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Tecnologia e centralità del ruolo educativo dei genitori

Tecnologia e centralità del ruolo educativo dei genitori

21 Novembre 2018 Psicologia e Tecnologia
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Sta a Noi adulti, genitori e non, creare un contesto tecnologico sicuro, fatto di regole, Contenimento, limiti, vicinanza, Contatto e Condivisione, accompagnando il bambino per mano, Portandolo, e non solo nel senso figurato del termine, a complessificare e ampliare tutti I Funzionamenti di Fondo, facendogli esperire tutte le modalità possibili, tutti i colori della gamma di quel “ventaglio” di possibilità del suo Sé.

La tecnologia ha cambiato comportamenti e abitudini, modi di pensare, di relazionarsi agli altri e a sé stessi, il modo con cui classifichiamo la realtà di cui facciamo esperienza. L'identità del proprio Sé non è un regalo del nostro codice genetico, neppure una destinazione finale. È un viaggio continuo, fatto di impegno e duro lavoro individuale. È un processo che inizia dall'infanzia e dura nel tempo, impegnando funzioni cognitive, emotive, relazionali e processi biologici profondi. Dall’esito di questo viaggio discenderà la capacità del cucciolo umano di soddisfare nella vita, in modo indipendente, i suoi bisogni di fondo, ovvero salute e benessere. In stretta simbiosi con dispositivi, giochi e applicazioni, i bambini di oggi crescono in ambienti ibridati tecnologicamente che incidono sullo sviluppo del Sé, sul loro ambiente e sulle loro relazioni con genitori e adulti. 

Su questi temi SoloTablet ha deciso di sentire cosa ne pensano gli psicologi funzionali. 

In questo articolo proponiamo l’intervista che  Carlo Mazzucchelli  e Alessandro Bianchi, hanno condotto con Alessia Scardino, libera professionista a Milano, con uno studio privato presso il Centro Multiprofessionale Parole in Movimento


 

Buongiorno, può raccontarci qualcosa di lei, della sua attività attuale, del suo interesse per le nuove tecnologie e per una riflessione sull’era tecnologica che viviamo?

Buon giorno, e lieta di poter essere ospite presso il Vostro Portale!

Sono la Dott.ssa Alessia Scardino Psicologa e Specializzanda in Psicoterapia Funzionale, Modello teorico che, tra i diversi esistenti, più rispecchia la mia idea di visione olistica, complessa e integrata della Persona.

Lavoro come libera professionista a Milano, nel mio studio privato presso il Centro Multiprofessionale Parole in Movimento. La scelta di rilasciare un’intervista su un tema così centrale e di rilievo ai giorni nostri, come quello della Tecnologia è per me opportunità di offrire un punto di vista in merito a un argomento che ritengo permei nel profondo e nel concreto la quotidianità di ognuno di noi, nessuno escluso.

Se penso alla Tecnologia infatti, faccio fatica a considerarla un mero argomento astratto di cui discutere all’interno dei vari contesti di vita, piuttosto lo definirei un preponderante Contesto in cui, e dal quale, siamo tutti, in maniera più o meno consapevole, più o meno volutamente, inseriti e assorbiti.

Quello della Tecnologia è un argomento affascinante perché Complesso, e come tale ritengo sia doveroso mantenere una visione epistemologica aperta, come ci insegna il grande filosofo della Complessità, Edgar Morin (Morin E., La Sfida della Complessità, 1985). 

Ritiene che nello sviluppo del Sé le tecnologie attuali giochino un ruolo significativo? Se ritiene di sì quali sono secondo lei, in ottica funzionale, i rischi e i pericoli che ne derivano? Quali sono le opportunità e in che modo si potrebbe trarne benefici e vantaggi nell’espressione della genitorialità? 

