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GUARDA IN ALTO, OLTRE LO SCHERMO! 🍒🍒

GUARDA IN ALTO, OLTRE LO SCHERMO! 🍒🍒

03 Gennaio 2022 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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Don’t Look Up è il titolo di un film, ora anche su Netflix, che sta facendo parlare di sé perché ha come tema la catastrofe del pianeta Terra in un futuro già qui. La trama è distopica ma fatta per piacere a tutti, mette in scena il Grande Fratello nel quale è precipitata l’umanità intera, facendo percepire che la distopia raccontata non è futura ma qui e ora, già presente. Un Big Now che si sta trasformando in un nuovo Big Bang!

Più che un film ecologista il film racconta la confusione mentale, psichica, comunicazionale, mediale, etica e politica causata da una realtà fatta di un surplus consumerizzato di informazioni, di menzogne e falsità che edulcorano la realtà negandola, da un linguaggio diventato semplice chiacchiera, strumento potente per veicolare qualsiasi cosa, anche non vera. La confusione è determinata da false, scarse o pretese conoscenze, da false notizie e verità alternative, dentro storytelling e sceneggiature già scritti da altri, conplottismi vari, denunciati o cavalcati dai media, sempre usati dalla politica e dentro realtà virtuali vissute come reali.

Più del film mi hanno colpito le recensioni. Molte quelle che si sono soffermate sulla struttura del racconto cinematografico, sulla scelta narrativa del regista e sulle sue abilità, sul suo ambientalismo reale o meno, sui suoi obiettivi più o meno politici (“film intricato, Armageddon di sinistra, cinico e insopportabilmente arrogante “) e sui risultati ottenuti (“sarebbe potuto essere un film molto divertente se solo fosse stato girato con un po' di rispetto per la nostra intelligenza e con la voglia di fare satira pungente anziché superficiale nichilismo, didascalismo irritante”). Molte anche quelle che hanno visto nel film una critica ambientalista. Molte quelle che, secondo me, non hanno voluto cogliere il messaggio di fondo.

Per me il vero messaggio del film è il richiamo a guardare con occhi diversi, attenti, non superficiali ma profondi, con razionalità ed emotività alla realtà e a cosa ci sta succedendo, alla stupidità diffusa, al linguaggio che pratichiamo, a come si è ridotta la politica, alle emergenti tendenze antiscientifiche in forma di teorie complottiste, alla tanta disinformazione circolante e in particolare alla misinformazione da noi stessi auto-alimentata.

Guardando il film con la testa volta (non connessa) al presente della realtà attuale è facile cogliere numerosi riferimenti alle molteplici distorsioni della realtà delle quali siamo in molti casi complici volontari, capire meglio quanto oggi siano manipolate le informazioni (altro che trasparenti!), quanto siano rese conformistiche e omologate le narrazioni, mai sufficienti le conoscenze (Che faccio? Leggo La Verità o leggo Nature, Cell Biology o Neuroscience? Mi si nota di più se continua a cinguettare o se mi taccio?), sempre disattesa e non compresa la complessità del Mondo, così come la complessità della scienza, del pensiero, della letteratura (chi legge oggi Proust, Joyce, Melville o David Foster Wallace?), ecc. Nel film c’è poi il tema della rappresentanza negata, della politica piegata agli interessi delle multinazionali tecnologiche dominanti (fantastica nel film la rappresentazione di Zuckerberg), l’impossibilità di qualsiasi rivoluzione tanto è resa confusa e incomprensibile la realtà raccontata dai media e dai social network, tutti centrati sull’infotainment e sull’evitare che le persone pensino, esercitino il loro pensiero critico o reagiscano.

Il film sembra suggerire DON’T LOOK UP perché là in alto non c’è nessuno, dove il lassù non è il cielo da cui sta arrivando la cometa assassina ma i poteri dominanti, le autorità, i media, la politica e le istituzioni. Tutti assorbiti nella grande Chiesa tecnologica che al paradiso ha sostituito spazi felicitari e positivi in forma di apparati, piattaforme e applicazioni.

Ma se è così, allora il primo passo da compiere non è rivolgere gli occhi al cielo, ma staccarli dagli schermi a cui li abbiamo incollati e che i nostri sguardi non sono più in grado di frantumare. Cosa da farsi perché ormai gli schermi sono gli strumenti attraverso i quali incontriamo e interpretiamo il mondo, noi stessi e gli altri. Hanno operato una rivoluzione percettiva e cognitiva di cui noi non siamo solo cavie ma assistenti. Non sono più semplici protesi, sono amebe, un nome perfetto per i metaversi immersivi e distopici in arrivo.

Oggi più che mai bisogna alzare lo sguardo (LOOK UP), distoglierlo dagli schermi (LOOK AWAY) per guardare altrove, spingerlo verso il futuro immaginandolo (LOOK FORWARD), guardarsi dentro (LOOK INSIDE), prestare attenzione agli altri (LOOK AT, LOOK FOR), evitando di guardarli dall’alto in basso (LOOK DOWN), farsi guardare negli occhi (LOOK AT ME), lasciarsi guardare, occuparsi degli altri (LOOK OVER) e imparare a guardare attraverso (LOOK THROUGH).

Tanti modi di guardare riassumibili nella capacità di andare Oltre, Altrove @OLTREPASSARE!

 

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