attraverso la ristretta lente del “mi piace”. Questo implica che la realtà non è giudicata più per la sua complessità. Si va verso un giudizio semplificato, ridotto al minimo, appunto “mi piace”
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Comunicare è relazione
La tecnologia può annebbiare e trasformarci in zombie, non vedenti e ciechi di fronte alle meraviglie che la vita offre. Può renderci ignari della nostra potenzialità di creatori e co-creatori di realtà, ma può anche risvegliarci proprio perché l’informazione che viaggia sulla nuova tecnologia fino a cinquant’anni rimaneva sotterranea allo strato comunicativo sul quale i media diffondevano quello che doveva essere il sapere comune. Cercare una qualsiasi informazione di vario genere ai tempi era certamente più arduo di ora. Adesso ci basta la barra di ricerca di google per entrare in un universo informativo pressoché senza confini.
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La tecnologia non ha nessun effetto se noi non lo permettiamo
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Genitori Tecnovigili in vacanza
Tecnovigili sono genitori e adulti consapevoli dell'inutilità dei metodi autoritari nell'educazione dei loro figli e del ruolo che la tecnologia ha nella vita e nello sviluppo personale dei ragazzi Tecnorapidi. Sono adulti interessati ad accrescere conoscenza tecnologica e consapevolezza cognitiva per relazionarsi meglio ai ragazzi assumendo nuove responsabilità. Tecnovigili possono essere tutti i genitori in vacanza con i loro figli.
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Cyberbullismo e media sociali: dipendenze, senso di inadeguatezza stress e ansietà
Molte indagini giornalistiche e scientifiche sembrano avere individuato in applicazioni sociali come Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat un potenziale problema reale per ragazzi tra i 14 e i 25 anni di età e per la loro salute mentale. Gli effetti derivanti dall'uso di queste applicazioni, in particolare di Instagram, sono un aumento di sentimenti negativi legati al senso di frustrazione e di inadeguatezza e all'ansia che ne deriva.
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E se fossero gli smartphone a rendere tristi i ragazzi della iGeneration?
La domanda sembra capziosa ma le risposte possono provocare reazioni contradditorie. A dare una risposta positiva è stata recentemente la psicologa americana Jean Twenge con il suo libro iGen. Un testo che ha sollevato numerose critiche, forse per la radicalità con cui viene sostenuta una tesi, da molti contestata.
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La filosofia deve assumersi la responsabilità di far riflettere sulla tecnologia
In un tempo come il nostro, infatti, diventa a mio avviso sempre più urgente un avvicinamento delle “masse” alle modalità di approccio filosofico al “reale”, incoraggiandone in tal senso una più profonda e compiuta interpretazione. In altre parole, il valore critico positivo della filosofia dovrebbe contagiare anche le persone che non sono filosofe di professione, ma che, come ogni essere umano, sono filosofe per natura.
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