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Riflessioni su Anima e iPad di Maurizio Ferraris (4)

Riflessioni su Anima e iPad di Maurizio Ferraris (4)

20 Agosto 2012 Mario Anton Orefice
Mario Anton Orefice
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"Il tablet esterno, l'iPad, è dunque la protesi della tabula interna, ed è la più recente di tutte quelle altre protesi - archivi, documenti, promemoria, libri, appunti - con cui l'umanità ha cercato di rimediare alla finitezza della memoria e soprattutto della vita. Perché fintanto che qualche memoria rimane da qualche parte, fosse pure solo in un iPad, ecco che resta un po' di anima, mentre se la memoria se ne va si ha un bell'essere vivi, anche l'anima se ne è andata, ed è per questo che l'Alzheimer ci fa tanta paura." - Maurizio Ferraris


Il quarto capitolo di
Anima e iPad di Maurizio Ferraris avrebbe potuto intitolarsi Nulla di sociale esiste al di fuori del testo invece di .doc (sociologia).

Che differenza c’è tra immaginare di sposarsi e sposarsi davvero, tra immaginare di vincere alla lotteria ed essere il possessore del biglietto fortunato, tra immaginare di avere molto soldi e possederli realmente?

Semplice, tra la mia testa e la realtà c’è sempre un testo, un documento, una registrazione:


“(...) La via da seguire è dunque un’altra - scrive Ferraris - e cioè il realismo. Che nella fattispecie significa riconoscere come non sia vero che nulla esiste fuori del testo (come affermava Derrida ndr), perché sfortunatamente le maree di petrolio o gli tsunami non esistono solo sui giornali. Ma significa anche, e soprattutto, riconoscere che non è nemmeno vero che nulla di sociale esiste fuori dalla testa (come sostiene Searle, almeno a livello di enunciazioni di principio, confondendo gli oggetti mentali con gli oggetti sociali), dal momento che il denaro che ha in tasca continuerebbe a valere anche se lui si dimenticasse che cosa vuol dire “denaro”.

Il punto è piuttosto che, come ho sottolineato più volte, nulla di sociale esiste al di fuori del testo, ossia di quel reticolo di iscrizioni (conti, archivi, borse, listini, giornali, siti web, telefonini) che invadono la nostra vita. Sono infatti le iscrizioni che, d’accordo con la regola Oggetto=Atto Iscritto, costruiscono la realtà sociale (...)”.

Affermazione stimolante che però suscita alcune obiezioni. Una la formula lo stesso Autore: “Le società senza scrittura sarebbero delle società senza società”. E chiarisce cosa egli intenda per scrittura: ”Di sicuro sarebbe sbagliato sostenere che la scrittura inizia con la scrittura alfabetica giacché in un certo senso gli ideogrammi sono la quint’essenza della scrittura, una scrittura potentissima (si pensi alla efficacia trans-linguistica dei numeri) che può fare a meno della nostra voce”. Ferraris procede quindi  chiamando in causa il concetto di archiscrittura, cioè qualsiasi iscrizione , registrazione, traccia. L’archiscrittura è sia esterne a noi, ma anche interna alla nostra anima-tabula, alla nostra mente intesa come table of memory. Insomma, conclude Ferraris “Tanto la società quanto la coscienza dipendono da iscrizioni.”.

Rimangono alcune domande: se faccio una promessa segreta ad un amico, questa promessa è un oggetto sociale? Sì risponderebbe Ferraris perché iscritta nell’anima. Ma allora lo è anche la promessa che faccio a me stesso; non si rischia così di equiparare gli oggetti mentali a quelli sociali? E ancora un dubbio: quando visito un cimitero e trovo una croce senza nome dovrei pensarla come un’archiscrittura. È in base a quella archiscrittura che quella vita sconosciuta e senza nome è esistita in un certo tempo da qualche parte? E per i miliardi di vite di cui si sono persi gli archivi o le archiscritture, e per i testi di cui si sono persi i testi come ci dobbiamo regolare?

Mario Anton Orefice   @AntonOrefice
3482526490      www.studiodiscrittura.it

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