Facendo riferimento al Modello Ecologico di Bronfenbrenner, che intende l’ambiente di sviluppo del bambino come una serie di cerchi concentrici, legati tra loro da relazioni (Bronfebrenner, 1979), credo che la Tecnologia , in quest’ epoca, sia la linea trasversale che si muova tra tutti i Sistemi di vita della Persona, dal Micro al Macrosistema. Discutere di Tecnologia vuol dire quindi oggi parlare di nuovi ambienti in cui la Persona si trova a vivere, nuove relazioni, nuovi processi di crescita e sviluppo, in tutti i piani del Sé, dal cognitivo all’emotivo, dal fisiologico al posturale e motorio.

Ancor prima di nascere, il cucciolo dell’uomo si trova già “coinvolto” tecnologicamente, a sua insaputa, basti pensare alla capacità di risoluzione delle immagini che le nuove apparecchiature mediche riescono a fornire, al momento dell’ecografia, durante il periodo di gestazione delle future mamme, e all’emozionante attesa dei genitori nel guardare le prime foto del feto, la sorpresa di vedere i piccoli movimenti all’interno dell’utero materno, la meravigliosa scoperta delle prime Esperienze di Contatto e di Movimento del cucciolo dell’uomo, sin dalla vita intrauterina, tutte cose che non avremmo potuto conoscere se non grazie alle nuove scoperte tecnologiche.

L’esempio riportato precedentemente è una possibilità importante e positiva che l’ utilizzo delle nuove tecnologie porta nelle nostre vite. Ma pensiamo, per assurdo, se la stessa coppia genitoriale, ignorante in merito all’utilizzo dello strumento ecografico, venisse lasciata sola, nella stanza della visita ginecologica, congedata da un medico che gli dica di “fare da sé” per poi uscire fuori dall’ambulatorio: i futuri genitori si troverebbero soli davanti al macchinario, con la curiosità di conoscere le sembianze del bimbo tanto atteso dentro la pancia e l’impazienza di vederlo sullo schermo, schiacciando magari tasti a casaccio.

Nella migliore delle ipotesi, non sapendo usare lo strumento, qualora non lo mandassero in tilt, potremmo ipotizzare che riescano a ottenere delle immagini, forse però ai loro occhi incomprensibili, e si sentirebbero spaesati e vivrebbero con disorientamento e paura questa esperienza. Per fortuna, questa situazione paradossale, nella realtà non si presenta, o meglio me lo auguro, e i genitori sono guidati, passo dopo passo, momento dopo momento, dal medico che spiega tutti i dettagli, di quello che si andrà a fare, di quello che vedranno, spiegando ogni foto, ogni parte del corpo del piccolo “Vedete questo è il piedino” “Oh guardi vedete si sta succhiando il pollice”, facendo percorrere ai futuri genitori un’esperienza positiva, piena.

L’esperienza del mondo Tecnologico di per sé non è quindi positiva o negativa per lo sviluppo del Se del cucciolo dell’uomo, ma come tutte le esperienze che il bambino attraversa nella sua crescita, può essere vissuta più o meno pienamente, interamente, positivamente, a patto che sia mediata dalla presenza, vicinanza, dalla guida e dal contatto con un adulto, rispetto al momento di sviluppo del bambino, alle sue capacità attuali, alla Configurazione del Sé del bambino in quel preciso momento di crescita. Il ruolo e la responsabilità dei genitori in tal senso, risulta quindi fondamentale. 

 

Quali ritiene siano i Funzionamenti di fondo messi maggiormente a rischio dalla pervasività tecnologica che ha cambiato i contesti familiari e ambientali, nei quali il bambino si trova oggi a fare esperienza di Sé? 

