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🍒🍒 L’ENTROPIA NELLA TESTA E FUORI

🍒🍒 L’ENTROPIA NELLA TESTA E FUORI

19 Settembre 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Più che liquidi i tempi sono diventati solidi nella loro cruda realtà fattuale seppure mediati tecnologicamente e trasformati digitalmente. La realtà è cruda per le crisi che si susseguono, per gli scenari futuri densi di nubi (pioveranno uccelli direbbe la scrittrice canadese Jocelyne Saucier) e per i problemi del presente declinabili in fenomeni ed eventi che raccontano l’entropia (il livello di incertezza, di disordine o criticità) del sistema mondo in questo inizio del terzo millennio. Problemi non semplici da affrontare perché non alla portata di un singolo individuo ma dal carattere sociale, (geo)politico, economico, culturale, antropologico e psichico.

Problemi come la fine della globalizzazione, il cambiamento climatico accelerato, la siccità e la scarsità, gli incendi, la guerra, il rancore e il risentimento, le disuguaglianze crescenti, la crisi delle democrazie e del pensiero occidentali, la crisi del lavoro (precarizzazione e salari, macchine e robot, intelligenze artificiali, ecc.), la fatica digitale, l’infodemia che distrugge la Verità sostituendola con opinioni e falsità,  la sparizione del desiderio, anche sessuale, la percezione di essere testimoni di un cambiamento epocale in corso che si porta appresso il mutamento di molti paradigmi, con effetti concreti sulla vita, sullo stare bene e sulla felicità di ognuno.

🍒I TEMPI SONO TECNOLOGICI MA CONTINGENTI

In tutto questo, mentre l’entropia aumenta, compresa quella psichica, per affrontare la catastrofe prossima ventura e la ricorsività delle crisi che la anticipano, bisogna porsi delle domande rilevanti, dopo averle ben selezionate, cambiare modo di pensare e gli strumenti per farlo, riflettere seriamente sulla vita nella sua imprevedibilità, nella sua incertezza e contingenza (f)attuale. Fare questo può essere utile per il futuro e al tempo stesso per rivedere/ripensare il passato e la successione di cause ed effetti non lineari che ha generato.  Un passato che sta dentro tempi diacronici e circolari, che retroagisce con il presente e si presta quindi ad essere reinterpretato, corretto e cambiato (se lo si facesse oggi forse si potrebbe capire cosa fare per riportare la pace in Europa).

La contingenza a cui faccio qui riferimento è quella del filosofo cinese (di Hong Kong) Yuk Hui declinata in imprevedibilità della natura (il riferimento va alla crisi climatica ma non solo) e insufficienza dei mezzi tecnologici con i quali pensiamo di misurarla, controllarla e correggerla. Una insufficienza che suggerisce di rinunciare ad affidarsi alla razionalità umana che oggi celebra le magnifiche sorti e progressive della tecnica per riuscire a comprendere la natura, anche nella sua componente tecnica. Una natura che contiene in sé la catastrofe (pensate alla tecnologia nucleare e alla guerra in corso) e l’impossibilità di prevederne gli sviluppi futuri (pensate alle intelligenze artificiali e alla loro pretesa di dare forma ai cyborg umani prossimi venturi, pensate ai cambiamenti climatici e alle guerre future).

🍒SERVE UNA NUOVA MENTALITA’

Se uno guarda con spirito critico alla grande stupidità emergente dalla comunicazione mediale dei nostri tempi e che coinvolge moltitudini, non può non interrogarsi sull’urgenza che ne deriva. L’urgenza nasce dalla percezione di una inadeguatezza nel comprendere che un mondo è finito e ne sta emergendo uno nuovo. Il mondo attuale fondato sull’accelerazione e sulla pervasività tecnologica, sulle merci e sui consumi, sul mercato e le sue leggi declinate in senso iperliberista, sulla prestazione/performtività (andare oltre i limiti) e sulla computabilità (la forza dell’algoritmo), sta mostrando tutta la sua inadeguatezza nel fornire risposte esistenziali (e non solo) a un genere umano, in particolare bianco e occidentale, spaventato, dominato dall’ansia, dalla insicurezza e dall’incertezza.

Inadeguata è anche la nostra mente, incapace di abbandonare la visione antropocentrica del mondo, in balia di una entropia della coscienza. Una coscienza che sembra regredire alla sua fase adolescenziale, nella quale molte connessioni e funzioni cerebrali sono primitive, immature, prive di “capacità critiche”, di funzioni metacognitive adeguate, auto-consapevolezza e senso della realtà. La regressione si nota nella fuga di molti, nella loro scelta di chiamarsi fuori, di delegare ai nuovi potentati tecnocratici del momento, di ritirarsi, astenersi (pensate alle elezioni del 25 settembre, al disgusto, alla rabbia e alla paura che alimentano l’astensionismo), rinchiudersi (hikikomori e altri fenomeni), isolarsi e tacere. Un modo per rinunciare a dare un contributo fattivo per cambiare le cose dando un senso nuovo alla propria esistenza, al proprio essere consumatore, elettore, social networker, lavoratore, cittadino, ecc.

