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Perdersi per avere perduto lo smartphone!

Perdersi per avere perduto lo smartphone!

08 Marzo 2016 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Ci si può perdere in mille modi diversi. Si può perdere il controllo e la propria vita, si perde se stessi per non perdere il partner, ci si perde per mancanza di autostima o per depressione, si perde se stessi per eccessiva concentrazione e stress da lavoro, ci si perde per trovare il piacere di ritrovarsi, si rinuncia all’immagine di sé per perdere peso, si perde se stessi quando si perde il lavoro. Ci si può perdere anche stando bene come quando, al cinema, a teatro, al concerto o in viaggio, si abbandona il mondo reale per quello immaginario, esperienziale, sognante e utopico. Ma cosa succede quando ci si sente persi per avere perduto il proprio smartphone?

Perdersi traumaticamente

La perdita di se stessi è un’esperienza più o meno traumatica che può interessare tutti. Ogni esperienza di depressione nasce da una perdita. Può essere quella di una persona cara o di una relazione affettiva importante, quella di un sogno o di un progetto ma anche di se stessi. I sentimenti di tristezza, irritabilità, angoscia e senso di vuoto che ne derivano sono sempre collegati alla difficoltà a riconoscersi, a ritrovarsi e a immedesimarsi con quello che si è o con quello che si sta vivendo.

Fonte: vehicleofwisdom.com

Perdersi per libera scelta e divertimento

Perdere se stessi può anche essere una scelta, libera e finalizzata a far emergere la propria reale e più profonda essenza e unicità come persona. Un modo per scoprire e accettare talenti e abilità, passioni così come punti di debolezza e fallimenti. Perdersi per ritrovarsi è sempre un’esperienza interiore, in parte spirituale, fondata sulla capacità di guardarsi dentro, di farlo rilassati e con lentezza, rimanendo sempre autentici e lontani dalle numerose maschere con cui si recitano molte vite reali e soprattutto virtuali (i profili del muro delle facce). Perdersi in questo modo è un po’ come perdersi su un sentiero di montagna e scoprire che il percorso intrapreso è un’opportunità  e un modo di evitare percorsi suggeriti (le segnalazioni del CAI) o percorsi (le tracce e le impronte) da altri.

Un altro modo di perdersi è andare in una sala cinematografica con schermo panoramico e 3/4D per immergersi nei panorami artici di Revenant o in quelli freddi e rossastri dell’ultimo film di Tarantino The Hateful Eight. E’ un’esperienza che ha anche un nome, escapismo, inteso come svago con lo scopo di estraniarsi, anche in modalità creativa, dalla dura realtà o da realtà dalle quali si vuole evadere e fuggire. E’ un’esperienza sempre più diffusa a causa dell’aumento di situazioni e ambienti di lavoro alienanti o precari e per la numerosità di strumenti disponibili per praticarla come il cinema, la televisione, i videogiochi, Internet ma anche droga, pornografia e altre tipologie di fuga dalla realtà.

Perdersi per sempre

Tra queste fughe può essere inserita quella intrapresa da due giovani romani che a inizio marzo 2016 hanno deciso di sperimentare, sotto l’effetto di alcol e cocaina, cosa volesse dire uccidere una persona. Un’esperienza bestiale nella forma e negli effetti ma molto umana nella sua assoluta malvagità e gratuità. Un fuga senza senso, destinazione o mete e per di più  immotivata in cui i due protagonisti hanno perso la loro identità e ora anche la loro libertà. A perdersi di più in questo gioco è stata la vittima che ci ha rimesso se stesso e la vita.


Luca Varani che ha perso la vita!

Perdersi per molto meno

Oggigiorno molti si perdono per molto meno, ad esempio dopo avere smarrito il proprio smartphone o dopo averlo visto volatilizzarsi in mano a un mariuolo o abile borseggiatore. Un evento non frequente ma che può capitare, per colpe e responsabilità individuali o perché oggetto di atti criminali di altri. Un evento che trasporta persone sempre connesse dall’essere sempre attive online (always on) al ritrovarsi da sole, isolate dal mondo e incapaci di comunicare solo per non essere più connesse.