Partendo dalla consapevolezza che il bambino nasce con un Sé integrato, e che però sia necessario  abbia la possibilità di percorrere quelle che, in un’ottica Funzionale, sono chiamate Esperienze di Base, nel corso della sua crescita e sviluppo, in modo ripetutamente pieno e positivo, affinché quelle stesse esperienze possano divenire Capacità nella vita, sono diversi i Funzionamenti di Fondo che rischiano di non potersi complessificare in maniera armoniosa e integrata, nel bambino che vive contesti Tecnologici che definirei “de-responsabilizzati” da parte del genitore, o in generale, dell’adulto (fino in senso più ampio della Società) che ha invece il dovere di mediare responsabilmente queste esperienze.

Pensiamo al momento dell’allattamento per esempio: il neonato è Tenuto tra le braccia della mamma, e può Lasciare tutta la sua muscolatura sul corpo della mamma che lo sorregge. Il suo respiro è profondo, calmo, la sua pelle si impregna di Sensazioni piacevoli, di calore, Protezione. Un momento di Contatto profondo, in cui il Nutrimento che passa da mamma a bambino è qualcosa in più del semplice latte materno, è Amore, Condivisione,Tenerezza, Benessere. Ma se invece di “dedicarsi” questo momento col proprio bambino in maniera piena, la mamma fosse invece ogni giorno intenta col cellulare tra le mani, a leggere magari messaggi di lavoro, o scrivendo nel promemoria tutte le mille cose da fare durante il corso della giornata, perdendo il contatto occhi negli occhi con il piccolo, e magari arrabbiandosi o distraendosi per i mille messaggi da leggere, agitandosi e respirando di conseguenza, questo inficerebbe la pienezza dell’esperienza, sia per la mamma che per il bambino.

Pensiamo adesso ad un bambino più grande, che ha chiesto ai genitori il Videogioco che tanto desiderava: seduto al tavolo, o a terra o sul divano, finalmente è arrivato per lui il momento tanto atteso, per dedicarsi a un gioco che aspettava, ma lo sa bene, può dedicare a questo momento solo un lasso di tempo precedentemente stabilito con i genitori, dopo di che dovrà spegnere il tablet e dedicarsi ad altre attività, magari una passeggiata al parco, dove correre e saltare con gli amici, sperimentando Condivisione e Vitalità. Ma se invece questo “lasso di tempo” non venisse stabilito a priori dai genitori, e lo stesso bambino fosse lasciato ogni giorno da solo, per un lungo periodo davanti al Videogioco, bombardato da stimoli veloci, in cui dover impiegare tutte le sue capacità di attenzione per un lungo periodo di tempo, il suo Controllo salirebbe, la sua attenzione sarebbe tutta dedicata a superare il livello del gioco, i suoi movimenti fini delle dita delle mani nel premere i tasti del tablet, sarebbero quelli maggiormente esperiti, a discapito di movimenti più ampi, e questi stessi stimoli del video gioco andrebbero ad attivare in maniera continua e per un lungo periodo, a livello fisiologico, il sistema simpatico del bambino, con livelli di tensione e arousal sopra le righe, influendo anche sul respiro del piccolo.

Benché abbia citato i Funzionamenti di Fondo che maggiormente emergono dagli esempi riportati, credo che tutti i Funzionamenti del bambino siano coinvolti e influenzati dalle Nuove Tecnologie in cui siamo immersi. Sta a Noi adulti, genitori e non, creare un contesto tecnologico sicuro, fatto di regole, Contenimento, limiti, vicinanza, Contatto e Condivisione, accompagnando il bambino per mano, Portandolo, e non solo nel senso figurato del termine, a complessificare e ampliare tutti I Funzionamenti di Fondo, facendogli esperire tutte le modalità possibili, tutti i colori della gamma di quel “ventaglio” di possibilità del suo Sé. 

Nello specifico dei social, su quali Funzionamenti di fondo è più importante focalizzare 'attenzione per attività di prevenzione e salutogenesi? 

