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Giovani disoccupati, nichilisti, senza futuro, in coda per un iPhone 6!

Giovani disoccupati, nichilisti, senza futuro, in coda per un iPhone 6!

01 Ottobre 2014 Carlo Mazzucchelli
Carlo Mazzucchelli
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L'indagine Istat più recente certifica una disoccupazione giovanile al 44,2%. Il dato testimonia il dramma che stanno vivendo le nuove generazioni per la mancanza di lavoro e di opportunità e l'opacità che caratterizza gli scenari nei quali si trovano a vivere e a respirare. Gli adulti guardano preoccupati e si interrogano sul fenomeno e sulla mancanza di reazioni. Per ridurre il senso di disagio molti di loro finiscono per offrire soluzioni di tipo consumistico. Una spiegazione possibile alle lunghe code di ragazzi per l'iPhone 6.

 

Di crisi si parla da molto tempo e ne parleremo ancora a lungo, ma la crisi non è percepita allo stesso modo da tutti.

In passato ci siamo confrontati con affermazioni che la negavano richiamando l'attenzione ai ristoranti sempre pieni e alle file ai caselli delle autostrade per il fine settimana fuori porta. La stessa affermazione potrebbe essere fatta oggi osservando le lunghe code che, nel giorno dell'arrivo dell'iPhone 6 nei punti vendita italiani, si sono formate davanti ai negozi che hanno messo in vendita i nuovi smartphone di Apple (Generazione Y, spendaccioni, ottimisti e senza lavoro! Perfetti.....).

Molti di noi sanno oggi che entrambe le affermazioni sono false, che la crisi è reale, profonda e lunga, che sta mordendo ferocemente i ceti popolari così come i ceti medi e che sta colpendo duramente le famiglie, gli adulti, i pensionati ma in modo particolare i giovani. Non a caso!

Le nuove generazioni sono quelle che più di altre si ritrovano sole e  impotenti, senza la cultura che servirebbe, senza strumenti e capacità per affrontare un futuro sempre più privato di prospettive e caratterizzato al contrario da elevata precarietà, scarsità di reddito e nuove paure.

 

 

Vivere questa condizione non è requisito sufficiente per diventarne coscienti.

Le file per l'acquisto di un dispositivo costoso come l'iPhone sembrano anzi dimostrare il potere anestetizzante delle merci e la schizofrenia manifesta nella ricerca di uno scopo, trasferito dalla vita al marchio di un prodotto. Come se possedere un iPhone 6 o un iPhone 6 Plus ancora più costoso, aiutasse a trovare risposte durature all'angoscia che accompagna molti giovani per la mancanza di lavoro, di opportunità, di prospettive e di futuro.

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I giovani non sono tutti uguali. Ci sono quelli benestanti che si sono messi in fila per sostituire un iPhone 5 dell'anno scorso con un iPhone 6, ci sono quelli che hanno trattato e ricevuto da genitori, zii e nonni i soldi sufficienti per mantenere uno stile di vita e una visibilità legata ad una marca e ai suoi marchi, ci sono quelli che in fila non ci sono perchè hanno scelto da tempo prodotti meno costosi o perchè sono tecnoesclusi per mancanza di soldi. Infine ci sono quelli che a Roma hanno lanciato dei gavettoni di farina sui loro coetanei in coda davanti all'Apple store  con l'obiettivo di risvegliarli e suggerire loro una riflessione utile alla acquisizione di nuova consapevolezza e maggiore coscienza. Giovani di destra (ma non erano quelli di sinistra un tempo a chiamare all'impegno, al pensiero critico e al prendere coscienza?) che reagiscono al vuoto culturale e sociale di oggi cercando di produrre o recuperare valori su cui fondare nuova cultura e azione politica (anzi Politica con la P maiuscola).

I gavettoni dei giovani dei circoli della destra romana dovrebbero essere lanciati metaforicamente su tutti, giovani e adulti, immersi in una crisi di senso, prima ancora che economica e  sociale. I giovani vivono il disagio causato dall'assenza di strumenti a cui ricorrere per affrontare la crisi e di figure o valori a cui attaccarsi.

Gli adulti respirano il disagio dei giovani e il clima decadente e nichilista  in cui sono immersi con loro ma non sono capaci di reagire, di fornire delle sintesi, di passare dalla semplice informazione alla condivisione di conoscenze, di senso e di  esperienze, di riflettere sugli errori fatti come ducatori e di porvi rimedio non cedendo al pensiero , anch'esso nichilistico, che ormai è troppo tardi.

 

 

Mentre la nuova classe politica emergente, più giovane e forse più sensibile alle problematiche giovanili, sta cercando nuove strade da percorrere e soluzioni più adeguate ad affrontare il problema del precariato e del lavoro giovanile, i giovani sono chiamati ad essere protagonisti uscendo dal torpore o dalla paura in cui sembrano essere precipitati. Diventare protagonisti non significa necessariamente aprire una startup (meglio comunque di una partita IVA) o diventare imprenditori di sè stessi. Significa dotarsi di nuova conoscenza per riflettere su sè stessi e sulla crisi, per vincere l'incertezza paralizzante e ricercare soluzioni concrete utili ad affrontare un viaggio verso il futuro, nomade e senza meta predefinita ma ricco perchè alternativa all'immobilismo e capace di offrire opportunità e dare forma ad un nuovo destino (destinazione).

Il viaggio dei giovani non avviene nel vuoto e in solitudine ma dovrebbe essere fatto in autonomia e piena libertà perchè deve portare lontano dai valori e territori umani 'danneggiati' e inariditi attuali e condurre alla esplorazione di nuovi spazi, ibridi, confusi, paralleli e in continuo mutamento. Gli adulti hanno da parte loro la grande responsabilità di correre ai ripari e porre rimedio ai danni causati dalla loro educazione mancata e da una autorità e responsabilità espresse attraverso regali tecnologici e offerte di divertimento invece di essere praticata in modo da generare cultura, dare risposte di senso, affascinare e creare interesse e curiosità, fornire sintesi di pensiero intelligente e strumenti di riflessione critica sulla realtà.

Il giovane tecnodotato o tecnodopato del 2014 sa (perepisce più fortemente di prima) che possedere gli ultimi ritrovati tecnologici non è più sufficiente così come non lo è praticare stili di vita legati al consumo e al puro divertimento. I nuovi prodotti tecnologici non servono neppure ad eliminare la noia e la sensazione di vuoto che può coglierlo. Paura, incertezza, timore, disagio, insicurezza, precarietà, mancanza di senso e di scopo sono tutte sensazioni che richiedono approcci diversi, non cosumistici ma 'sostanziali'. Come ha scritto Umberto Galimberti "...il rimedio sta altrove, nel riconoscimento di quello che ciascuno di noi è, della propria capacità e arte di vivere".

Gli adulti devono sperare che i giovani si rimettano in cammino, trovino una loro strada, riescano a superare il vuoto emotivo e culturale che li ha incatenati e tornino a 'strategizzare' il loro futuro.

Se nel fare questo i giovani dovranno 'uccidere' i loro padri e sostituire i loro valori con valori nuovi, sarà pur sempre una soluzione migliore dello spaesamento e dell'immobilismo che finora li ha caratterizzati.

Il futuro non è prevedibile ma non è necessariamente fatto di lunghe file di fronte ad un Apple Store!


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