🍒ALLA DISTANZA SAREMO TUTTI MORTI

Chi riflette, chi si pone domande oggi si sente in trappola, è portato al pessimismo e alle (pre)visioni apocalittiche del futuro perché non riesce a trovare una soluzione possibile alle molteplici criticità, agli eventi e alle numerose accidentalità del momento. E si lascia per questo andare al pensiero che tanto alla fine saremo tutti morti!

La soluzione però sta proprio nel riflettere e continuare a porsi delle domande, nell’ampliare le proprie conoscenze, nell’agire all’interno dei molteplici sistemi complessi (umani e tecnologici) abitati per contribuire all’emergere di nuove tendenze, per “salvarli” dall’entropia, accettandone la interrelazione tra tutti i loro componenti, la loro capacità autopietica e di auto-organizzazione, il loro continuo adattamento (aggiustamento). Tenendo sempre presente che oggi questi sistemi non sono solo umani ma anche tecnologici, che non abbracciano solo il genere umano ma anche quello animale e vegetale.

Punto di partenza su cui riflettere è il fatto che le cose possono comunque andare diversamente da come vanno, che l’algoritmo sarà pure perfetto ma i suoi effetti possono essere imprevedibili, che la tecnica di un orologio non ha nulla di che spartire con la moderna tecnologia. La tecnologia odierna non è più una semplice macchina, un banale automatismo, ma è ambiente, ecosistema, apparato, sistema organico dalle capacità auto-organizzative, una placenta mondo artificiale che ci accoglie e di cui facciamo parte.

«Solo l’economia contributiva potrebbe superare l’antropocene e consentire all’uomo di lasciarsi alle spalle i processi entropici che rischiano di distruggere la vita» - Bernard Stiegler.

🍒LA SCOMMESSA FUTURA

Per superare i numerosi shock a cui siamo esposti e cercare di ridurre l’entropia (trasformazione da uno stato fisico ad un altro grazie ad uno scambio) dobbiamo innanzitutto accettare il nostro essere “particelle”, entità sempre interrelate (non interpassive come siamo diventati oggi secondo Slavoj Zizek) ad altre e che quando le une subiscono una modificazione, anche le altre ne sono interessate.

In attesa che per ognuno di noi l’entropia massima raggiunga il suo equilibrio statico, la morte, possiamo sempre fare qualcosa, metterci in movimento, interagire con altri sistemi e con l’ambiente, in modo da mantenere attivo il metabolismo vitale. Una parola, metabolismo, che racconta come la vita sia in fondo semplice e continuo cambiamento in cerca di qualche equilibrio stabile e duraturo. Anche quando le trasformazioni in atto vanno verso direzioni irreversibili (la cosiddetta freccia del tempo). La mente umana però può viaggiare nel tempo, proiettarsi verso scenari futuri pur osservando gli eventi passati, e mantenendosi ancorata al presente. Il pensiero è reversibile, genera idee e inventa soluzioni, apprende e trasforma la realtà.

Se è così, allora la domanda è cosa bisogna fare per costruire scenari meno critici e apocalittici di quelli attuali, come fare a correggere un mondo che vede aumentare il rischio, le emergenze continue, il disordine, lo squilibrio e lo sfruttamento. Un modo è, come ha scritto Bernard Stiegler nei suoi libri, pensare controcorrente rispetto a una società automatizzata che continua a ripetersi impedendo il cambiamento perché troppo ligia ai suoi automatismi e alle sue forme disciplinari. Poi bisogna partecipare evitando comportamenti gregari e pappagalleschi e ribellandosi al tentativo di trasformare l’essere umano in entità prevedibile e calcolabile, in una parola senza qualità e singolarità. È utile riflettere sugli effetti della digitalizzazione sull’ambiente e della tecnologia sugli squilibri generati dall’Antropocene (sparizione della biodiversità e della noodiversità, dipendenze, effetti tossici sulla biosfera, aumento dell’entropia biologica, infodemica, ecc.) e provare a pensare che la prima cosa da fare è prendersi cura, impegnarsi per dare un contributo, anche educativo alle prossime generazioni. Bisogna anche riflettere sul fatto che il termine entropia potrebbe essere meglio compreso declinandolo in antropia (un pensiero di Bernard Stiegler) inteso come l’insieme di effetti causati dall’Antropocene, dall’uomo all’ecosistema mondo. Gli effetti si evidenziano nel consumo di risorse non inesauribili, nel surplus informativo che non si traduce in senso e conoscenza, nel diffondersi di malattie e disordini psichici.

Insomma qualcosa possiamo ancora fare!

 

Bibliografia:

  1. Yuk Hui, Pensare la contingenza e Cosmotecnica, Castelvecchi e Edizioni Nero
  2. Bernard Stiegler, La società automatica e La miseria simbolica, Meltemi
  3. Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, Supersocietà, Il Mulino

 

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