Il mondo dei Social è oggi uno degli spazi maggiormente frequentati da ognuno di noi, adulti e giovanissimi. Una finestra che ci dà la possibilità di affacciarci al mondo scardinando i limiti di distanza e partecipazione tra le persone. Con semplici passaggi abbiamo la possibilità di condividere in tale rete esperienze fatte, fotografie, post, pensieri, conoscenze. Anche rispetto ai Social, come Facebook, Instagram, Twitter e via discorrendo, è tutto il nostro Sé ad essere coinvolto, a tutti i livelli, in tutta la sua configurazione.

Credo che sia necessario intervenire con attività di prevenzione e saluto genesi su quei Funzionamenti di Fondo maggiormente implicati nell’utilizzo che in questi social si fa.

L’Essere Considerati ad esempio, nelle sfumature di Essere Visti e Ascoltati. Ogni giorno scorriamo fotografie di persone che condividono la loro immagine, un video di una loro esperienza vissuta. Se legati ad alterazioni sulla capacità di Mostrarsi o legati a un bisogno non soddisfatto di Essere Considerati, Visti, Valorizzati nel modo giusto, spesso il contenuto di tali video vede protagonisti ragazzini intenti nello sfidare la morte, mettendo a repentaglio la propria vita nello sfuggire alla traiettoria di un treno in corsa sui binari di una stazione ferroviaria.

Tali contenuti sono poi spesso legati a temi violenti, pubblicati al solo fine di richiamare l’attenzione del pubblico, spesso destando indignazione da parte degli altri utenti, e spesso creando un effetto a cascata di commenti intrisi di altrettanta violenza. Basti pensare alle vicissitudini sociali, di ragazzini a scuola intenti nel filmare e poi rendere pubblica la scena di un loro pari aggredito verbalmente o fisicamente, o anche in altri casi ai commenti dei così detti Haters per qualsivoglia post condiviso che di per sé non richiamerebbe alla violenza. La prevenzione dovrebbe quindi anche dedicare uno spazio importante a quel Funzionamento di base che è l’Aggressività, laddove di per sé, in Psicologia Funzionale, tale termine, nel suo significato di “Ad-gredior” (“Avvicinarsi”, “Andare verso”) non è inteso nella sua accezione negativa, lo diventa quando tale movimento è finalizzato alla violenza verso l’Altro. 

 

Nella sua attività professionale quanto spesso ti occupi del tema (Mai, talvolta, molto, ecc.) Quando lo fai qual è la specificità (clinica, prevenzione, salutogenesi, divulgazione, ecc.) del suo intervento? 

Da libera professionista, non ho ancora iniziato a occuparmi del tema in maniera specificatamente dedicata all’argomento, ma ho in progetto di dedicare uno spazio, all’interno della mia professione, in un’ottica preventiva, soprattutto attraverso Workshop e Incontri che possano essere un momento di Informazione  per i Genitori su tale tematica e spunto di riflessione sulla loro grande responsabilità nel ruolo attivo di mediatori tra i figli e il contesto delle nuove tecnologie nella loro vita.

Inoltre ho in progetto di organizzare dei laboratori nei quali genitori e figli, insieme, possano esperire con tutto il loro Sé, cognitivo, emotivo, fisiologico, motorio/posturale, il significato dei Funzionamenti di Fondo in relazione a tale tematica nelle attività proposte. 

Quanto spesso le capita di imbattersi in disturbi correlati all’uso della tecnologia in età evolutiva? Se le è capitato ci può raccontare dei casi di studio o delle esperienze fatte? Che tipo di disturbi ha prevalentemente incontrato? 

Non mi è ancora capitato, nella mia esperienza professionale di imbattermi in disturbi prettamente correlati all’uso della tecnologia in età evolutiva.

Nel mio lavoro però, mi sono spesso trovata di fronte a situazioni in cui, in un quadro più ampio, la capacità di Sentire, di Contatto, di Controllo e Condivisione,del bambino e del genitore, fossero influenzate anche se in maniera modesta, da un utilizzo inadeguato della stessa. 

