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Pensieri critici e fuori dal coro sulla tecnologia
Sviluppare una riflessione critica sul ruolo che la tecnologia sta avendo nella vita individuale di ognuno non è semplice. Il rischio è di essere etichettati immediatamente tra gli apocalittici e i tecnocritici, tra coloro che guardano al passato e rigettano innovazione e cambiamento o come novelli tecno-luddisti. Se la grande narrazione tecnologica è fatta da tecno-entusiasti impegnati nella celebrazione della nuova religione Tecno, adottare una posizione scettica, agnostica o neutrale è già di per sé motivo di accusa e di segregazione. Ai tecno-entusiasti e tecno-dipendenti sfugge l’urgenza di una riflessione critica e la validità di una parola contraria.
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Il silenzio perduto dell'era digitale
Il rumore non è più solo un'esperienza di chi vive in città. Il rumore è ovunque e pervasivo, segue chiunque e non abbandona nessuno. Tutti vivono il rumore di fondo della tecnologia perché tutti sono ormai connessi e coinvolti. E' un rumore mentale e del desiderio, continuamente alimentato dai social network, che impedisce il silenzio, in particolare quello interiore. L'assalto al silenzio è coltivato con cura e meticolosità ma anche reso possibile dalla nostra scarsa resistenza e opposizione.
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Il potere degli algoritmi: è tempo di ribellarsi?
La proliferazione di algoritmi, la loro forza e prepotenza crescenti sono espressione della velocità di fuga della tecnologia ma anche della sua follia. Stiamo vivendo una nuova fase di evoluzione del capitalismo, dominato dai tempi e dagli automatismi della tecnologia, e all'inizio di una nuova epoca caratterizzata da nuove forme di schiavitù (servitù). Non è solo la schiavitù delle pubblicità online o degli algoritmi della trasparenza radicale di Facebook ma quella che si sta determinando nei posti di lavoro e nella società.
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La realtà non esiste o forse è diventata oscura
Il proliferare di false notizie, di cinguettii senza legami con la realtà fattuale, di notizie inventate, di teorie dei complotti e la viralità che accompagna tutti questi fenomeni sta agendo con effetti dirompenti su tutti gli ambiti di vita: personale e sociale, privato e pubblico, culturale e politico. Se ne parla molto e in modo trasversale perché gli effetti prodotti dalle nuove tecnologie e dall’uso che ne viene fatto, soprattutto in politica (Brexit, Trump, Salvini, Bolsonaro, ecc.), stanno evidenziando rischi e pericoli reali che rendono urgente una riflessine critica, non più rinviabile nel tempo.
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Gli stupidi non vanno mai in vacanza
La crisi di governo agostana è la testimonianza che gli stupidi non vanno mai in vacanza. Soprattutto quelli che, pur causando danni a terzi, non sono neppure in grado di realizzare un vantaggio per sé stessi o finiscono per fare harakiri. Salvini docet! Viviamo alla fine dei tempi, circondati da masse di stupidi e di cretini intelligenti, sempre attivi e perseveranti nel dimostrare la loro stupidità. Inutile opporsi, meglio interrogarsi se e quanto si faccia parte e si sia complici, più o meno consapevoli, della stupidità dilagante.
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Il software è ormai parte di tutti noi
Si dice da tempo che il software si stia mangiando il mondo, forse se lo è già divorato. Nel farlo ha eliminato la distinzione tra mondo fattuale e mondo virtuale trasformando la realtà in realtà digitale. Una realtà che ci ha avvolto come una pellicola di plastica trasparente ma resistente e nella quale nuotiamo come tanti pesci in un acquario. Un ‘acquario mondo’ digitale simile a una placenta calda e accogliente, nella quale molti, quasi tutti, sembrano volere rimanere acquattati.
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Italia(ni) viv(a)i raccontandosi storie!
Il buon senso vorrebbe che tutti si dotassero di strumenti critici utili per ascoltare e vedere meglio la realtà delle cose, la loro complessità e interdipendenza, e anche per pensare fuori dai binari del pensiero corrente. La pratica più diffusa è al contrario fondata sulla passiva accettazione del senso comune, una tendenza alimentata dalla paura di essere esclusi, dalla difficoltà effettiva a stare fuori dal coro o di esserne espulsi. Per sentirsi vivi non rimane che raccontarsi storie, felicitarie, consolatorie, furbesche, illusorie, indulgenti verso sé stessi, costruite ad arte per essere accettati e sempre all’interno della narrazione emergente. Ne deriva una schizofrenia crescente, una solitudine diffusa, una infelicità reale e una rabbia crescente. Tante emozioni in ebollizione alla ricerca costante di vie d’uscita per eruzioni liberatorie e libertarie prossime venture.
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Quello che la tecnologia ci dice
Siamo immersi in un mondo tecnologico che ci obbliga a cercare di capire cosa stia succedendo, nella vita privata individuale così come in quella professionale, aziendale e sociale. La tecnologia evidenzia il caos presente e le emergenze in atto. Ci racconta anche molto di ciò che siamo diventati, di come lo siamo diventati e di quanto sia diventato difficile comprendere le numerose rivoluzioni in atto. Grazie alla tecnologia pensiamo di possedere il mondo, di essere diventati più informati e sapienti ma in realtà siamo sempre più dei semplici robottini che agiscono, interpretano e pensano, condizionati dai sistemi tecnologici che frequentiamo. E ciò che è forse più grave è l’impossibilità di evadere da una realtà della quale non possiamo più fare a meno.
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👩‍🚒️👩‍🚒️ Il grande sonno
Il tempo a disposizione è usato da molti per attività creative, ludiche, lavorative, genitoriali, casalinghe.
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🐞🐞 Adamo, Eva e paradisi terrestri digitali
Che vita avremmo fatto se Eva non avesse dato ascolto al serpente e Adamo avesse rifiutato la mela? Cosa si sarebbero perso i nostri progenitori se non avessero scoperto di essere nudi? Nel paradiso terrestre tutto era perfettamente organizzato, adeguato, positivo, protetto da ogni negatività e male. Perché abbandonarlo? Perché lasciarsi tentare? Nel farlo hanno dato origine al gioco dell’esistenza, al cammino della coscienza e all’espressione creativa della dissidenza. In una parola hanno cominciato ad esistere.
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