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IRA
ira [latino īra]. – Sentimento per lo più improvviso e violento, che, provocato dal comportamento di persone o da fatti, circostanze, avvenimenti, tende a sfogarsi con parole concitate, talvolta con offese, con atti di rabbia e di risentimento, con una punizione eccessiva o con la vendetta, contro chi, volontariamente o involontariamente, lo ha provocato.
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VULNERABILITA'
vulnerabilità [derivato di vulnerabile] – L’essere vulnerabile, la condizione di ciò che è vulnerabile.
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PRESENZA [2]
preṡènza (preṡènzia) [dal latino praesentia, da praesens -entis «presente»]. Il fatto di essere presente in un determinato luogo, o di intervenire, di assistere a qualche cosa.
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CORPO
còrpo [latino cŏrpus «corpo, complesso, organismo»]. Termine generico con cui si indica qualsiasi porzione limitata di materia. La struttura fisica dell’uomo e degli animali. Con più preciso riferimento all’uomo, è in genere considerato, soprattutto in concezioni e dottrine religiose, l’elemento corruttibile, e come tale contrapposto all’anima e allo spirito. Parte principale, sostanziale di una cosa, o la parte di mezzo, la parte più grossa. Insieme di cose simili che formano un tutto omogeneo, un gruppo. Raccolta delle opere di un autore o di opere connesse per materia. Complesso di persone che formano un organismo ben determinato in sé.
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TECNOAMANTI
Neologismo creato da Carlo Mazzucchelli per provare a definire un profilo di persone coinvolte in relazioni sentimentali e amorose nell'era tecnologica e digitale attuale.
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PRECARIO
precàrio [dal lat. precarius, «ottenuto con preghiere, concesso per grazia», derivato di prex precis «preghiera»]. Incerto, non sicuro, soggetto a subire, da un momento all’altro, un cambiamento, un peggioramento. Che o chi ha un rapporto di lavoro temporaneo senza garanzie di stabilità o continuità, legato a un contratto a termine. "La parola precario viene dal latino "prex", preghiera. Precarium vuole dire dunque ottenuto con preghiere, per volontà e concessione di altri, per grazia. E di ciò i precari della scuola ne sanno qualcosa..." - Silvana La Porta
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PERFEZIONISMO
perfezionismo s. m. [der. di perfezione]. – 1. In psichiatria, tendenza nevrotica (generalmente di tipo ossessivo) che impedisce sovente all’individuo di attuare cose relativamente semplici perché il suo narcisismo e la sua autocritica, unitamente a uno scarso senso della realtà, spostano costantemente tale attuazione verso obiettivi ideali irraggiungibili. 2. Con sign. più generico, aspirazione a raggiungere, nel proprio lavoro o nella propria attività, una perfezione ideale non facilmente attuabile: il suo p. è esasperante; la direttrice ci ossessiona con un p. d’altri tempi.
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CULTURA [1]
Cultura rinvia alla forma di un participio futuro, come natura, creatura, ventura; la stessa parola latina futurus è participio futuro del verbo esse (così come presente è un participio presente – da præesse, essere di fronte – e passato è un participio passato – da passare). La matrice che genera la parola cultura è un verbo latino, còlere, che significa innanzitutto coltivare, anche nel senso figurato di avere cura, trattare con attenzione o con riguardo, quindi onorare; per estensione, perché la coltivazione implica la stanzialità, significa anche abitare. Da tutto questo prendono vita parole comuni e diffuse come: agricoltura, culto, colonia e colono, inquilino... oltre a coltivare, e cultura.
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CONOSCERE [1]
Conoscere deriva dal latino cognòscere, composto dal prefisso cum – che indica unione (come il greco syn e l’italiano con) e, spesso, con valore intensivo enfatizza il significato della parola successiva – e da gnòscere – derivato da una radice solidamente attestata tra le lingue indoeuropee espressa anche nel greco nous, che vuole dire mente, intelletto: conoscere è apprendere con l’intelletto.
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INDIVIDUO [1]
Individuo vuole semplicemente dire non diviso; come atomo (greco á-tomos, non diviso), quando l’atomo si considerava unità della materia, elemento primo e non ulteriormente divisibile.
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