Come giudica il ruolo educativo dei genitori sul tema? Può rispondere indicando semplicemente una sua valutazione quantitativa (scarso, sufficiente, buono, ecc.) o raccontando la sua esperienza sul campo.

Giudico il ruolo educativo dei genitori sul tema, centrale, come più volte sopra citato. Credo che i genitori, e gli adulti di riferimento debbano essere una Guida per i bambini, accompagnandoli  in tutte le Esperienze di Base che i cuccioli dell’uomo attraversano. Come quando la mamma e/o il papà, attraversando la strada, tengono per mano il proprio figlio piccolo, non ancora pronto a leggere e comprendere che al semaforo, con il simbolo del pedone in rosso bisogna fermarsi, per lasciar passare le macchine, e viceversa con l’omino acceso in verde, allo stesso modo i bambini hanno il diritto e la necessità di Essere Portati dall’adulto, a seconda del momento di sviluppo di ciascuno e quindi della propria Organizzazione del Sé, nelle esperienze a contatto con le Nuove Tecnologie. 

Come valuta le istituzioni educative e cosa dovrebbero fare che non fanno? Che tipo di conoscenze potrebbero essere utili a una maggiore e migliore comprensione del fenomeno tecnologia e delle sue rivoluzioni? 

La Scuola e altri contesti educativi, al di fuori di quello familiare, oggi mi sembra dedichino ampio spazio nel discutere l’argomento sulle potenzialità e i rischi delle Nuove Tecnologie. Da Psicologa Funzionale, però credo che molto spesso siano progetti e iniziative che vogliano promuovere la consapevolezza e “l’alfabetizzazione” alla Tecnologia, solo sul versante cognitivo/emotivo.

Credo sia necessario, assumendo una visione integrata della Persona, e seguendo un approccio olistico nel guardare la complessità di ciascuno, dedicare tempo e spazio anche ad attività che possano coinvolgere i bambini nella loro interezza, tenendo conto anche di livelli più fisiologici e motori, oltre che cognitivi ed emotivi, in un’ottica quindi in cui si possano proporre attività e giochi, dove il bambino possa vivere con tutto il proprio Sé psicocorporeo tali esperienze. 

 

Sarebbe interessata a fare rete con altri professionisti sul ruolo della tecnologia nello sviluppo del Sé del bambino e sul suo benessere psico-biologico? Se sì quali attività ha già svolto in questo ambito? Ritiene che la Psicologia Funzionale possa offrire un valore aggiunto rispetto ad altri approcci, ad esempio per attivitàdi prevenzione e salutogenesi? Cosa ritiene di poter offrire in base alle sue competenze ed esperienze specifiche? 

Certamente, sono assolutamente aperta alla partecipazione e collaborazione con altri Professionisti in tal senso, anche perché credo che un tema di tale portata, non possa prescindere da un lavoro multidisciplinare e in rete.

Lavorare con altri Esperti del settore sarebbe sicuramente un modo per ampliare le mie conoscenze sull’argomento, conoscere nuovi e diversi modus operandi, in un’ottica inclusiva di et et.  Il modello Funzionale, a proposito di quanto sopra detto, può certamente apportare una visione e un’ operatività, nei percorsi educativi, di prevenzione, divulgazione e clinici, e non solo per l’epistemologia su cui si fonda, e la solidità del Modello Teorico, ma ancor di più per le  Modalità di intervento che da tutto ciò scaturisce.

Essendo giunti a conclusione dell’intervista, mi permetto una digressione scherzosa, rispondendo che, avendo abbracciato il Modello Funzionale, questo è già un buon contributo professionale che potrei apportare. 

Grazie al Portale per avermi concesso la possibilità di esporre una visione Professionale e Personale sull’argomento!

 


 

*Tutte le immagini sono scatti fotografici di Carlo Mazzucchlli in viaggio a Barcellona e alle Isole Lofoten in Norvegia 

 

 

 

 

 

 

 

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