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Con lo smartphone sempre acceso, connesso e attivo tutti possono praticare forme innovative di escapismo nei mondi digitali di Internet e negli spazi virtuali dei social network, dei videogiochi e delle Realtà Virtuali online. Senza lo smartphone alcuni sperimentano la perdita dello strumento ma soprattutto la perdita di se stessi come conseguenza del ritorno alla realtà, della impossibilità di fughe escapiste, della mancanza delle distrazioni alla portata di un click o di un touch. E’ un’esperienza che si può vivere anche in un cinematografo, a teatro o nella sala di un concerto quando si è obbligati a spegnere o silenziare il dispositivo mobile posseduto, ma è un’esperienza dalla durata limitata e di cui si conosce la fine. La perdita di se stessi in questo caso è momentanea e non traumatica, genera stress e distrazione ma sempre sotto controllo. Al limite se l’angoscia aumenta si può abbandonare la sala o interrompere la visione.

Shock da perdita di uno smartphone

La perdita fisica del dispositivo al contrario genera spesso uno shock con stress persistente che causa sofferenza, perdita di senso e di orientamento. Ci si sente persi e infelici, destabilizzati e in difficoltà a cercare, trovare e usare strumenti alternativi e non tecnologici. La preoccupazione dovrebbe derivare dalla quasi certezza di non poterlo ritrovare (50/50) e dalla certezza assoluta che qualcuno ha tentato di accedere a dati privati e personali. Ci si lascia invece trascinare nell’infelicità come quando si è in depressione e uguali sono anche le reazioni che questa perdita scatena: gesti compulsivi, perdita di controllo delle emozioni, difficoltà a concentrarsi su qualcos’altro (il chiodo fisso rimane lo smartphone perduto, almeno fino a quando se ne è elaborata la perdita), stress e ansia e colpevolizzazione di se stessi (scarsa autostima…).

Reazioni di questo tipo possono sembrare esagerate per persone ‘normali’ che usano il loro dispositivo come semplice strumento, o almeno pensano di farlo. Persone che tengono lo smartphone in tasca invece di averlo sempre a contatto di palmo di mano, che non fanno la coda per ogni nuovo modello di iPhone o Galaxy, che non controllano ogni secondo le immagini Instagram, i messaggi WhatsApp o gli aggiornamenti di stato sul muro delle facce, che non continuano a fotografare o auto-riprendersi con selfie vari o a filmare ogni evento che passa davanti ai loro occhi, anche quelli che eventi non sono perché quelli veri sono fuori dalla portata del grandangolo della fotocamera.

Provare per credere

Queste persone, normali lo sono fino alla perdita del loro smartphone.

Qualora l’evento dovesse accadere la loro esperienza diventa simile a quella di coloro che lo smartphone lo vivono in modo molto più impegnativo.

Tutti sperimentano la sensazione di essere persi e le emozioni che ne derivano. Passano dal negare a se stessi che un evento simile possa essere accaduto, all’arrabbiarsi perché è successo. La rabbia, anche momentanea, è con se stessi, non è superficiale e si manifesta anche in forme violente.

Se non si riesce a recuperare il controllo di se stessi e a elaborare il lutto della perdita il rischio è di vivere momenti di reale depressione, non propriamente clinici ma generatori di sofferenza reale. Nella fase depressiva ci si sente colpevoli, si perde fiducia in se stessi e si esagerano le conseguenze della perdita di contatti e di accesso alle risorse della Rete.

Elaborazione del lutto e ritrovamento di se stessi (lo smartphone ormai è perso!)

La liberazione arriva quando si accetta il lutto, lo si elabora razionalmente ma soprattutto emotivamente, lo si condivide con qualcuno, magari con un commesso di un punto vendita presso il quale si sta acquistando un nuovo smartphone, e finalmente ci si ricollega online.

A questo punto, dalla perdita di se stessi per assenza ci si può perdere di nuovo per escapismo e felicità di fuggire lontano, anche dall’esperienza più recente, quella del furto, della rottura o della perdita dello smartphone precedente a quello ora usato.

...fino alla perdita prossima ventura

Il tutto fino al prossimo evento che “nella sua forma minima e più pura, scioccante e fuori posto, che compare all’improvviso e interrompe il flusso consueto delle cose” (Slavoj Zuzek) ci farà sperimentare una nuova perdita…e speriamo che sia solo quella di un iPhone o di un Galaxy.

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